Pochi anni per salvare il pianeta (e le nostre vite). Ma fanno tutti finta di niente

La minaccia posta all’umanità dai cambiamenti climatici “non è mai stata più grave” e deve spingere la comunità internazionale “a fare molto di più”. Si è aperta con questa drammatica presa di posizione di Patricia Espinosa, Segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), la ventiquattresima sessione della Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici a Katowice in Polonia. Obiettivo dichiarato del summit la necessità dare attuazione all’Accordo di Parigi del 2015, in cui per la prima volta i rappresentanti di quasi tutta la comunità internazionale si sono impegnati ad intraprendere azioni concrete per limitare l’aumento delle temperatura a 1,5 gradi entro la fine del secolo.

In particolare si lavora a un pacchetto di decisioni articolato su tre pilastri: definizione delle linee guida per rendere operativo l’Accordo di Parigi entro il 2020; impegno dei governi ad aumentare entro il 2020 gli attuali obiettivi di riduzione della CO2 e adeguato sostegno finanziario ai paesi più poveri e vulnerabili per far fronte ai loro impegni di riduzione delle emissioni e poter adattarsi ai mutamenti climatici in corso.

A a soli tre anni di distanza da quell’accordo, che venne accolto come un successo da gran parte della comunità internazionale, il mondo sta però andando nella direzione esattamente opposta.

Nel 2017 infatti, per la prima volta dopo tre anni, la concentrazione media di anidride carbonica a livello globale ha raggiunto un nuovo record (405,5 parti per milione nel 2017 mentre nel 2015 il livello medio di concentrazione nell’atmosfera era pari a 400,1 parti per milione) e il picco è stato già superato nei primi nove mesi del 2018. Questo dato è stata confermato anche dal rapporto speciale sul cambiamento climatico dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organismo delle Nazioni Unite che studia il surriscaldamento globale), in cui si prevede che, se non si invertirà la tendenza, la soglia stabilita a Parigi sarà raggiunta fra il 2030 e il 2052, portando ad una situazione non più recuperabile.

A trainare la crescita delle emissioni nel 2018 è il consumo di combustibili fossili, in particolare negli USA e in Cina, responsabili insieme del 40% delle emissioni globali, e nei paesi emergenti. Secondo Faith Birol, direttore esecutivo dell’agenzia internazionale dell’energia (IEA), l’ aumento crescente della CO2 “è il risultato dell’economia mondiale che spinge il consumo di carbone, petrolio e gas”. Ma la notizia peggiore è che “i miglioramenti nell’efficienza energetica e la crescita del settore delle rinnovabili non sono finora sufficienti per invertire questo trend”.

Di fronte a questa situazione sarà sempre più difficile poter contenere l’ aumento medio della temperatura globale, che in alcune regioni, come ad esempio l’ arco alpino, ha già superato la soglia stabilita a Parigi. Come rilevato dall’ Organizzazione mondiale della sanità, se non si farà nulla per invertire la tendenza, entro i prossimo 20 anni non sarà più possibile limitare le conseguenze dei cambiamenti climatici, che già oggi causano effetti devastanti in tutto il mondo. Ondate di calore, fenomeni meteorologici estremi, dissesto idrogeologico, alterazione del ciclo dell’acqua, scioglimento dei ghiacci, innalzamento del livello del mare, migrazioni di massa e effetti negativi sulla salute sono le principali conseguenze dei cambiamenti climatici, già oggi ben visibili. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità nei prossimi vent’anni i cambiamenti climatici causeranno circa 250mila decessi all’anno a causa di malnutrizione, malaria e ondate di calore mentre si registreranno 7 milioni di decessi prematuri all’anno dovuti all’inquinamento atmosferico.

Appare dunque giustificato il drammatico appello della Espinoza a fare di più. Come sottolineato nel report speciale dal IPCC, è infatti necessario intervenire da subito per promuovere da qui al 2050 una trasformazione “senza precedenti” nella storia umana, in particolare nel settore della produzione di energia. Una rivoluzione, insomma, che almeno per adesso non sarà guidata ne dalla Cina ne dagli Stati Uniti. In particolare gli USA del presidente Trump si sono ritirati dall’accordo di Parigi ratificato appena 2 anni prima. Trump ha infatti dichiarato di non voler proseguire nell’attuazione degli impegni di riduzione delle emissioni”, “e soprattutto” di non voler più contribuire al Fondo verde per il clima “che costa agli Usa una fortuna”. Una decisione fortemente criticata  dai paesi europei e dall’ex presidente americano Obama, ma che potrebbe spingere altri paesi a seguire la stessa strada.

One Comment

  1. Francesco

    Purtroppo ai cambiamenti climatici i governi rispondono picche per un semplice motivo: interessi! L’energia che costa meno produrre è quella che inquina di più! E di energia ne avremo sempre più bisogno!! Se no i PIL come fanno a crescere?!? Produrre di più vendere di più consumare di più BUTTARE di più! Questo è ciò che veramente interessa! Purtroppo l’inquinamento non va nella stessa direzione…

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