La cannabis medica è una urgenza di serie A – Lettera aperta a Roberto Speranza

Ill.mo Ministro della Roberto Speranza,
le scrivo a nome di COMITATO PAZIENTI CANNABIS MEDICA, associazione di pazienti
che ha sede in Sicilia, ma che opera su tutto il territorio nazionale, che promuove e
sostiene la tutela giuridico sociale e sanitaria di tutti i malati, invalidi e portatori di
handicap, attraverso attività di informazione sulla possibilità terapeutica legata alla
cannabis ad uso medico.

Siamo in contatto con il Ministero da troppo tempo per non avere avuto risposte
concrete, anzi, assistendo alla crescita dei mercati nazionali europei, come quello
tedesco, mentre in Italia abbiamo assistito, in un momento di crisi medica mondiale, ad
un restringimento dell’accesso alla cannabis medica, da parte dei malati. Questo poco
prima della ricollocazione, da parte dell’ONU dietro spinta dell’OMS, della cannabis nella
tabella dei farmaci, eliminandola, di fatto, dalla tabella delle droghe di abuso.

Come Lei sa, i problemi che abbiamo più volte evidenziato sono:
– L’insufficienza dell’offerta in Italia di cannabis medica
– L’inefficacia ed inefficienza del piano di approvvigionamento Italiano
– La difficoltà di accesso alle cure
– La limitazione delle possibilità di ricerca legate alla cannabis medica
– L’assenza di formazione sulla cannabis come medicina
– L’assenza di armonizzazione di trattamento dei pazienti nelle differenti regioni
– La continua sottovalutazione del mercato medico
– Le opportunità che offre la legge e i casi di successo internazionali, replicabili a
legge vigente.

Le nostre richieste come rappresentanti dei pazienti, di medici , farmacisti, e ricercatori
che fine hanno fatto?

Le quantità di cannabis sono insufficienti. Attraverso il progetto di Firenze, il ministero
della salute aveva previsto una produzione, per il 2020, di 500 kilogrammi di
infiorescenze di cannabis. Dallo stabilimento di Firenze sono usciti solo 150 kilogrammi
di cui 50 FM2 e 100 di importazione. In base alle patologie trattabili con la cannabis
medica, le stime della domanda di infiorescenze potrebbero valere 7.000 tonnellate
annue, per 20 milioni di pazienti. Ci sono aziende sanitarie, le cui forniture previste,
comunicate a fine 2020, non sono state rispettate e, ad oggi, non sono definiti tempi di
consegna per la cannabis medica. Per esempio, ci sono aziende sanitarie che da sei
mesi non ricevono la varietà FM2.

Visto l’art. 18 quater, del decreto legge del 16 ottobre 2017 n 184, recante disposizioni in
materia di Produzione e trasformazione di cannabis per uso medico, lo Stabilimento
chimico farmaceutico militare di Firenze, non è riuscito:
– a soddisfare il fabbisogno nazionale di cannabis per uso medico
– ad assicurare la continuità terapeutica
– a realizzare studi clinici Pubblicati
– a realizzare programmi obbligatori di formazione continua in medicina per
l’aggiornamento periodico del personale medico, sanitario, sociosanitario e in
questo modo ha contribuito ad una disinformazione penalizzando i malati
– non sono state rilasciate nuove autorizzazioni alle importazioni a nuove aziende
per la cannabis medica;
– non sono state rilasciate altre autorizzazioni per la coltivazione di cannabis
medica e l’unica autorizzazione di cui si è avuto notizia tramite i giornali riguarda
la produzione di cannabis per CBD, senza THC; non ci sono dubbi, ormai, circa la
superiorità in termini di efficacia e sicurezza dell’intero fitocomplesso
– Non vengono rilasciate autorizzazioni per l’importazione, né per la produzione
interna di altre varietà di cannabis medica di grado farmaceutico

Si assiste ad una marginalizzazione delle attività legate alla diffusione di informazione,
date dai provvedimenti attuati nei confronti di farmacie specializzate nella cannabis
medica e alle limitazioni imposte nella consegna a domicilio dei preparati farmaceutici.
Purtroppo, l’insieme dei punti sopra elencati genera una serie di criticità per i malati.
I Medici non sono formati e i pazienti faticano a trovare specialisti di riferimento, in grado
di indirizzarli verso la terapia individuale più appropriata.

I farmacisti non sono formati e i pazienti faticano a trovare farmacie in grado di allestire il
farmaco galenico in maniera adeguata.

I pazienti non hanno lo stesso trattamento da regione a regione. Troviamo regioni dove è
prescrivibile la cannabis a pagamento per l’emicrania, troviamo anche regioni dove, non
viene applicata la rimborsabilità, neppure per le poche patologie riconosciute a livello
locale e nazionale.

La cannabis medica, un mercato dal valore potenziale stimabile tra i 30 e gli 80 miliardi di
Euro annui, ha generato un forte interesse tra numerosi comuni Italiani, da nord a sud,
per accogliere progettualità sulla coltivazione di cannabis. Questi numeri non sono
paragonabili alle cifre stanziate dal ministero della salute. Le somme stanziate, di poco
superiori a 2 milioni di euro annui, per la produzione e importazione di cannabis medica,
hanno dimostrato di non essere sufficienti e di non avere risposto a nessun obiettivo
prefissato.

I costi sostenuti sono doppi rispetto ai valori medi di mercato. Come è possibile? come
sono stati spesi questi soldi? Una attività di Auditing interno potrebbe avviare processi di
efficientamento sui costi. Deve essere fissato un benchmark per il prezzo di acquisto
della cannabis e la modalità di calcolo deve essere trasparente.

Il costo stabilito per l’ acquisto della cannabis prodotto dallo Stabilimento di Firenze, pari
a 5,93 euro al grammo, è pari a più del doppio del costo medio di mercato che si aggira
tra i 2,00 e i 2,50 euro al grammo.

Un altro problema emerso, oltre al pricing fuori mercato di acquisto della cannabis da
parte del ministero, sono le stime sul mercato farmaceutico.

Una stima attendibile dei potenziali fruitori di terapie a base di cannabis medica sono 20
milioni di Italiani, per 7.300 tonnellate di cannabis annui. Le stime attuali non sono
significativamente paragonabili ai numeri effettivi.

Non servono più nuovi progetti, ma nuovi modelli di sviluppo medico scientifico ed
industriale, le competenze del ministero devono sviluppare le progettualità, abbozzate
con il decreto Lorenzin nel 2015.

Alla luce di tali considerazioni, chiediamo che venga istituito al più presto e di poter
partecipare al tavolo tecnico presso il ministero della salute, in qualità di rappresentanti di
pazienti, medici e farmacisti. Siamo a conoscenza degli incontri che si stanno svolgendo
presso il Vostro Ministero, al fine di risolvere i problemi sopra evidenziati; problemi, per
cui sono già disponibili i professionisti e i progetti, già presentati al ministero nel luglio
2020 per proporre le soluzioni ai problemi sopra elencati.

Restando in attesa di un Suo cortese riscontro, porgo i miei più cordiali saluti,
Santa Sarta – Comitato Pazienti Cannabis Medica

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