Con la cannabis Elisabetta è tornata lentamente a vivere e ad avere una sua dignità

Con la storia di Elisabetta continua il viaggio de “I volti della Canapa” alla scoperta delle storie di pazienti italiani che utilizzano cannabis a scopo terapeutico. 

Ci sono coincidenze che trasformano improvvisamente la realtà nella bella pagina di un romanzo. Così è stato quel giorno in cui entrò nel laboratorio della farmacia San Carlo di Ferrara un esserino leggiadro, all’apparenza fragile, ma con l’energia concentrata tutta nel sorriso e nel verde intenso di un ciuffo di capelli. Sorretta da un eccentrico bastone, portava nell’altra mano una profumata torta al cioccolato: sembrava un personaggio di un fumetto giapponese venuto a distrarre me e i farmacisti concentrati in spiegazioni di formule chimiche e trasformazioni galeniche.

Elisabetta era un’operatrice elettronica fino a qualche anno fa, ora il suo stato di salute non le permette più di lavorare. Soffre, infatti, come le piace definirlo, di un “bouquet” di patologie: asma bronchiale, epilessia, cefalea emicranica e muscolo tensiva, diplopia, fibromialgia, ipoacusia all’orecchio destro, sindrome di Meniere e sindrome atassica.

Alla lunga lista di patologie dal nome a volte sconosciuto si uniscono infiniti nomi, a me altrettanto sconosciuti, di farmaci, dagli antiepilettici agli antidepressivi, dal paracetamolo al tramadolo, Fentanyl, Palexia, Targin, Oxicontin, cortisonici e antidolorifici. Un puzzle davvero complesso che l’ha portata a essere farmacoresistente e a scoprire la cannabis per esasperazione.

Grazie ad un’amica che viveva in Canada e alle ricerche sul web, reperì molta documentazione sulla terapia del dolore neuropatico e nocicettivo che la convinsero, nel 2016, a rivolgersi all’unico centro che in quel momento prescriveva cannabis terapeutica: l’Ospedale di Pisa. Iniziò così ad avere la prescrizione per 30 mg di Bedica e Bedrocan da assumere come decotto.

L’effetto positivo sull’insonnia e sul dolore tardarono ad arrivare per via del basso dosaggio, ma arrivarono. E da allora Elisabetta è tornata lentamente a vivere e ad avere una sua dignità.

Non si è più fermata, ha continuato nelle ricerche, nel calvario burocratico delle prescrizioni, nell’incontro di medici spesso poco informati, nell’assenza del farmaco fin quando non ha incontrato il Dott. Carlo Privitera che ha studiato per lei una terapia personalizzata, modificandola quasi giornalmente nelle quantità, nella posologia e nella composizione.

Attualmente utilizza Bedica e Bedrocan in olii e vaporizzazione. Nei giorni in cui trascrivo la sua storia, purtroppo, quell’esserino fragile sta soffrendo molto per l’assenza, in Italia, del farmaco, è molto dimagrita e parla a fatica. Nonostante ciò sta facendo rimbalzare la sua battaglia sul web, sui giornali, in tv, sostenuta da Marco, suo marito, e da tantissimi altri malati che cercano da anni di vedere riconosciuto il diritto a curarsi.

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