A Imperia arriva il primo dissequestro di cannabis light dopo le Sezioni Riunite

Per la prima volta, dopo l’ormai famosa sentenza della Cassazione a Sezioni Riunite, un Tribunale del Riesame restituisce la cannabis light sequestrata a una rivendita di tabacchi. L’importante e considerevole precedente è avvenuto a Imperia, dove i magistrati hanno finalmente mostrato un minimo di buon senso.

Il 21 gennaio scorso, presso un tabaccaio, erano stati sequestrati una 60ina tra barattoli e bustine di cannabis light. In seguito è stata presentata un’istanza di riesame, presentata dagli avvocati Lorenzo Simonetti e Claudio Miglio (www.tutelalegalestupefacenti.it). Quindi si è svolta di nuovo l’udienza, e martedì 25 febbraio è stato accolto il ricorso e disposta la restituzione di tutto il prodotto confiscato. L’ordinanza è stata depositata oggi, 27 febbraio, nella cancelleria del Tribunale di Imperia (SCARICA IL PDF QUI).

“Siamo molto soddisfatti per il risultato ottenuto – hanno dichiarato a BeLeaf Magazine i due avvocati Simonetti e Miglio – e confidiamo che il precedente che abbiamo ottenuto ad Imperia possa essere solo il primo di una serie di pronunce giurisprudenziali che riconoscono come la cannabis Light non sia sostanza stupefacente ma solamente il frutto di un prezioso prodotto agricolo, senza pregiudizi morali”.

In effetti si tratta di un caso degno di nota perché è praticamente la prima volta, dopo la sentenza a Sezioni Riunite di luglio scorso, che il materiale sequestrato viene restituito. Non era mai successo.

Se è vero infatti che prima della Cassazione c’era un indirizzo contrastante sul tema (qualcuno restituiva il materiale, altri no); è altrettanto vero che dopo la diffusione delle ormai famose motivazioni il giudizio dei magistrati si è palesemente irrigidito.

Vedi ad esempio il caso di Taranto, dove a gennaio il Tribunale ha archiviato, dopo più di un anno, una maxi inchiesta sulla cannabis light in cui erano coinvolti 56 indagati. Ebbene, in quel caso, come ci ha sottolineato uno dei soggetti coinvolti, non è stato restituito nulla, nonostante l’archiviazione abbia permesso a tutti di uscirne completamente indenni sul piano penale.

Detto in altre parole, qual era il ragionamento, purtroppo medievale, fatto dai giudici dopo la Cassazione a Sezioni Unite? Tu, commerciante, sotto lo 0,5% di Thc non fornisci l’elemento “offensivo”, ovvero non possiedi cannabis light per fini di spaccio, quindi il procedimento può essere archiviato perché non è possibile configurare l’art. 73 del 309. Ma alla luce di quanto scritto nella Cassazione a Sezioni Riunite – dove si irrigidisce inevitabilmente l’interpretazione giuridica – io, magistrato, ti confisco comunque i prodotti.

Un ragionamento prettamente medievale, si diceva. Retrogrado e anche privo di raziocinio, se si vuole. Che fortunatamente, però, con la sentenza di oggi viene forse meno. Perlomeno si spera. Il caso di Imperia rappresenta infatti un precedente importante, in quanto un Tribunale del Riesame smonta quel ragionamento conservatore: vendendo cannabis light non sei uno spacciatore? Allora devi riavere indietro tutti i prodotti confiscati. Semplice.

Dunque un passo in avanti, nell’incerto mondo normativo sulla cannabis, cui la politica, prima o poi, dovrà per forza mettere mano. Riempendo finalmente un vuoto che essa stessa ha generato.

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