Cannabis terapeutica vittima del pregiudizio. In Uk, come in Italia, le prescrizioni sono troppo poche

Dopo circa 20 mesi dalla legalizzazione della cannabis terapeutica nel Regno Unito, le prescrizioni non hanno i numeri che si speravano. Complice lo scetticismo dei medici e le poche informazioni, i pazienti non riescono ad accedere alle cure che gli spetterebbero, almeno per alleviare i sintomi curabili con la cannabis.

Lo dice uno studio condotto dall’Imperial College London e dalla London School of Economics and Drug Science che cerca di indagare anche le cause di questo insuccesso.

Secondo i dati raccolti, non risulta quasi nessuna prescrizione per cannabis tramite il sistema sanitario nel’ultimo anno e si sono registrati meno di 100 acquisti da fornitori privati, oltretutto relativi a prodotti che costano almeno 1.000 dollari al mese.  Eppure i malati continuano a curarsi con la cannabis. Soltanto che lo fanno auto-prescrivondosi prodotti illegali a base di cannabis ad uso medico e rivolgendosi al mercato nero (sono stati stimati circa 1.4 milioni di utenti). Una vera sconfitta per il sistema sanitario.

Ad esempio, sappiamo che molti genitori di bambini con epilessia infantile grave che non risponde ad altre terapie – e che rientra fra le patologie per cui la cannabis terapeutica si è dimostrata efficace ed è autorizzata – si spostano oltreoceano per ottenere i farmaci perché non riescono ad ottenerla in patria.

Insomma le cifre parlano chiaro e mostrano che in Inghilterra l’aggiornamento sulla cannabis terapeutica c’è stato soltanto a livello legislativo ma non nella pratica.

Una situazione che ricorda quella dell’Italia dove la cannabis terapeutica è legale e prescrivibile da 10 anni ma non è così diffusa come dovrebbe. Le cause? I pregiudizi, la poca informazione, lo scetticismo, la carenza di materia prima e gli interessi economici. Possiamo ancora cambiare le cose.

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