Cannabis, a che punto siamo in Europa (e il treno che l’Italia non può perdere)

Emanuele Bertea – PQE Group, Business Development Manager

Giampaolo Mazzuca – PQE Group, Partner – VP Cultural Brand Ambassador & Ibero America BD & Operations

Un evento continentale per approfondire lo stato dell’arte, analizzare status e flussi e riflettere sul futuro. Organizzato da World Class Business Leaders, nei giorni 22 e 23 Giugno 2021 si è tenuto a Francoforte, in Germania, l’evento annuale “Cannabis Business Europe 2021”. L’evento – di portata globale ed aperto a chiunque volesse comprendere meglio l’ingresso nel mondo Cannabis industriale in Europa – ha visto la partecipazione di stakeholder dell’intero panorama Cannabis: dall’ambito ricreativo all’industriale e senza dimenticare la Cannabis Terapeutica. Attraverso le presentazioni di numerosi case-study, l’organizzazione di tavole rotonde interattive e workshop pratici, è stato evidenziato lo status attuale in Europa.

L’evento ha ospitato oltre 200 partecipanti per lo più, data anche la location scelta, provenienti dalla Germania e dalla Francia. In misura minore, ma comunque considerevole, anche le presenze dalla Polonia. Ha suscitato perplessità la scarsissima partecipazione di rappresentanti italiani del settore (considerato che questa edizione inglobava anche l’evento mediterraneo organizzato a Roma nel 2020 ed annullato a causa della pandemia), fatto salvo singoli farmacisti galenici, piccoli imprenditori del settore industriale e la presenza di consulenti PQE Group (esperienza in ambito Quality&Compliance nel settore Life-Science).

Il grafico che segue fa comprendere meglio la presenza e la partecipazione dei singoli stati coinvolti: 

Notevole interesse hanno riscosso le relazioni legate al mercato della Germania, principalmente per il fatto che lo stato tedesco ha recentemente rilasciato le prime tre licenze di produzione con un piano quadriennale e una equa suddivisione dei 13 lotti di fornitura alle aziende vincitrici del bando: Aphria, Aurora, Demecan. Degno di considerazione è il fatto che su un totale di quasi 80 candidati (compresi produttori teutonici) abbiano vinto il bando due aziende di origine canadese (con le proprie realtà produttive dislocate anche in Germania) e una tedesca.

Il Presidente del BfArM (ente regolatorio Tedesco – Istituto federale tedesco per i farmaci e i dispositivi medici) prof. Karl Broich nel comunicato stampa in occasione della conclusione della procedura di aggiudicazione ha dichiarato: “Questo passaggio è un importante contributo al miglioramento della situazione relativa alla fornitura. La riuscita finalizzazione del bando comporta che la coltivazione di cannabis di qualità farmaceutica in Germania potrebbe da ora essere pienamente e rapidamente implementata”.

Sebbene la fornitura di materia prima, anche nel territorio tedesco, non soddisfa pienamente il fabbisogno dei pazienti residenti in Germania, il governo ha aperto le porte all’importazione, acquistando così la differenza di prodotto da aziende coltivatrici di derivazione olandese, portoghese e canadese e garantendo in tal modo la necessaria fornitura di cure.

Secondo uno studio condotto dalla nota società di analisi del settore, Prohibitions Partners, e presentato in occasione dell’evento a Francoforte dalla farmaceutica tedesca Sanity Group, l’attuale volume di affari globale legato non solo al settore terapeutico, vanta oggi $ 180 B e nel solo mercato Europeo si tradurrebbe in una esponenziale crescita prevedendo il raggiungimento di oltre $152 B nei prossimi otto anni. 

Occorre quindi rimarcare quanto, oltre all’elevato apporto clinico e medico-scientifico, questi numeri debbano far pensare agli enormi vantaggi industriali e socio-economici che si prospetterebbero anche sul territorio italiano (il sud!), soprattutto in termini di opportunità di sviluppo industriale, crescita economica e commerciale, incremento dei posti di lavoro e diffusione del benessere (in una modalità che si potrebbe definire totalmente green).

Attualmente le attivissime realtà associazionistiche locali, per lo più composte da pazienti e privati sostenitori, perseverano nella propria campagna di sensibilizzazione (purtroppo ancora molto ideologica) verso il Governo Italiano. Lo scorso 30 giugno una delegazione di pazienti in cura con cannabis terapeutica ha manifestato il proprio dissenso di fronte alle sedi del Ministero della Salute, denunciando la carenza di preparati rispetto al reale fabbisogno terapeutico nazionale e rimarcando la disponibilità a una apertura alla coltivazione. Consentire la produzione di quantitativi tali da soddisfare la richiesta nazionale e, addirittura, poter esportare in tutto mondo, riuscirebbe infatti a portare un vero e proprio beneficio, come già detto e ribadito, anche per l’economia e l’occupazione (da mettere in evidenza l’iniziativa della Regione Sicilia che ha autorizzato l’avvio di progetti per la produzione e la fornitura di Cannabis Terapeutica in convenzione con le imprese presenti sul proprio territorio). 

Una buona notizia: nel 2020 Coldiretti ha dichiarato che, nell’arco di 5 anni, i terreni coltivati sono aumentati di dieci volte: da 400 ettari nel 2013 a quasi 4mila nel 2018. Gli investimenti (giro affari di circa 40 mln di euro) sono stati effettuati in Piemonte, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, concentrandosi principalmente nelle regioni del sud Italia (Sicilia, Puglia, Basilicata e Sardegna) dato il clima e la posizione geografica nettamente favorevoli alla coltivazione di un prodotto come la Cannabis.

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