Scontro Chiesa-Stato sulla legalizzazione in Argentina. Quanta ipocrisia!

Agosto hot per la cannabis in Argentina. Il presidente Alberto Fernandez si era già esposto sul tema controverso della marijuana, concedendo l’autoproduzione ai pazienti iscritti al Registro per il Programma Cannabis (Reprocann) e rilasciando frequenti dichiarazioni a favore dell’uso ricreativo. La Conferenza Episcopale Argentina ha risposto all’ultima dichiarazione del Presidente con una dichiarazione netta: è “ipocrita” pensare alla legalizzazione della marijuana in un paese afflitto dalla povertà.

L’11 agosto, il Presidente Fernandez, ospite ad una popolare trasmissione radiofonica argentina, Filo News con Julio Leiva, aveva dichiarato che bisognava “aprire un dibattito sulla legalizzazione della marijuana. L’alcol fa molto più male e nessuno ne risente”. Osservando i paesi dove la legalizzazione è un successo, ammette di guardare “con grande interesse a ciò che sta accadendo in Uruguay”.

Il presidente Fernandez, pur consapevole dell’esistenza di problematiche ben più consistenti in Argentina, aggiunge che: “Ci sono alcune cose di cui non ha senso discutere, invece l’uso di marijuana è molto diffuso” per cui vale la pena affrontare il discorso. Non è tutto aggiornato sulle direttive dell’ONU e le opinioni dell’OMS quando sostiene che la cannabis “è una droga che nuoce alla salute” ma poi aggiunge “ma il nostro problema è con l’abuso di alcol, non con il consumo di marijuana”. Quindi il problema è comunque altrove e la legalizzazione non è un problema, piuttosto una soluzione.

Argentina, terra natia di Papa Bergoglio. La Chiesa si è sentita in dovere di controbattere.
Pochi giorni dopo l’intervista di Fernandez a Filo News, la Commissione nazionale per la Pastorale delle dipendenze e della tossicodipendenza della Conferenza episcopale argentina (Cea) risponde al Presidente argentino definendo “ipocrita” l’interesse dello Stato per la legalizzazione della marijuana. Leggiamo nel comunicato: “Nel contesto della povertà e dell’indigenza vissuta da centinaia di migliaia di adolescenti e giovani che non possono aspirare a una formazione seria o a un lavoro dignitoso, frutto di decenni di ignorarlo”.

Secondo le ultime stime, quasi il 70% dei bambini e dei giovani argentini vive al di sotto della soglia di povertà e oltre tre milioni di persone vivono negli oltre 4.000 slum del paese senza acqua, fognature, elettricità, istruzione o spazi per il ricreativi.

I mittenti hanno la loro esperienza sul campo, difatti, la Commissione per le dipendenze della Chiesa, finanziata nel 2008 dall’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, ora papa Francesco, sovrintende a diverse dozzine di Hogares de Cristo – o Christ Homes – in Argentina. In questi luoghi, in modo volontariale, vengono assistite persone afflitte da problematiche di tossicodipendenza.

“Chi di noi vive e lavora nei quartieri popolari (non siamo turisti) conosce i danni che alcol e marijuana provocano a bambini, adolescenti e giovani abbandonati al loro destino da uno Stato liberale”, si legge nel comunicato. “Senza molto aiuto per loro per realizzare la loro vita come Dio voleva, finiscono nella trappola della droga che li condizionerà per la vita”.

Certo la posizione estrema della chiesa cattolica non tiene conto che il proibizionismo ha comparato la cannabis, riconosciuta come medicina dalla storia alla scienza, alle droghe pesanti come il paco. Il paco, che gira negli slum dei quartieri poveri, è una miscela di cocaina grezza tagliata con sostanze chimiche, colla, vetro frantumato e veleno per topi che crea una forte dipendenza. E’ lo scarto delle narcocucine che producono cocaina destinate agli Stati Uniti e all’Europa. I suoi consumatori sono chiamati muertos vivientes, i morti viventi. Il narcotraffico è la piaga reale.

La CEA propone di risolvere territorialmente dando la priorità al problema della povertà, trovando un “vero modo in cui questi giovani possano avere accesso ad un lavoro dignitoso (anche, ndr) nei quartieri più poveri”

Ricordando al Presidente Fernandez che a ridosso del termine del mandato governativo “l’aspetto borghese dei settori ufficiali e dell’opposizione non ha nulla a che fare con un senso della vita integrale e popolare”.

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