Analogie inebrianti: canapa o vino?

Una case history di tutto rispetto: Erba del Chianti


Potrebbero sembrare in realtà due mondi molto lontani, ma quanto accomuna da secoli queste piante solo un bravo enologo e il suo alter ego grower possono raccontarvelo. Due piante di origine secolare, le cui prime tracce risalgono fino ai tempi del Neolitico, che nel corso del ‘900 fino ad arrivare ai giorni nostri hanno dato il là ad una cultura della produzione, ma soprattutto del prodotto finito in continua crescita e con clienti sempre più esperti ed esigenti.

La vite e la canapa sono piante che devono tutto al loro territorio, al loro microclima e alla sapiente conoscenza del proprio “coltivatore”. Un raccolto l’anno, nessuna possibilità di errore, le proprie carte e conoscenze giocate al meglio per non “mandare in fumo” mesi di preparazione e bilanci di filiere organizzate. Un ruolo complesso e responsabile.

Una tenuta da sogno nel Chianti, a Impruneta, impreziosita dalle viti e dagli ulivi che da sempre rendono queste terre sinonimo di produzione alimentare di altissima qualità. Qui comincia l’avventura di Erba del Chianti, un marchio nato dall’intuizione di una famiglia di imprenditori locali, che con il territorio in questione ha un legame speciale, quasi viscerale.

Olio e vino, presenti sulle nostre tavole, così come su quelle dei nostri amici, rappresentano il loro orgoglio. Ma da qualche anno a questo motivo di vanto se ne è aggiunto un altro: la canapa.

Tornare a coltivare canapa all’interno della tenuta rappresenta quindi allo stesso tempo la ricerca di un legame con un’epoca passata, ma anche il tentativo di tracciare un futuro per questa terra così generosa.

La canapa di Erba del Chianti – con un tasso di THC che rispetta le disposizioni di legge, a cui si accompagna un alto tasso di CBD, il benefico cannabidiolo – è oggi coltivata con amore e in maniera del tutto naturale sulle colline di Impruneta.

La passione e le analogie con il mondo del vino sono l’essenza di Erba del Chianti. Ecco così che le tre linee di prodotto si chiamano: Classico, SanGiovese e Super Tuscan. A breve anche una serie limitata in formato solo 5gr che non poteva che chiamarsi Magnum.

Ma non solo i nomi riportano al mondo del vino, anche le tecniche e i tempi della coltivazione. 

Leonardo e Niccolò, founder di Erba del Chianti, raccontano di essersi molto ispirati al mondo del vino per ottenere questi risultati.

Cominciando dalla messa a dimora delle piante, sapientemente distanziante in modo tale da consentirne crescita e qualità. Solo i fiori migliori rimangono sulle piante, per fare in modo che il nutrimento arrivi a pochi selezionati. Sicuramente a discapito della capacità produttiva, ma non degli aromi che queste piante del Chianti possono tirare fuori.

La raccolta dei ragazzi di Erba del Chianti avviene esclusivamente a mano, come i migliori grappoli delle più blasonate riserve di vino toscane.

E poi la loro concia. Qui si che si caratterizza la storia di Erba del Chianti. Sono le vecchie cantine della tenuta di famiglia ad ospitare “a testa in giù” i migliori apicali che questo territorio possa offrire. Una vecchia cantina aggiornata dalle più moderne tecnologie di controllo di temperatura e umidità. Il prodotto deve essere al top, in ogni fase. Questa la prerogativa.

Infine la pulizia dei fiori, che non poteva essere diversamente: rigorosamente a mano, per non perdere nemmeno un terpene.

Ci raccontano che è il territorio il loro ingrediente segreto e non potrebbe essere altrimenti. Ma sappiamo bene che la terra, pur ricca e fertile, non basta. La dedizione, la passione, l’amore per il campo e il sapiente lavoro del grower sono fattori altrettanto fondamentali per arrivare ad avere un prodotto così speciale.

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