Ieri e oggi: la canapa negli anni del Fascismo in Italia

Nel 1931 vengono istituiti i Consorzi volontari per la difesa delle colture (legge n. 987). L’art. 18 di quella legge dice che si possono costituire consorzi per qualsiasi coltivazione che abbia importanza particolare per l’economia nazionale: questi, avranno il compito di promuovere il progresso tecnico ed economico della coltura per la quale sono sorti.

I consorzi per la canapa nascono così nel 1932, anno in cui la coltura avverte maggiormente la crisi mercantile. Nel febbraio dell’anno dopo, con decreto ministeriale, sorgono i consorzi provinciali obbligatori per la difesa della canapicoltura nelle province di: Bologna, Ferrara, Rovigo, Torino, Cuneo, Modena e Napoli. L’adesione dei produttori è obbligatoria. Si tratta di disciplinare la produzione, proporzionandola alla richiesta del consumo, utilizzando i terreni e le zone più adatte, ma anche di valorizzare i prodotti, il seme e i derivati, promuovere i processi di macerazione della fibra e l’evoluzione tecnica. Da ciò, segue per i consorziati, l’obbligo di denuncia del quantitativo di canapa e di semi prodotti, il pagamento di una contribuzione in funzione della produzione, l’ammasso che giace nei magazzini indicati dal consorzio.

Nel 1934 con decreto ministeriale la Federazione nazionale dei consorzi obbligatori per la canapa, viene riconosciuta a tutti gli effetti di legge e, poco dopo ottiene una sede a Roma presso la Confederazione Fascista Agricoltori. La sua funzione diventa più incisiva come organi di coordinamento, ma anche di controllo di tutti i consorzi. Per quanto riguarda la canapa, l’organizzazione corporativa risulta particolarmente impegnativa.

Federcanapa assume un’azione del tutto preminente, dovendo coordinare e vigilare con unità di direzione e di organizzazione la produzione e il mercato della canapa prodotta dal Regno. Tant’è, che entro il mese di novembre di ogni anno, deve predisporre un piano per le semine della campagna successiva allo scopo di disciplinare la produttività. Ad ogni consorzio provinciale viene assegnata una superficie, ai contadini un permesso di coltivazione. Una competenza delicata per Federcanapa è piuttosto il prezzo da proporre.

Il regio decreto n. 85 del 1936 prescrive che: “I prezzi della canapa grezza, macerata e stoppa saranno stabiliti e, occorrendo, variati in base ad accordi fra la Confederazione fascista degli agricoltori, dei lavoratori dell’agricoltura, degli industriali, dei commercianti, su proposta della Federazione nazionale dei consorzi per la difesa della canapicoltura. In caso di mancato accordo, i prezzi saranno stabiliti dal Ministero dell’agricoltura e delle foreste, di concerto con il Ministero delle corporazioni”. Comunque, Federcanapa può solo proporre e, alla fine, è sempre il Ministero dell’agricoltura che avrà l’ultima parola. Se non si fosse ancora capito siamo in pieno periodo fascista, tutto era sotto il controllo della politica.

Ma non solo, gli avvenimenti di rilievo nel mondo sono tanti, e non tutti di natura politica o bellica: nel 1932 si apre la Mostra internazionale del cinema di Venezia e nel’37 viene inaugurata Cinecittà sul modello di Hollywood. Il 1935 è l’anno della guerra in Etiopia, è del’36 l’Asse Roma-Berlino che sigla l’amicizia fra Adolf Hitler e Benito Mussolini che si tramuta in Patto d’Acciaio nel’39. Con la differenza che in Germania, i disoccupati sono un milione e mezzo, in Italia 13 milioni. Sempre a Berlino nel’36 si disputano le Olimpiadi.

Sono gli anni dello Stalinismo in Russia e della campagna di disobbedienza civile di Gandhi in India. Negli anni ’30 la gente a teatro assiste all’Opera da tre soldi di Bertold Brecht, al cinema vengono proiettati “Tempi moderni” e “Il Grande dittatore” con Charlie Chaplin, ma anche “Accadde una notte” di Frank Capra. Nascono i miti di Gary Cooper, Greta Garbo, Ginger Rogers e Fred Astaire. Ernest Hemingway ha appena scritto “Addio alle armi” (1929), nasce la rivista “Life” e Salvador Dalì dipinge “La persistenza della memoria” quello con gli orologi molli. A New York si contano 10 milioni di abitanti.

La vita non è dunque facile per i canapicoltori italiani, che hanno poca libertà decisionale circa il mercato e debbono sostenere costi non trattabili.

Pur tuttavia gli ammassi obbligatori fanno sì che aumentino il numero dei consorzi, per forza, tutto doveva convergere in un unico punto, questo vale per la canapa ma anche per il frumento, nascono consorzi per lo zafferano, la manna, la lana e l’essenza di bergamotto. L’ammasso richiede attrezzature che vengono fornite per i generi più importanti dalla rete dei consorzi agrari provinciali, la cui natura, peraltro è quella privata e cooperativa.

Vengono stabiliti i giorni in cui si doveva portare la canapa all’ammasso e ai conferenti veniva corrisposto un acconto sulla base della stima del prodotto, in attesa che il Ministero dell’agricoltura stabilisse il listino dei prezzi per quel determinato anno. I produttori nell’effettuare la denuncia della canapa erano tenuti a dichiarare la quantità necessaria per uso famigliare. Inoltre, non potevano effettuare nessun trasporto senza essersi muniti prima del relativo foglio di accompagnamento, esso doveva esser esibito su richiesta alle autorià di Polizia.

Se non che, piuttosto che istituire, come avveniva per la canapa numerosi centri d’ammasso, si comincia a pensare di unificare tutti i consorzi, trasformandoli da enti agrari in enti pubblici.

Non potevano prevedere che la loro scelta avrebbe creato solo caos e confusione.

Intanto sui campi veri e propri, le giornate lavorative per ettaro che la canapa esige vanno da 160 a 180, anche se nell’estrazione del tiglio si ricorre al sussidio delle macchine, il che equivale a un valore moneta di circa 2.000 lire per un raccolto medio di 12 quintali.

Così, nel 1938 vengono istituiti i consorzi provinciali obbligatori degli agricoltori al cui interno vengono definite tante sezioni per ogni tipologia di prodotto. La canapa finisce nella sessione fibre tessili, ma mantiene una sua autonomia nell’ambito del consorzio provinciale con un suo consiglio d’amministrazione. Il riordino non semplifica le cose.

Nel 1941 nasce l’Enec, ente nazionale esportazione canapa che ha il monopolio della vendita all’estero sia della canapa greggia e pettinata sia della stoppa di canapa e ne controlla l’esportazione dei manufatti. Nel 1942 vengono istituiti gli enti economici dell’agricoltura, di conseguenza i consorzi provinciali vengono trasformati in uffici esecutivi e l’ente economico delle fibre tessili assume l’eredità di Federcanapa. In questo modo il sistema corporativo e canapicolo viene definitivamente centralizzato e statalizzato. Le cose migliorano dal punto di vista organizzativo.

Occorre però anche fornire alcuni dati sulla produzione del Novecento.

In quegli anni in Italia la superficie coltivata a canapa andava dai 60 mila ettari del 1934 ai 102 mila ettari nel 1941. Ma, oggi come allora, i contadini dovevano fare i conti con le intemperie, gli insetti e i parassiti. Anche se, sembra che la canapa non venisse proprio attaccata dai parassiti, semmai i suoi “nemici” erano i passeri che assalivano i campi di canapa per divorarne i semi sia quelli caduti a terra sia quelli sulla pianta. Ancora oggi i volatili rappresentano un problema, ne sono proprio ghiotti (ahh buongustai).

Negli anni ’40 scatta l’invasione delle fibre sintetiche ricavate dal petrolio che insieme al boicottaggio americano col proibizionismo, definiscono i contorni dell’opera malvagia: la lenta e inarrestabile scomparsa della pianticella dai campi italiani.

Gli ettari di terreno coltivati a canapa scendono a 12 mila nel 1963 fino all’estinzione della coltura nel 1971.

 

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