La ‘cannabis light’ danneggia il mercato nero? Sembra proprio di sì

Le tesi dei proibizionisti sono sempre le stesse, da decenni: se legalizzassimo la cannabis la criminalità non ne risentirebbe e il consumo aumenterebbe. Non importa che i dati dei Paesi in cui è stata inserita la regolamentazione smentiscano queste affermazioni. Nel nostro piccolo possiamo assistere alla conferma di queste tesi anche nel nostro Paese.

La cannabis light in Italia

Come sappiamo in Italia l’uso ricreativo della cannabis non è consentito ma con la legge 242 del 2016 ci sono stati dei piccoli passi in avanti e nelle nostre città sono fioriti i negozi di cannabis light. In questi esercizi commerciali si possono trovare delle sostanze legali che hanno livelli di Thc (che ha effetti psicotropi) molto bassi, inferiori allo 0,6% e livelli di Cbd (che ha effetti rilassanti) variabili. Da quando sono entrati sul mercato c’è stata un qualche effetto sui mercati illegali di droghe?

Se lo sono chiesti Vincenzo Carrieri e Francesco Principe, del dipartimenti di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Salerno, e il collega Leonardo Madio, dell’Università di York. I ricercatori hanno incrociato i dati forniti dalla polizia sui sequestri di derivati illegali della cannabis su base provinciale con quelli sulla presenza di grow shop e negozi che vendono cannabis light a partire dal dicembre 2016, quando è entrata in vigore la legge che ha consentito la vendita di infiorescenze, al marzo 2018.

Lo studio

I dati sono stati ponderati sulla base di fattori come la presenza di porti, dove avvengono i sequestri più ingenti, e condizioni ambientali che favoriscono la coltivazione di cannabis e quindi l’approvvigionamento, a partire dalla presenza di corsi d’acqua. I numeri che contano sono soprattutto quelli raccolti a partire dal maggio 2017, quando era diventato disponibile il primo raccolto successivo a quella che lo studio definisce “liberalizzazione involontaria” e la vendita si era allargata dai negozi specializzati ai tabaccai e alle erboristerie, rendendo il mercato più omogeneo.

“L’Italia è un caso di studio interessante per via della presenza di una forte criminalità organizzata” che trae la maggior parte dei suoi guadagni dalla vendita di stupefacenti – sottolinea lo studio – un mercato dove marijuana e hashish contano per il 91,4% del totale delle sostanze smerciate, per un giro d’affari pari a 3,5 miliardi. Ancor più interessante, aggiungono i ricercatori, è che la cannabis light è un “sostituto imperfetto” della cannabis psicoattiva ma, nondimeno, è riuscito a diminuire il giro d’affari dello spaccio in un Paese che ha tra i consumi più elevati d’Europa (il 19% dei giovani adulti, ovvero le persone tra i 18 e i 34 anni, contro una media Ue del 13,9%).

“Abbiamo scoperto che la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione tra l’11% e il 12% dei sequestri di marijuana illegale per ogni punto vendita presente in ogni provincia e a una riduzione dell’8% della disponibilità di hashish”, si legge nello studio, “i calcoli su tutte e 106 le province prese in esame suggeriscono che i ricavi perduti dalle organizzazioni criminali ammontino a circa 200 milioni di euro all’anno” in una forchetta stimata tra i 159 e i 273 milioni. Si calcola inoltre che a ogni negozio che vende cannabis light corrisponda un calo dei sequestri di cannabis illegale pari a 6,5 chili all’anno. 

I ricercatori sottolineano che il vero impatto potrebbe essere molto più vasto, dal momento che la marijuana sequestrata rappresenta solo una parte minoritaria di quella disponibile sul mercato e che la cannabis light è un “sostituto piuttosto imperfetto della marijuana disponibile sul mercato illegale”, avendo una percentuale di Thc minima e, quindi, “effetti ricreativi molto più bassi”. Nondimeno “le stime indicano che anche una forma lieve di liberalizzazione può soddisfare lo scopo di ridurre la quantità di marijuana spacciata e i relativi ricavi delle organizzazioni criminali”.

Esiste quindi un inatteso “effetto di sostituzione” nella domanda tra cannabis light e cannabis da strada, il cui contenuto di Thc è aumentato negli ultimi anni, con una media del 10,8% e picchi del 22%. Ciò lascia intendere che ci sono consumatori che preferiscono il prodotto legale proprio in virtù degli effetti più blandi. Questo, affermano i ricercatori, “suggerirebbe alla politica un approccio misto alla legalizzazione, che da una parte dirotti i consumi illegali verso quelli legali, danneggiando il mercato nero, e dall’altra riduca le esternalità negative associate con l’uso e l’abuso di queste sostanze”. Hai sentito Matteo Salvini?

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