Quando la cannabis migliora le condizioni di vita. Le storie di Claudia e Christian

Prosegue il mio racconto legato alle difficoltà, al dolore e alle speranze di persone che hanno deciso di inserire la cannabis nel loro piano terapeutico, nonostante gli ostacoli nell’utilizzarla “legalmente” in Italia. La speranza è che testimonianze così dirette possano aiutare a fare chiarezza su una materia ancora controversa. In questa nuova puntata dei “I volti della canapa” ho scelto di dare voce alle storie di Andrea e Alberico.

CLAUDIA LUTTAZI
52 ANNI – ROMA
CANCRO AL SENO

Claudia ha un sorriso coinvolgente e degli occhi che brillano. Da quando l’ho conosciuta il suo buonumore e la sua dolcezza hanno accompagnato i nostri incontri. 

Claudia è stata sempre una donna attiva, con una vita personale e lavorativa che la assorbivano completamente, ma nel 2009, alla nascita del secondo figlio, ha scoperto di avere un cancro al seno, per cui ha subito una mastectomia, seguita dal trattamento radioterapico previsto in questi casi. Nel 2012, però, scopre due metastasi al cervello e viene operata per asportare una lesione di oltre 2 cm, mentre l’altra, inoperabile, viene radiotrattata.

È in quel momento che inizia a informarsi sulla possibilità di cure integrative che le potessero consentire di avere una qualità di vita migliore. La chemioterapia e la radioterapia le causavano effetti collaterali devastanti: non riusciva più a dormire per le massicce dosi di cortisone, soffriva di nausea e vomito e di forti dolori dovuti agli interventi chirurgici subiti.

Tutto questo non le facilitava la vita familiare con due bambini, che rappresentavano il maggior stimolo e la più grande forza per continuare il proprio personale percorso verso una sopravvivenza più lunga.

Grazie a un’amica, anche lei affetta da cancro al seno, scopre la cannabis, di cui non conosceva assolutamente gli effetti terapeutici, anzi, era inizialmente molto scettica ma, continuando a cercare informazioni, soprattutto in internet o chiedendo ad altri pazienti, trova conferma che la cannabis è efficace nel contrastare gli sgradevoli effetti di altri farmaci convenzionali.

Non desiderando assumere forti analgesici con rischio di dipendenza né antidepressivi, proposti dall’ospedale, ottiene la prescrizione dal proprio medico curante e inizia, nel 2013, ad assumere piccolissime dosi di resina di cannabis, che si rivelano subito efficaci per lo stato generale. 

Purtroppo, nell’autunno del 2015, arriva un’altra notizia preoccupante: dalla risonanza magnetica encefalica risultano ben sette lesioni di diverse dimensioni e localizzazioni, che richiedono necessariamente un trattamento radioterapico whole brain, cioè su tutto il cranio. Claudia affronta questa nuova prova e, consapevole della criticità della situazione, si sottopone a un ciclo di infusioni di un farmaco che dovrebbe passare la barriera ematoencefalica: tuttavia, in seguito alla sesta infusione, subisce una crisi epilettica con perdita di coscienza e la terapia viene sospesa dagli oncologi dell’ospedale.

A questo punto, priva di terapie convenzionali fornite dall’ospedale, da metà dell’anno 2016 decide di affidarsi alle risorse per lei disponibili: l’affetto dei propri cari, un’alimentazione sana, un po’ di movimento, yoga e meditazione, buona musica, pensiero positivo, tanti fitoterapici come zenzero, curcuma, thè verde, funghi, aloe, resveratrolo, melatonina in forti dosi, oltre l’antiepilettico e il cortisone prescritti dall’ospedale.

Ma soprattutto incrementa lentamente il dosaggio di resina di cannabis fino ad arrivare a un’assunzione giornaliera complessiva di almeno 0,25 gr, arrivando talvolta a 0,50 gr, suddividendo la quantità totale in tre dosi nelle 24 ore.

CHRISTIAN FERRI
31 ANNI – ROMA
INCIDENTE STRADALE

“Scalare il Gran Sasso dopo tanti anni è stata l’emozione più bella della mia vita, mi vengono le lacrime al pensiero. Da anni non provavo una sensazione del genere”.

Era l’estate del 2014, una bellissima giornata di sole e tanta energia positiva che arrivava soprattutto dall’entusiasmo di Christian per quello che aveva finalmente deciso di fare: provare, dopo otto anni, a scalare di nuovo il gran Sasso, una montagna a lui cara soprattutto perché cresciuto in una delle valli ai piedi del massiccio montuoso dove vive ancora una parte della sua famiglia. Erano passati otto anni da un maledetto incidente, quando una macchina lo aveva travolto al semaforo e lo aveva lasciato addormentato in un coma di quindici giorni, con plurifratture, edemi cerebrali ed emorragici. Una volta uscito dal coma, la serie infinita di farmaci con cui lo curavano aggiunse al suo fisico già debilitato, infiammazioni continue ai muscoli e liquido al ginocchio.

Quella mattina però, l’incidente era solo un lontano ricordo, qualcosa da rimuovere definitivamente dalla memoria con la fatica della salita, con lo sforzo e con la dimostrazione che la sua vita aveva ripreso a scorrere normalmente. Svegli all’alba, dopo una bella colazione e dopo aver riempito una bottiglia di vetro con latte bollente in cui Christian lasciò sciogliere delle infiorescenze di cannabis, partimmo in una lenta e appassionata camminata verso l’alto. Facevamo spesso delle soste per dargli modo di riposare i muscoli, fare qualche piccolo massaggio e rilassare le ginocchia. Christian aveva un Ipad con il quale continuava a scattare foto come se volesse fermare ogni istante di quella giornata.  

Guardando sempre avanti, affascinati dalla bellezza e dalla maestosità di quello spettacolo naturale, arrivammo a più di 2400 mt, in un punto in cui tutti dicevano a Christian che non sarebbe potuto arrivare nelle condizioni fisiche in cui si trovava.

Ma Christian voleva mettersi alla prova perché sentiva davvero di stare meglio, il giovamento che la cannabis gli aveva dato negli anni lo aveva fatto tornare a sperare.

Pur utilizzando già da tempo la cannabis, aveva scoperto la tisana con latte grazie all’esperienza e all’incontro con altri pazienti e aveva iniziato ad affiancarla alle cure omeopatiche con propoli, guaranà, malva e camomilla. Il latte, mi spiegò, era migliore dell’acqua perché i principi attivi della cannabis non sono idrosolubili bensì liposolubili.

La tisana gli faceva sparire i dolori e per due tre ore riusciva a stare sereno. Lentamente riprese le attività normali, ricominciò ad andare in bicicletta, a camminare senza stampella anche per due, tre chilometri fin quando arrivò il giorno della scalata.

Quella salita gli confermò di aver ritrovato tutta la forza di vivere. Da quel giorno credo che la vita di Christian non si sia più fermata, ha iniziato a studiare la cannabis in maniera approfondita e si è applicato in una costante attività di lotta antiproibizionista.

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