Pazienti di cannabis delinquenti? Sono le regole ad essere intollerabili

È da quando sono molto piccolo che idealizzo la figura del Medico, ho “scelto” questa professione all’età di 6 anni circa. Forse è per questo che fatico a scindere il lato professionale da quello umano. Evolvendo come professionista e come uomo ho rafforzato la convinzione che tale scissione, in quell’ambito lavorativo ma al contempo missionario, risultava essere più controproducente che facilitatrice. Dopo molti libri fatti di carta, letti, studiati ed imparati, mi sono immerso nel libro più complesso di tutti. Quello della vita umana e delle sue mille sfaccettature.

Ho incontrato politici e nobili, l’élite… ed ho incontrato assassini e trafficanti, i reietti! Erano tutti personaggi di un libro che non si legge, una pièce teatrale unica ed irripetibile, la cui ricchezza più importante è proprio l’intima spiegazione del multiverso umano.

 Ma chi è un delinquente? Gli esseri umani definiscono tale colui che commette un reato, un “fatto umano che aggredisce un bene giuridico ritenuto meritevole di tutela da un legislatore che si muove nel quadro dei valori costituzionali; sempre che la misura dell’aggressione sia tale da far apparire inevitabile il ricorso alla pena”.

E chi è un paziente? In medicina lo concepiamo come una persona affetta da una malattia, e più genericamente chi è affidato alle cure di un medico o di un chirurgo che deve garantirne il miglior stato di salute… e la Salute? Secondo l’OMS, già dal 1948, è “uno stato di completo benessere fisico, sociale e mentale, e non soltanto l’assenza di malattia o di infermità”.

Nell’ultimo periodo, diversi miei pazienti, sono stati dichiarati “delinquenti” e sottoposti a provvedimenti restrittivi della loro libertà. Tutto ciò a seguito del solo fatto di possedere un vegetale la cui unica peculiarità era di essere sprovvisto “dell’OBOLO STATALE di vidimazione”. Le farmacie arrancano ed i pazienti continuano ad aumentare. Come fare, quindi, a rispettare la legge? Allo stato attuale delle cose non risulta essere possibile da parte di alcuna FIGURA GIURIDICA.

L’autoproduzione di Cannabis è proibita ed i protocolli di produzione che le AZIENDE dovrebbero pedissequamente seguire per ottenere le autorizzazioni sono inaccessibili, coperti da SEGRETO MILITARE.

Mi è parso che fosse più lo STATO ad indurre (impunemente) i propri cittadini a commettere un reato e mi sono trovato a riflettere, memore dei principi costituzionali governanti la nostra REPUBBLICA ITALIANA.

Deve la colpa sempre ricadere su coloro che appartengono al volgo? Oppure un altro approccio è possibile? Le leggi non sono forse mutevoli parimenti alle culture? Fu l’Italia, a supporto degli USA, all’inizio del ‘900, ad introdurre (inaspettatamente) il tema Cannabis in quelle conferenze internazionali sugli stupefacenti indette per affrontare esclusivamente la situazione degli oppiacei.

Peccato non leggere, nel documento, alcun riferimento all’Alcool come sostanza psicotropa, eppure, tutti gli scienziati concordano sulla sua maggiore pericolosità per la salute rispetto alla Cannabis. La vite continua ad essere legale e l’autoproduzione del vino è consentita a fini personali. La legge rispecchia la cultura.

Franco Casalone è uno di quegli storici pazienti perseguitati dallo STATO, per la sua inclinazione ad autoprodursi verdure, canapa e vino uscendo dalle logiche del “mercato”. Dagli anni ‘70 Franco si propone di ri-normalizzare l’utilizzo di una pianta che, fino a non molto tempo fa, era una risorsa e non un pericolo. Si è però scornato con paradigmi romani che valgono ancora oggi. Dividi et impera!

Proietto tutto me stesso nel pensiero che sia giunto il tempo dell’unione.

Quel tempo, dove, scrollandoci di dosso la Paura di uno stato Padrone e Persecutore, possiamo finalmente rialzare le nostre teste, riprendendoci insieme quel diritto che ci è stato colposamente negato. Alexandre Dumas diceva: “Tutti per uno e uno per tutti, uniti noi resistiamo, divisi noi cadiamo”.

Rivendichiamo, pacificamente, il diritto ad una vita in armonia con la Natura di cui la Sacra Cannabis fa parte. Il diritto ad un pensiero differente e, per chi lo sente dentro, il diritto a professare un antico culto religioso, quello di Shiva. Dopotutto, anche la Scienza è dalla nostra parte.

Con profonda speranza, un saluto ed un abbraccio a tutti in una rinnovata unità.
Hara Hara Mahadeva.


Art. 2 “La REPUBBLICA riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Art. 3 “È compito della REPUBBLICA rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Art. 32 “La REPUBBLICA tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.


Simone Fagherazzi, presidente Associazione Tara

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