Cannabis medica, la storia di Rossana: “Resto nella mia Calabria per cambiare le cose”

Cari cannabici,

la cronaca di questi giorni ha alternato sequestri di piantagioni a uso personale alla corruzione nelle istituzioni, in particolar modo i “carabinieri di Piacenza” ci hanno posto innanzi al rapporto ffoo-criminali-cittadini. La Calabria è una regione particolare e lo sappiamo in associazione: il Cannabiservice è suddiviso in organizzazioni regionali, per cui si possono confrontare usi e costumi italiani variabili. Questo ci dà modo di far capire come il terapeutico, l’informazione e l’unione siano un’arma vincente in una nazione ignorante.

Di recente, la splendida notizia che alcuni pazienti, associati al Cannabiservice, dopo un controllo da parte dei carabinieri sono stati lasciati andare alla visione della prescrizione medica. Trattamento non scontato anche se corretto e legittimo. Questo perché le divise “sanno esse piuma e sanno esse fero” (cit.), sono la forestale stile ranger Smith e sono la perquisa che non sai se finirà con abuso di potere, vedi Cucchi e Aldrovandi. Come attivisti si prova a interagire con le ffoo, spesso si trovano punti in comune e ci si supporta contro le criminalità organizzate, altri non onorano l’etica che dovrebbero rappresentare e si tramutano in antagonisti del cittadino.

La ‘Ndrangheta è la più complessa e strutturata organizzazione malavitosa a livello internazionale. Dal protocollo antinarcos con la Colombia del 2007, all’arresto di sei latitanti l’altro ieri tra Argentina, Costa Rica e Albania, è la sesta regione in italia per quantitativi di droga sequestrati nel 2018 e reginetta nella cronaca “verde” delle piantagioni scoperte quest’estate.

Aperta la prima sede del Cannabiservice nel cuore pulsante della Sila, Rossana si è trovata ad affrontare situazioni complicate che l’hanno portata a riflettere su quello che significa “restare per cambiare qualcosa”, lottare e crederci ogni giorno.

Rossana è un operatrice olistica a indirizzo energetico, sta terminando la formazione in counseling transpersonale e si dedica al benessere della persona attraverso le cure psicosomatiche. Vive e lavora a San Giovanni in Fiore, come grower e tuttofare per la Jure srl.

Quando hai deciso di aprire un info point e perché? Cosa ti ha convinto del Cannabiservice?

“L’idea di aprire un infoPoint è nata subito dopo il Canapa Mundi 2020 per iniziare a divulgare informazioni corrette ed esaustive.

La quarantena, stranamente positiva, ci ha dato l’opportunità di farlo in via telematica, dando vita così a un focolaio di novità per i calabresi. Difatti erano pochissimi coloro i quali erano a conoscenza della liceità della cannabis terapeutica. Nel giro di poche settimane, moltissime persone si sono iscritte al Cannabiservice per ottenere la prescrizione.

Tutti motivi validi per sposare la causa: aiutare, informare, fare azioni concrete per andare verso la liberalizzazione.”

Qualcuno ti ha creato problemi? Di che genere? perché?

“In un paese piccolo come il mio, all’inizio è stato divertente vedere come tutti rimanessero stupiti nel constatare che la cannabis è medica e che può arrivare legalmente a casa dei pazienti.

Poi qualcuno ha cominciato a spaventarsi, perché la malafede genera cattiveria e ignoranza. Mi hanno dato della spacciatrice, mi hanno accusato di cose assurde. Per poi rendersi effettivamente conto che non solo non sto facendo niente di male ma, anzi, sto aiutando delle persone.”

Rossana si applica tantissimo nel contatto con i pazienti, scrive un articolo sulle patologie sociali e inizia a trasmettere i principi olistici e del counseling diventando un punto di riferimento per tutta l’associazione.

Quali esperienze ti sono capitate dopo che sei diventata vice presidente e ti sei esposta maggiormente?

“Dopo essermi pubblicamente esposta con il Cannabiservice, sono successe sicuramente tante cose belle e altrettante complicate, come il rifiuto da parte di vicini di casa, amici e parenti che tuttora pensano io sia una poco di buono.”

I preconcetti sappiamo tutti sulla nostra pelle come possono condizionare la crescita, lo sviluppo e l’adattabilità all’ambiente circostante. Come possano farci dubitare persino di noi stessi e delle nostre scelte.

Il compagno di Rossana è produttore di canapa e qualcuno ha pensato di unire le informazioni, associazione e coltivazione: i nuovi Bonny e Clide della ganja.

“Una mattina hanno fatto una retata, 20 carabinieri e 4 cani sono andati alla casa dove siamo stati qualche giorno in quarantena, allarmando il quartiere e tutte le persone che ci conoscono. Alcuni pensavano fossimo stati arrestati ed erano scioccati di vederci liberi per strada. Purtroppo non ho potuto denunciare l’abuso di potere perché i vicini hanno affermato che non vivevamo più in quella casa e che non hanno fatto la perquisizione, negando tutto persino di essere venuti a cercare noi.”

“Quella mattina sono state impiegate 22 unità apposite per fare una retata tra la popolazione locale che ha condotto al ritrovamento di 1kg di cannabis in tutto, spendendo una cifra esagerata per un nulla di fatto, quando nello stesso paese girano kg di cocaina scadente che finisce tagliata male anche nelle tasche dei ragazzini. Dai 14 anni in su c’è un uso terribile e demoniaco di droghe sintetiche. E qui la domanda sorge spontanea: perché i carabinieri non fermano davvero chi investe sul mercato nero della droga invece di ostacolare persone innocenti e del tutto dedite all’attivismo senza violenza che combattono la mafia con azioni concrete?

La Calabria, conosciuta per le sue bellezze ma anche per i suoi demoni, con Cannabiservice sta seriamente dando una svolta al fanatismo, all’ignoranza e all’ipocrisia della gente.”

Cosa ti motiva a continuare a guidare l’apertura di nuovi infopoint su tutto il territorio nazionale ma con particolare attenzione alla Calabria?

“Nel 2020 è scandaloso parlare ancora di queste cose: ci sono ragazzini che vengono mandati al Sert solo per avere in tasca due grammi. È giunto il momento di cambiare musica, e per farlo in maniera coerente, duratura e senza violare nessuna legge, si spera che saranno sempre più gli InfoPoint sul territorio, perché c’è bisogno di educare al coraggio e all’informazione vera non veicolata da interessi multinazionali sull’uso di altri tipi di farmaci, che rendono le persone dipendenti e prive di azione propulsiva alla realizzazione di sé stessi.”

Ricordo il 2017 quando il sedicenne di Lavagna si suicidò per 10grammi di hashish e come ho guardato i miei figli in quel giorno. Non è un mondo sicuro per voi.

Se ci fosse meno ignoranza ci sarebbe meno razzismo, sessismo, conformismo, pregiudizi che implicano un prezzo troppo alto per la società in cui viviamo. Una società che vorrei più sicura per i miei figli, che tuteli le loro libertà anziché psichiatrizzare le scelte naturali.

https://www.cannabiservice.net/articoli/patologie-sociali-come-limitazioni

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/lavagna_sedicenne_suicida_hashish_madre_funerali_grazie_guardia_finanza-2261301.html

https://droghe.aduc.it/notizia/italia+protocollo+anti+narcos+calabria+colombia_90385.php

https://it.notizie.yahoo.com/ndrangheta-catturati-6-latitanti-tra-052607296.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/25/carabinieri-piacenza-cosi-il-comandante-chiedeva-piu-arresti-questione-dorgoglio-montella-e-gli-ovuli-di-droga-li-rivendo-a-120-euro/5880268/

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