L’Europa dice addio alla plastica: ecco cosa cambia davvero

Non è certo la soluzione a tutti i mali e sicuramente potevano essere presi provvedimenti anche più coraggiosi (soprattutto in termini di date) ma è un primo passo che arriva quasi come risposta alla grande manifestazione globale dei ragazzi del 15 marzo scorso. Insomma una buona notizia, finalmente: l’Europarlamento ha approvato in via definitiva la direttiva che vieta dal 2021 alcuni articoli in plastica monouso come piatti, posate, cannucce e bastoncini per palloncini.

La direttiva, passata con 560 voti a favore e solo 35 contrari, e 28 astenuti, prevede anche che il 90% delle bottiglie di plastica debba essere raccolto dagli Stati membri entro il 2029. Inoltre, le bottiglie di plastica dovranno contenere almeno il 25% di materiale riciclato entro il 2025 e il 30% entro il 2030. L’accordo rafforza inoltre il principio della responsabilità dei produttori, in particolare per filtri di sigarette e attrezzi da pesca, per garantire che i produttori, e non i pescatori, sostengano i costi della raccolta delle reti perse in mare. Le nuove norme stabiliscono poi l’obbligo di etichette con informazioni sull’impatto ambientale di filtri di sigarette, salviette umidificate e tovaglioli sanitari.

“Con il voto di oggi il Parlamento europeo dice basta alla plastica monouso, mettendo al bando, a partire dal 2021, i prodotti che più invadono le nostre spiagge e i nostri mari. I cittadini europei sono giustamente preoccupati da questa gravissima forma di inquinamento, che sta letteralmente soffocando la vita nei mari e sulle coste. Secondo l’Eurobarometro, l’87% degli europei è preoccupato per l’impatto della plastica su salute e ambiente” afferma il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

“La plastica è il peggior nemico degli animali marini. Ogni anno, decine di migliaia fra tartarughe e cetacei muoiono per colpa di cannucce, contenitori di cibo e bevande, bastoncini cotonati, posate, piatti e altri rifiuti in plastica – prosegue -. Un terzo dei capodogli trovati morti nelle acque mediterranee aveva lo stomaco intasato dai rifiuti di plastica. Tracce di plastica vengono ritrovate sempre più spesso anche nel pesce che consumiamo”. Tajani precisa che “mari e coste pulite sono una risorsa economica, commerciale e turistica unica al mondo. Ma se non agiamo subito, se continueremo a sfruttare ed inquinare i nostri oceani in maniera irresponsabile, entro il 2050 nei mari avremo più plastica che pesce”. Il Parlamento europeo – ricorda – è “in prima linea nella battaglia per la salvaguardia degli oceani” e “col voto di oggi diamo una risposta molto concreta anche ai milioni di ragazzi scesi in piazza per chiedere rispetto per il pianeta dove devono vivere. Siamo dalla loro parte”, ha aggiunto Tajani ricordando che il Parlamento europeo chiede maggiori sforzi anche in termini di investimenti.

Il voto dell’Europarlamento sulla Direttiva sui prodotti di plastica monouso “è un passo importante nella lotta all’inquinamento da plastica non gestita correttamente che finisce nei nostri mari, fiumi e laghi” dice Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, rilevando che così “si invia un forte messaggio ai governi nazionali ad essere ambiziosi e celeri; a partire dall’Italia che deve giocare un ruolo da protagonista”. L’Italia “già può vantare una indiscussa leadership normativa, essendo stato il primo a mettere al bando gli shopper di plastica, i cotton fioc e le microplastiche nei cosmetici, misure riprese nella proposta di direttiva europea – ricorda Ciafani – Un primato che auspichiamo venga mantenuto approvando in tempi rapidi il disegno di legge ‘Salvamare’ sulla plastica monouso predisposto dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa unificandone i contenuti con progetto di legge sul fishing for litter presentato a Montecitorio da Rossella Muroni”.

Al Governo “chiediamo di avviare subito un tavolo con tutti i portatori d’interesse (produttori, amministrazioni, utilizzatori, associazioni ambientaliste) per accompagnare la transizione e rendere efficace il percorso di deplastificazione – prosegue il presidente di Legambiente – Così come ci aspettiamo vengano ribadite in Italia l’importanza delle bioplastiche nello sviluppo dell’economia circolare, compresa la filiera dei rifiuti organici e del compostaggio, di cui il nostro Paese è leader in Europa”. Per quanto riguarda le bottiglie di plastica, secondo la direttiva si dovrà riciclare almeno il 90% entro il 2029, con un target intermedio del 77% al 2025. Nel testo si introduce anche l’obbligo, a partire dal 2024, di avere il tappo attaccato alla bottiglia per evitare che questo si disperda con facilità.

In Italia nel 2018 un cittadino su quattro (27%) ha evitato di acquistare oggetti di plastica monouso come piatti, bicchieri o posate mentre ben il 68% ritiene addirittura che sarebbe opportuno pagare un sovraprezzo per questi prodotti. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro, diffusa in occasione dell’approvazione in via definitiva di una nuova direttiva che impone agli Stati membri di vietare l’uso di una serie articoli in plastica monouso entro il 2021. “Si tratta – sottolinea la Coldiretti – di un comportamento virtuoso spinto da una crescente attenzione alla sostenibilità ambientale. Un tema che – continua la Coldiretti – riguarda non solo il rispetto dell’ambiente ma anche la stessa salute degli animali, da quelli marini fino a quelli da fattoria. I rifiuti di plastica sono, infatti, i più diffusi anche nelle campagne, spesso a causa dell’inciviltà di chi abbandona le stoviglie utilizzate per i picnic. Mucche, pecore o cavalli degli allevamenti – prosegue Coldiretti – rischiano di restare soffocati dai residui come sacchetti o piatti, ma si registrano episodi in cui animali sono morti addirittura a causa di prodotti ‘di moda’ come i resti delle lanterne cinesi che sempre più frequentemente vengono fatte volare in cielo. Accanto ai comportamenti scorretti dei cittadini, non mancano i casi in cui le campagne vengono utilizzate addirittura per lo smaltimento illecito di rifiuti – conclude la Coldiretti – abbandonati nottetempo senza curarsi dei gravissimi danni che ciò comporta all’intero settore agricolo”.

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