Autocoltivazione, un sogno realizzabile?

L’Italia annovera primati cannabici, ad esempio nonostante sia stata riconosciuta come medicina in Cina nel 2.500a.C., i ritrovamenti fossili più antichi sono laziali e risalgono a 13.5000 anni fa.

Il “The European Cannabis Report” (2019), a cura della Prohibition Partners, elesse l’Italia uno dei mercati più promettenti per la cannabis in Europa* : “L’Italia è un precursore per quanto riguarda la legislazione progressiva sulla cannabis” sia medica che per la produzione industriale.

Dal 2007, dopo che l’allora ministro della salute Livia Turco riconobbe tramite decreto ministeriale l’efficacia terapeutica del THC, è consentita l’importazione di cannabis medica dall’Olanda e dal Canada. Ma ad oggi non è per nulla sufficiente: avviene con scarse quantità, le varietà sono troppo simili tra loro e non adatte a tutte le patologie, mettendo così a repentaglio la continuità terapeutica con costi onerosi per il paziente e l’irreperibilità in alcuni periodi dell’anno. L’offerta insomma non soddisfa la domanda. 

Anche per questo è nata l’associazione Cannabiservice, per soddisfare al meglio l’incontro tra domanda e offerta, visto che si occupa in prima linea di rivendicazione, analisi e linee guida in base alle norme che condizionano e legittimano la cannabis terapeutica. Le normative, infatti, non sono chiare nemmeno agli stessi operatori e vanno in contraddizione tra loro se si valutano i regolamenti regionali.

L’assistenza al paziente cannabico non si dovrebbe limitare alla distribuzione del farmaco tramite le farmacie, ma dovrebbe essere complementare all’autoproduzione.

Anche perché la cannabis è molto più sicura dell’alcol, non sono stati convalidati danni oggettivi, è meno dannosa per il corpo e non causa comportamenti violenti o sconsiderati nel consumatore. E quindi come è consentita la coltivazione di tabacco, la produzione di birra a domicilio, è questione di logica permettere di coltivare quantità limitate di cannabis a casa.

In Italia alcune realtà di Social Club iniziano finalmente a muoversi e a crescere, sopperendo alle carenze delle disponibilità in farmacia con escamotage che non eludono la tolleranza dell’esecutivo, facendosi forza del riconoscimento dei diritti del paziente cannabico.

È vero che la soluzione dell’autoproduzione è la più allettante, ma è altrettanto vero che il privato è in grande difficoltà senza una normativa che riconosca le libertà individuali, soprattutto quando ci sono necessità oggettive.

Per questo ci rivolgiamo spesso all’osservazione delle affascinanti realtà extranazionali: Spagna, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Germania, Austria, Slovenia, Nuova Zelanda e 33 distretti degli USA. Quest’ultima è il prototipo che all’interno del Cannabiservice proponiamo come soluzione legislativa alle istituzioni, fusa e collimata con i diritti di libertà alla cura del cittadino italiano, anche alla luce della sentenza della Cassazione del 19 dicembre 2019, le cui recenti motivazioni hanno confermato che “devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica”.

Anche se la Spagna propone il modello più conosciuto per vicinanze, dovremmo avere la consapevolezza che i controlli sono inesistenti, e non legando la produzione alla risoluzione di una patologia specifica i prodotti sono scadenti e l’immagine della cannabis continua ad essere legata ad un uso improprio escludendo l’automedicazione.

California Dreamin’ or Trimmin’?

Le leggi della California che regolano uso e produzione di cannabis sono state unificate nel 2017 in un unico documento: Regolamento sulla Cannabis per uso medicinale e per adulti e legge sulla sicurezza (MAUCRSA), composto da due distinti disegni di legge MCRSA (ex MMRSA), applicato solo alla cannabis medica e la Adult Use of Marijuana Act (AUMA).

Il MAUCRSA rilascia licenze a cittadini maggiorenni (21anni) per coltivare fino a sei piante in casa e possedere un oncia (28gr ca) per uso personale ai giardini collettivi, escludendo quelli per uso personale con un massimo di cinque pazienti, soggetti alla legge statale e il controllo locale.  Il nuovo ordinamento è stato depositato per ridurre le sanzioni penali e imporre un aumento fiscale sulla vendita della cannabis medica, permettere ai controlli locali di supervisionare “ragionevolmente” e ai tribunali di vietare la coltivazione di marijuana medica personale, là dove superi la quantità di cui un paziente ha bisogno.

Un sogno realizzabile?

Un diritto rivendicabile, per cui dovremmo impegnarci come massa critica, attuando quelli che sono prototipi di realtà associative come il Cannabis Cura Sicilia SC, The Hemp Club, Canapantica SC e avviando una campagna informativa sull’autoproduzione e il legame stretto tra il fitocomplesso e le potenzialità terapeutiche dell’infiorescenza. I luoghi culturali, con gli Info Point, sono strumento utile per il paziente intenzionato ad avviare un percorso di autoproduzione ma non di autocura, poiché le figure medico-scientifiche sono sempre di più e diffondono sempre meglio l’informazione reale che evidenzia un discostamento tra efficienza terapeutica e opportunità farmaceutiche.

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