Cannabis terapeutica, in Italia ne serve molta si più

Il consumo annuale di cannabis terapeutica in Italia si aggira intorno ai 700/800 chili all’anno. Quest’anno l’Istituto farmaceutico militare di Firenze – l’unico autorizzato a farlo nel nostro Paese- ne produrrà circa 150 chili che dovrebbero gradualmente aumentare fino a 300 grazie ad alcuni finanziamenti governativi. Ma gli obiettivi sono altri. Lo sanno i malati che devono lottare (anche) per trovare i loro farmaci a disposizione, lo sanno i farmacisti e i medici, lo sanno anche gli agricoltori. Non è un’utopia pensare che sia possibile produrne molta di più in Italia, dove le conoscenze e le condizioni climatiche sarebbero eccellenti e non importarne più dall’estero – quest’anno si prevedono importazioni di cannabis dall’Olanda per circa 4,2 milioni di euro-.

Il caso Toscana

La Toscana è stata la prima Regione, nel 2012, a prevedere l’uso dei cannabinoidi per scopi terapeutici e a completo carico del servizio sanitario regionale. Si tratta di farmaci usati (normalmente in forma di polvere o di decotto) per il trattamento di dolori cronici e neuropatici, ma anche per pazienti malati di cancro, Sla, sclerosi multipla, fibromialgia e sindrome di Tourette.

L’utilizzo di farmaci a base di cannabis è in continua espansione e aumentano le prescrizioni mediche, anche per gli effetti positivi riscontrati sui pazienti. A carico della Regione nel 2017 sono stati curati con cannabinoidi 1.285 pazienti, con una spesa complessiva di 314mila euro circa.

“E’ sciocco comprare all’estero. – ha detto il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi-. Al Farmaceutico ci sono spazi per arrivare a coprire l’intero fabbisogno, con una cannabis terapeutica di qualità maggiore. Ogni Regione potrebbe fare un investimento pari al suo fabbisogno, aiutando questo Istituto a svilupparsi” e si dice disponibile a finanziare una serra. Per il governatore è il momento, anche sull’esempio della legalizzazione in Canada, di chiedere più investimenti al ministro della salute Giulia Grillo, che ha visitato l’Istituto nei mesi scorsi, ma che sappiamo essere fortemente condizionata dall’alleato di governo.

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