Immigrazione, lo stress post-traumatico e l’aiuto che può fornire la cannabis

Il Mar Mediterraneo sta diventando un vero e proprio incubatore di persone che soffrono di stress post-traumatico. Dall’inglese, il Post Traumatic Stress Disorder (PTSD) è una condizione patologica risultante dall’esposizione ad un evento traumatico che evoca paura, perdita di speranza e orrore. In particolare modo la prevalenza del PTSD risulta maggiore a seguito di traumi causati dall’uomo anziché di disastri naturali. Spesso proprio questo tipo di traumi “umani” sono caratteristiche che accomunano la gran parte degli esodi dei migranti: sopravvivere a violenze, fughe, condizioni disumane nei centri di detenzione e sulle imbarcazioni e dover assistere e subire lo stupro della propria moglie, figlia o madre.

Il PTSD può svilupparsi anche nei soccorritori


I dati sul PTSD indicano che nel primo anno a seguito di eventi traumatici la diversa esposizione al trauma porti alla possibilità di soffrire di stress post-traumatico non solo per i diretti interessati, ma anche per il tessuto sociale circostante. Un altro importante fattore di rischio, come determinato in diversi studi, è lo scarso supporto sociale.

Spesso una volta giunti in Europa la gran parte di migranti (e di chi li soccorre) deve affrontare un abbandono politico-sociale che li pone a grave rischio di sviluppare questa patologia psichiatrica.

Perché Cannabis?


Uno studio del 2009 condotto con pazienti di PTSD ha evidenziato che il 72% dei partecipanti trova totale sollievo dai flashback diurni e riesce a ridurre la frequenza di incubi utilizzando Nabilone, un cannabinoide sintetico simile al THC. (1)

Inoltre è stato dimostrato che la regolazione dei recettori cannabinoidi è collegata direttamente all’estinzione delle risposte di paura a seguito di esperienze traumatiche.

Per esempio, l‘attivazione di recettori CB1 induce l’estinzione di memorie di paura. (2)
 Questo significa che per il PTSD è consigliabile utilizzare preparati a base di cannabinoidi che possano attivare i recettori CB1, come ad esempio il THC.

C’è però da ricordare che seppure il THC a bassi dosaggi abbia dimostrato consistentemente di ridurre l’ansia, questa molecola utilizzata ad alti dosaggi, o somministrata in condizioni ambientali stressanti o repressive, produce effetti ansiogenici sia negli umani che negli animali. (3)

Per questo è suggeribile l’assunzione dell’intero fitocomplesso di Cannabis contenente anche CBD (Cannabidiolo), un cannabinoide che non attiva i recettori classici cannabinoidi ed è considerato un agente anti-psicotico. Parecchi studi umani ed animali hanno dimostrato che il CBD riduce l’ansia probabilmente tramite la manipolazione dei recettori serotoninergici 1A nel cervello. (4)

Per concludere:

Se pur mancanti delle statistiche reali sul numero di PTSD causati dai fenomeni migratori, a livello medico-sanitario questo è sicuramente un grosso problema in atto per il quale non prendere delle iniziative potrebbe ulteriormente degenerare una diffusa cultura di paura, violenza e diffidenza con diretti costi medico-sociali legati anche alle difficoltà di ri-inserimento lavorativo per chi soffre di questa patologia psichiatrica.

Referenze:

1) Fraser, G.A. (2009).The use of a synthetic cannabinoid in the management of treatmentresistant nightmares in posttraumatic stress disorder (PTSD).CNS Neuroscience & Therapeutics,15, 84-88. 2) Lin, H.C., Mao, S.C., Su, C.L. and Gean, P.W. (2009)The role of prefrontal cortex CB1 receptors in the modulation of fear memory. Cerebral Cortex, 19, 165-175.

3) Hill, M.N. and Gorzalka, B.B. (2004). Enhancement of anxiety-like responsiveness to the cannabinoid CB(1) receptor agonist HU-210 following chronic stress. European Journal of Pharmacology, 499, 291-295.

4) Gomes, F.V. Resstel, L.B. and Guimares, F.S. (2011). The anxiolytic-like effects of cannabidiol injected into the bed nucleus of the stria terminalis are mediated by 5-HT1A receptors. Psychopharmacology (Berlin), 213, 465-473

*Viola Brugnatelli – Neuroscienziata e Direttrice Comitato Scientifico Cannabiscienza

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*