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“I pazienti non hanno tempo di aspettare”, lo Stato deve prenderne atto

Prosegue il mio racconto legato alle difficoltà, al dolore e alle speranze di persone che hanno deciso di inserire la cannabis nel loro piano terapeutico, nonostante gli ostacoli nell’utilizzarla “legalmente” in Italia. La speranza è che testimonianze così dirette possano aiutare a fare chiarezza su una materia ancora controversa. In questa nuova puntata dei “I volti della canapa” ho scelto di dare voce alle storie di Andrea e Alberico.

ANDREA TRISCIUGLIO

39 ANNI  – FOGGIA

SCLEROSI MULTIPLA

La diagnosi di “sclerosi multipla” raggiunge Andrea il 20 Febbraio 2006, lo stesso giorno della morte di Luca Coscioni, mentre in televisione sta guardando Marco Pannella in lacrime per quella perdita.

Due brutte notizie nello stesso momento, le emozioni si accavallano, si mescolano.

Ma la vita va avanti, “quel che non uccide fortifica”, si ripete e quella diagnosi diventa, da quel momento qualcosa da conoscere, accogliere e affrontare.

Inizia ad assumere interferone come tutti i malati di sclerosi multipla, chemioterapici, immunosoppressori e immunomodulanti.

Ma Andrea è un radicale convinto, non si ferma, non si accontenta di restare su una sedia a rotelle, imbottito di farmaci e sopravvivere.

Reagisce.

I farmaci tradizionali lo fiaccano, restituendo al suo stato psicofisico pochi benefici e allora non resta che guardare oltre: esistono alternative a questa cura? Ci sono studi o casi da poter seguire anche fuori dal confine italiano?

E’ così che scopre la cannabis come possibile terapia e quando anche un medico gli consiglia di provarla, si convince. Vince le paure iniziali e da quel momento torna a camminare, diventa attivista e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, fonda insieme a Lucia Spiri l’Associazione no profit LaPiantiamo per informare i cittadini e difendere il diritto dei pazienti ad accedere alle cure con cannabinoidi.

“I malati non hanno tempo di aspettare” è il grido che associo da anni al volto di Andrea; lui è stato la prima persona che ho contattato per il mio viaggio, il primo “volto” ad accogliermi, informarmi e aprirmi la strada. Non è più solo un’immagine di questo libro, è il volto amico con cui continuare a camminare in una battaglia che è diventata anche mia.

Oggi Andrea continua ad assumere 10 grammi di cannabis (Bedrocan e Bediol) al giorno, fumandola o vaporizzandola, facendo biscotti o tisane. Ha una regolare ricetta medica che gli permette di ricevere ogni tre mesi dall’ospedale di Foggia il quantitativo prescritto.

Ma sa bene che non è così ancora per molti pazienti italiani, per questo continua, con la sua stampella come spada, a viaggiare per l’Italia a portare la sua testimonianza.

ALBERICO NOBILE

38 ANNI – TARANTO

TETRAPLEGICO

La prima cosa che mi rimase in mente di Alberico, quando lo incontrai a Foggia, fu la serenità del suo volto e l’eleganza. Alberico si muove su una sedia a rotelle che deve essere spinta da qualcuno, perché lui non ha una normale mobilità delle mani e delle braccia, eppure ogni volta che lo incontro ho l’impressione che danzi con quella sedia. E il suo sorriso gentile lo conferma.

Alberico ha 37 anni ed è tetraplegico dall’età di 15, dal giorno in cui un grave incidente stradale gli ha causato una frattura della terza, quarta e quinta vertebra cervicale con lesione midollare.

L’anno successivo all’incidente, dopo molti ricoveri ospedalieri in diverse città italiane e cure sia con miorilassanti che farmaci oppioidi fortissimi per alleviare i dolori e gli spasmi, si reca in una clinica a Heidelberg in Germania, una delle migliori in Europa per la riabilitazione e il reinserimento in società di pazienti con questo tipo di disabilità. E’ nel parco di quella clinica che un giorno prova, per la prima volta, a fumare cannabis con altri pazienti.

Scettico e impaurito di perdere conoscenza, è inizialmente riluttante a  provarla, ma si convince quando quei ragazzi, che soffrono di danni fisici simili ai suoi, gli spiegano che la utilizzano da tempo in sostituzione del “Lioresal”, lo stesso che prende anche lui, quattro pasticche al giorno da 25 mg.

Approfondendo ulteriormente la conoscenza della pianta di cannabis e delle proprietà terapeutiche dei cannabinoidi, Alberico decide di provare e, riscontrando dei benefici sul suo stato psicofisico, inizia a scalare le dosi dei miorilassanti e a sostituirli con la cannabis che si procura a caro prezzo al mercato nero, spesso proveniente dall’Olanda.

Resta in Germania dieci mesi.

Tornato in Italia trova difficoltà nel reperire la cannabis e dopo sole due settimane deve ricorrere di nuovo al “Lioresal”. Con questo farmaco tornano tutti quegli effetti collaterali che Alberico conosce bene: problemi renali, vescicali, allo stomaco e alle mucose e continuo stato di sonnolenza.

Non potendo sopportare di nuovo tutto questo, si affida alla cannabis italiana del mercato nero.

Per diciannove anni la acquista per strada o da amici o quando può, coltiva la sua piantina, fino a quando nel 2015 ottiene l’accesso gratuito al Bedrocan grazie alla legge regionale pugliese.

Da allora la farmacia ospedaliera di Taranto gli fornisce il Bedrocan con regolare ricetta medica. Ne assume 5 grammi al giorno vaporizzandolo o fumandolo e questo lo aiuta principalmente a ridurre la spasticità e i dolori che ne conseguono, lo aiuta nella postura e quindi nella qualità della sua vita.

“Il segreto è non correre dietro alle farfalle, ma è curare il tuo giardino affinché esse vengano da te”, è una delle mie frasi preferite (di Mario Quintana); un giorno, scorrendo le foto di Instagram di Alberico, la leggo e un sorriso mi riempie il volto. Alberico è la prova vivente di questo aforisma, è la prova che curando noi stessi possiamo imparare a stare meglio, con noi e con gli altri. Nonostante la vita lo abbia messo di fronte a prove durissime, lui non molla e continua a vivere una vita avvincente con le persone che lo amano.

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