Cannabis di Stato, ancora una volta non si pensa ai malati

“Ci risiamo. Per supplire in qualche modo all’enorme carenza di THC e CBD a uso terapeutico in Italia, il Ministero della Difesa ha lanciato un nuovo bando a rapida scadenza (3 luglio) per la fornitura di 400 kg di cannabis” con queste dure parole si apre un nuovo comunicato stampa di FederCanapa. La questione è purtroppo, ormai, stranota: per sopperire alla mancanza di materia prima per i malati si lanciano questi bandi che escludono automaticamente le aziende italiane, non coprono il reale fabbisogno del medicinale e rinviano -ancora e ancora- la questione senza derimerla.

Si legge ancora nel comunicato: “Le caratteristiche tecniche richieste ancora una volta escludono a priori dalla gara tutte le aziende italiane perché il Ministero della Salute si ostina a non concedere alcuna autorizzazione alla produzione di cannabis terapeutica, se non allo Stabilimento Chimico Farmaceutico di Firenze. Chi infatti può produrre in Italia cannabis con THC sopra il 17% o sopra il 5%? Si spende un milione e mezzo di fondi pubblici per ottenere dall’estero una quantità irrisoria rispetto al fabbisogno reale del Paese e a quanto si potrebbe produrre nei nostri territori sotto la guida dell’Istituto Chimico Farmaceutico.

Come ci ricorda Giampaolo Grassi, primo ricercatore sulla canapa del CREA (ente pubblico), sulla base delle classi di malati e delle statistiche anche di altri paesi avanzati come Canada e Israele, il fabbisogno italiano minimo sarebbe di circa 80 tonnellate. Con la produzione di un simile quantitativo potremmo alleviare le sofferenze di moltissimi cittadini e creare grandi opportunità di lavoro e reddito per l’agricoltura e l’industria italiana. Francamente non capiamo perché il Governo si ostini in questa politica cieca e autolesionista, che ignora la sofferenza quotidiana di milioni di malati.

Difronte a questo problema drammatico, risulta ancora più grottesca la campagna di certi ministri e procuratori contro la ‘cannabis light’, demonizzata come droga, quando per molte persone oggi resta l’unica parziale e sostanzialmente innocua alternativa alla cannabis terapeutica. Avesse anche solo effetto placebo, perché togliere questa possibilità a chi soffre?

Nel frattempo non abbiamo ancora regole chiare per produrre canapa alimentare, per la canapa in cosmesi, per la canapa in erboristeria. Insomma una situazione di stallo o di veti che non fa certo bene né alla salute né alle tasche degli italiani.

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