“Va dove ti porta la cannabis!” Intervista ‘immaginaria’ a Giacomo Castana

“La Vita è così dannatamente difficile e complessa se la guardi come la guarda un uomo, dialogare con un vegetale è decisamente più semplice”. 

C’è chi parla con gli uomini con grande soddisfazione, chi preferisce dialogare con gli animali e chi trova più soddisfazione a farlo con i vegetali. Ma non pensate che sia un po’ svitato, forse è il più sano fra tutti noi. Perché Giacomo Castana, 28 anni, ha fatto una scelta di campo e in controtendenza di questi tempi, studiando – tanto e bene – l’etnobotanica, cioè la relazioni tra esseri umani e vegetali. Girando l’Italia in bicicletta ha visto, sentito e toccato tanto da sentirsi parte del nostro Paesaggio e non solo un ospite. Cosa ha imparato? In questo dialogo immaginario, in cui la nostra amata pianta veste i panni di un intervistatore d’eccezione, Giacomo prova a spiegarci il suo punto di vista, sempre dalla parte dei vegetali. “I popoli antichi – spiega – ci insegnano che parlare di un Luogo significa parlare di sé. Oggi è la scienza a spiegarci che l’interazione tra uomini e piante è possibile “solo” come conseguenza di logiche vegetali: tutti sappiamo che senza l’ossigeno, l’uomo non avrebbe nessuna chanche di sopravvivenza, ma questa storia è stata talmente utilizzata da non avere più nessun effetto sulla sensibilità di tutti noi. Il coraggio del progetto “Prospettive Vegetali” è quello di non arretrare quando c’è da entrare nel merito della nostra dipendenza dal regno vegetale. E’ solo interrogando quel poco che resta della naturalezza, che ci si può rendere conto di come ci relazioniamo agli organismi che ci permettono di vivere”. 

C: “Le piante sono diventati i tuoi maestri e le tue guide”

G: “Statemi a sentire, nell’ignorare ripetutamente le piante commettiamo l’errore di credere di escluderci dal dialogo con esse. E’ inevitabile che le piante siano le nostre più grandi maestre. L’umanità è pressochè tarantolata dalla presenza vegetale, ma non ne ha più nemmeno il sospetto. Ed è per questo che quando ne scopre tutta la sua forza selvatica, inevitabilmente la teme e la condanna: perché non la conosce, ne’ la sa indagare. Questa forza selvatica è ciò che ci ha permesso di evolverci, ed è importante che ognuno di noi permetta al proprio grado di sensibilità di crescere e di svilupparsi, così che con lo studio e l’esperienza, si impari ad osservare e tradurre questo costante flusso di informazioni alle quali siamo inevitabilmente soggetti”.

C: “Sei stato piuttosto chiaro. Ma inizialmente da dove sei partito con le tue ricerche?”

G: “L’Etnobotanica, indagando i più ancestrali comportamenti che l’uomo ha nei confronti dei vegetali, ti insegna ad empatizzare, a domandare, ad osservare i gesti e notare le intenzioni. Con l’Etnobotanica si impara a pesare il valore del tempo e dei dettagli, così da comportarsi in conseguenza ad un unico criterio bio-logico, che è quello di assecondare i suggerimenti della Natura, ovvero permetterle di manifestarsi nella forma più simile a quella da lei stessa immaginata. Sto lavorando incessantemente da 3 anni perché le mie ricerche e la mia capacità di trasferire questo tipo di empatia verso i vegetali, vengano riconosciuti come una competenza con la C maiuscola, così da permettermi di creare molteplici gruppi di ricerca e di lavoro”.

C: Finora come hai fatto a gestire tutto da solo? Il coordinamento di 4 canali social ed il website, il programma di viaggio, le telefonate, le mail, la ricerca di fondi, il videomaking ed il montaggio, la scrittura, l’auto-promozione, le iniziative e le collaborazioni…

G: “Dall’esterno tutti pensano che sia stato l’unico artefice del successo di questo progetto, ma si sbagliano di grosso perchè la Cannabis è stata con me in ogni momento: mi ha dato il coraggio e la forza di partire promettendomi che non mi avrebbe mai tradito, ma anzi che mi avrebbe guidato proprio là dove entrambi vogliamo arrivare. Mi ha ispirato, per formulare una strategia di crescita quando non potevo contare su nessun tipo di forza economica; mi ha alleggerito dalla fatica quando ho passato intere giornate a lavorare alienato davanti agli schermi di tre cellulari, fino a farmi compagnia duranti i lunghi viaggi in solitaria. Nel documentario che ho girato, un intervistato dice che in Italia avremmo bisogno di una scuola che ci aiuti a riconoscere la propria pianta “Salva Vita”, quella pianta con cui relazionarsi per comprendere come superare le difficoltà ed i momenti bui. Ecco, nel mio caso la Cannabis mi ha permesso di cominciare a scoprire ed esplicitare tutti i miei talenti. Ed ora che la mia capacità comunicativa si affina sempre di più, è lei ad aver bisogno di me. E sono pronto a tutto pur di veder riconosciuta la sua medicina e la sua utilità a 360 gradi”.

C: “Sei convinto di poter fare la differenza perché il mondo vegetale torni ad essere “visto e percepito” da un’umanità scientificamente malata di “Plant Blindess”: cecità alle piante”

G: “Ad inizio 2018, ho lanciato il progetto “Prospettive Vegetali” iniziando a condividere le mie ricerche etnobotaniche sui canali social, fino a raccogliere 260 interviste, dando in seguito vita al documentario “Botanica per tutti” che ora sto proiettando in tutta Italia incontrando migliaia e migliaia di persone. Sin dal primo giorno ho pensato a come offrire a quante più persone possibili esperienze e strumenti utili per interrogare autonomamente il mondo vegetale. E’ solo così che uno scettico potrà ricredersi anche sulla Cannabis: mostrandogli ad esempio, che il suo effetto più stupefacente sia la capacità di suonare ed interagire con noi sul piano chimico ed elettromagnetico”.

C: “Si può vivere un’esperienza oggettiva della relazione di cui parli con le piante?”

G: “Centinaia di persone sono state testimoni durante i miei eventi dell’interazione autentica che esiste tra uomini e piante: solo ieri un ragazzino di 9 anni mi ha chiesto di far suonare un Aloe. Dopo aver applicato gli elettrodi capaci di rilevare la differenza di potenziale tra foglie e radici, la pianta ha scelto di rimanere in silenzio per un paio di minuti davanti a 40 persone testimoni. E’ bastato che il ragazzino prendesse in mano una bottiglia, perchè la pianta cominciasse a suonare, per poi estendere una lunghissima nota di ringraziamento quando finalmente l’acqua ha raggiunto le sue radici. Abbiamo bisogno di relazionarci alle piante come ci si relaziona a un fratello, una madre, un nonno, uno zio. Le piante sono gravemente malate, e dovremmo cominciare a prenderci cura di loro, se desideriamo scoprire davvero cosa si intende vivere nel benessere. Secondo quale logica neghiamo le prospettive a piante utili e vigorose come la Cannabis? Se osservassimo lo stato di salute delle piante come facciamo con le persone, spargeremmo semi, pianteremmo alberi, restituiremmo alla terra il respiro e la permeabilità, così che tutto ritorni naturalmente fertile!! Uomini e piante sono un’unica famiglia. Ma in quanti siamo ad accorgerci che miliardi di semi germogliano in tutte le stagioni, là dove sono stati portati dal vento?. Ognuno di loro ha un senso, una memoria, e delle informazioni di vitale importanza”.

C: “Come gestisci questa prima piccola visibilità che sei riuscito a costruirti?”

G: “Il fatto che sia riuscito a completare una ricerca su un tema così importante e vasto, su scala nazionale, grazie al coinvolgimento ed al supporto di migliaia e migliaia di persone, mi ha permesso di trovare il coraggio di espormi su tematiche delicate che precedentemente non volevo danneggiassero in alcun modo la credibilità delle mie ricerche. Sto parlando in particolar modo della Cannabis. Una pianta di cui si dovrebbe cominciare a parlare a partire dal fatto che proprio la sua più discussa molecola, il THC, è una delle prime ragioni della sopravvivenza dei neonati umani nella fase di allattamento. Altro che ossigeno: ogni donna produce naturalmente molecole di THC nel proprio latte materno, perché se i neonati non lo ricevessero, non imparerebbero a mangiare e di conseguenza non avrebbero desiderio di farlo, causando danni di vasta portata (European Journal of Pharmacology, 2004)”.

C: “Un approccio ancora una volta differente…”

G: “Un etnobotanico, studiando le relazioni tra uomini e piante non può che partire da questa evidente coevoluzione uomo-pianta per parlare di Cannabis e di THC. Questo studio dimostra infatti che THC è parte integrante del nostro benessere non solo quando lo si “provoca” attraverso l’assunzione del derivato vegetale, ma addirittura perché è il nostro stesso organismo a produrlo. Anche il botanico Michael Pollan nel libro “La botanica del desiderio” spiega con l’esempio del nipotino che ti corre incontro felice, che il nostro sistema endocannabinoide è in grado di attivarsi quando prova una “Gioia Profonda”, al pari di quanto provocato dalla molecola prodotta dalla Cannabis. Ma come per ogni possibilità insolita, serve un’educazione e servono dei maestri perché essa sia usata al meglio. Perchè certo, persino la “Gioia Profonda” può trasformarsi in assuefazione. Ma questo non può e non deve trasformarsi in un pretesto per renderla illegale. Il mio progetto vuole essere pionieristico anche in questo, perché, testimone del fatto che chi lo conduce non ha mai fumato THC, credendo di risolvere i propri problemi prendendo una scorciatoia. Al contrario, la Cannabis mi spinge a mantenere il contatto con l’essenza della Vita, con il momento della nascita e con il desiderio di realizzarsi. Tutte le volte che la fumo, il THC mi sprona a fare di tutto per realizzare i miei sogni”.

C: “Fumarla, praticamente una condanna per chi è subito pronto a giudicare”

G:” Nonostante sia dimostrato che la Cannabis abbia effetti “miracolosi” sul nostro sistema nervoso ogni volta che viene assunta (da chi ne ha più bisogno, e da chi non), il fatto che fumarla sia la pratica più diffusa (perché è la più rapida), sembra che ne cancelli qualsiasi aspetto positivo. Il che è ingiustificabile, perché proprio in Italia il 22% della popolazione fuma regolarmente tabacco, causando 83000 morti all’anno. La realtà è che la Cannabis deve essere in qualche modo screditata per non permettere a materie come l’Etnobotanica di dare risposte risposte troppo concrete in chiave di benessere ecologico: non esiste un altra pianta così clamorosamente “fatta per l’uomo”. La Cannabis ha così tanti talenti da offrirci tutto quello di cui un uomo ha bisogno per l’autosufficienza: il nutrimento, la medicina, la miglior fibra per costruire e vestirsi, l’energia alternativa, la veterinaria, la rusticità della coltivazione, il rito.”

C: “E allora come si esce da questa fase di stallo?”

G: “La Cannabis oggi, ci chiede di liberarla coinvolgendo nel dibattito i nostri genitori, o più in generale le persone che spesso hanno una posizione molto distante dalla reale conoscenza dell’argomento. Aiutiamo le persone che più ci amano a superare il pregiudizio, facendo comprendere loro le ragioni di questa battaglia che tutto è, fuorché una battaglia pro-sballo. E’ facendo leva sull’autenticità delle nostre relazioni che faremo capire l’urgenza che questo paese ha di ripartire da sé, dalle proprie piante (sì, la Cannabis in Italia cresce meglio che in qualsiasi altra parte del mondo), coinvolgendo i giovani, sfidandoli ad innovare un mercato che attende di essere riscoperto per il bene di tutti”.

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