Cannabis terapeutica, la strada da seguire è quella del Piemonte?

Daniele Valle, nato a Carmagnola il 18 ottobre del 1983, dottore in Giurisprudenza. Nel 2014 è entrato in Consigliere regionale a Torino raccogliendo 4.871 preferenze, per essere poi riconfermato alle elezioni regionali del 2019 con 6.853 preferenze. Vice Presidente della VI Commissione (Cultura, sport, istruzione e politiche giovanili) e appassionato di running, api e Star Wars.

Con la legge regionale 15 giugno 2015 n.11 anche il Piemonte ha aperto alla possibilità di utilizzare i prodotti farmaceutici a base di Cannabis, rendendo la regione sabauda tra le più avanguardistiche rispetto tale settore in Italia. Tutto questo grazie al lavoro che avete fatto nel promuovere tale normativa a livello regionale. Cosa vi ha fatto capire allora l’importanza di procedere in tale direzione e come mai ora, il dibattito si è arenato su tale tema? 

La legge regionale 11 del 2015 è stata una grande conquista di civiltà per la nostra Regione perché ha riconosciuto ai cittadini il diritto di accedere a cure che per alcune patologie sono veramente fondamentali. L’importanza della legge è testimoniata anche dal fatto che fu approvata all’unanimità, raccogliendo il consenso di tutte le forze politiche presenti in Consiglio Regionale. Si è trattato di un primo passo fondamentale che però oggi necessita di aggiornamenti e implementazione. Intorno al tema cannabis c’è ancora molta confusione in Italia. La demonizzazione di questa pianta, dovuta a molti pregiudizi e inesattezze storico scientifiche, ci impedisce di vederne le potenzialità in campo medico e non solo. 

Proprio in Piemonte si svolgerà in collaborazione con la nostra rivista e l’associazione TARA, un convegno per porre di nuovo all’attenzione dell’opinione pubblica il tema. Voi parteciperete? Cosa proponete per migliorare l’accesso a tali cure, che in teoria dovrebbero essere garantite dall’Art. 32 della costituzione? Infatti l’evento si svolge proprio il 2 novembre, giorno di ricordo di Alberto Sciolari, che dedicò parte della sua vita per consentire l’autoproduzione e l’accesso gratuito a tali cure.  

Il Piemonte ha reso disponibili le cure a base di cannabinoidi da ormai 5 anni, tanto che nel 2017 i malati trattati con cannabis nella nostra regione sono stati 639 (+205,74% rispetto al 2016) per un totale di ben 2.683 prescrizioni. La spesa totale del 2017 ammontava a 193.089 euro, con un incremento del 107,07% rispetto all’anno prima. Questo significa che la richiesta è in aumento e il solo stabilimento chimico farmaceutico di Firenze non è sufficiente.  

Come è stato detto molte volte l’Italia e la Canapa hanno una storia molto antica, interrotta nell’ultimo secolo dal percorso americano proibizionista. Nell’ultimo ventennio nel mondo questa pianta ha però avuto una nuova rinascita: un po’ per le proprietà scientifiche che sono state riscoperte o scoperte per la prima volta, ma dall’altro lato le innumerevoli applicazione dei derivati della cannabis e la sua facile produzione la rende uno delle coltivazioni più sostenibili al mondo. Perché l’Italia, soprattutto nel settore farmaceutico che vale 32 miliardi di euro all’anno,  rappresentando uno dei fatturati più importanti d’Europa per il settore farmaceutico, non investe su questo tipo di produzione, ma bensì  limita di fatto la produzione all’istituto farmaceutico militare di Firenze o all’importazione di tali prodotti? Il Piemonte si sta distinguendo sempre di più per l’industria Sanitaria e farmaceutica, tanto che probabilmente per il futuro rappresenterà uno dei settori di sviluppo più importanti. Non potrebbe essere un’opportunità di rilancio di un territorio come quello piemontese in sostanziale stagnazione economica? 

Come dicevo prima le richieste di cure in questo campo sono crescenti, tanto che già nella scorsa legislatura a guida Partito Democratico avevamo chiesto al Ministero di abilitare altre strutture in Italia alla produzione di cannabis ad uso terapeutico. Il Piemonte sarebbe pronto e disponibile ad ospitarne, chiaramente ora tutto dipende dalla volontà politica della nuova Giunta regionale… Per ora sul tavolo c’è il progetto già pronto, che attende solo il via libera dell’amministrazione regionale, per uno studio clinico sull’efficacia e sulla sicurezza dei trattamenti con cannabis terapeutica, che sarebbe il primo in Italia. Svolto da Città della Salute di Torino e Università degli Studi di Torino, inizialmente condotto su 90 pazienti, sarebbe fondamentale per consolidare le certezze scientifiche in materia ed eventualmente ampliare il numero di pazienti e patologie coinvolte.  

Il 23 ottobre ci sarà una nuova mobilitazione per la legalizzazione anche a scopo ricreativo. Le associazioni e i promotori di tale movimento sostengono che oltre a dare la possibilità allo Stato di tassare un mercato che oggi vale quasi 8,5 miliardi di euro totalmente in mano alle mafie, consentirebbe di avere risorse per combattere e informare le giovani generazioni sugli effetti delle sostanze psicotrope anche sintetiche sempre più diffuse e le dipendenze in generale, come quella alcolica vera emergenza tra i giovanissimi. Inoltre vi sono dati che confermano che dove la legalizzazione è avvenuta sono diminuiti gli incidenti stradali, le dipendenze e i crimini, tanto da spingere ormai la maggior parte degli Stati uniti d’America o il Canada per esempio, alla legalizzazione. Voi siete favorevoli o meno? Se si pensate che sia il momento giusto per far leva sul Governo verso un percorso di legalizzazione?  

In Italia c’è bisogno innanzitutto di informazione. Informazione sulle diverse sostanze e sulle dipendenze, perché attraverso di essa è molto più facile fare poi chiarezza. Nel nostro paese c’è una generalizzazione sulle droghe che non fa bene alla coscienza critica dei cittadini, non fa bene ai giovani, non fa bene alla società in generale. L’informazione sul consumo consapevole, sulle dipendenze, sulla legalità e un’azione dello Stato mirata al controllo e alla repressione dei fenomeni di grande illegalità come il traffico e lo spaccio, darebbero un importante segnale a tutti i cittadini. Continuare ad organizzare perquisizioni spot fra i ragazzi del liceo non aiuterà nessuno, né i giovani, né i loro genitori. Introdurre distinzioni fra sostanze e quantità, depenalizzare comportamenti a basso rischio e introdurre spazi di legalizzazione per le droghe leggere (e non di liberalizzazione): questa è la strada per tagliare l’erba sotto ai piedi della criminalità organizzata e nel contempo far emergere le eventuali situazioni di consumo problematico, così da poter intervenire per tempo. 

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