Il “rosin” spiegato dall’Ansa – La liberalizzazione passa attraverso la cultura

Siamo abituati a leggere tante fake news nelle rassegna stampa quando si parla di cannabis, le foto di sequestri bizzarri come la pasta di canapa, agricoltori arrestati come narcotrafficanti e conteggi di marijuana per dosi. Nell’epoca della liberalizzazione della cannabis si procede per gradi, anche attraverso l’informazione distorta, si affrontano nuovi argomenti, nuovi termini propri della cultura cannabica.

Per esempio l’Ansa ha scoperto il “rosin”.

Ancona, 12 novembre, un 30enne italiano viene arrestato dalla polizia locale in possesso di 2kg e mezzo di droga tra hashish, marijuana e “una modica quantità (di prova) di una nuova sostanza stupefacente, denominata “rosin””.

L’estrazione rinvenuta sembra essere, secondo Ansa, “ricavata artigianalmente dallo stesso arrestato, attraverso un procedimento di lavorazione della marijuana impastata con l’acqua calda. La “rosin” è un inedito modo di separazione della resina di canapa sativa senza l’utilizzo di solventi che si sta diffondendo tra gli assuntori”.

Ma che cosa è il Rosin? Un metodo di estrazione solvent less (senza solventi).

foto 1 (macchina per estrazione rosin)

Definita “resina di canapa sativa” dall’agenzia di stampa, il “rosin” è descritto nei passaggi del procedimento di separazione in maniera accurata. In realtà questa trasformazione è una tecnica molto nota agli amanti della cultura cannabica, ci sono tanti siti dove se ne parla e le piastre, strumento di lavorazione, sono vendute online. Le estrazioni poi sono prodotti ricercati per la purezza del risultato, legata alla quantità di resina, materia vegetale e concentrazione dei cannabinoidi.

Il rosin è il risultato di un’estrazione senza solventi, al contrario dei procedimenti che prevedono l’utilizzo di alcol o butano (BHO), quindi molto più sicuro nella lavorazione e nel consumo. Il procedimento prevede una combinazione di calore e pressione all’interno di una piastra che “schiaccia” la materia prima (vedi foto 1). A livello industriale si utilizzano macchinari specifici, chi si cimenta in un arrangiamento domestico si accontenta un ferro da stiro o una piastra per capelli e carta forno. La materia prima può essere infiorescenza secca, fresca o estrazione di estrazione, tuttavia come tecnica solventless rispetta il livello terpenico della stessa.

L’articolo dell’Ansa motiva la scelta del metodo estrattivo: “I motivi dell’utilizzo di tale tecnica sono la facilità, il basso costo e la qualità del prodotto. Per produrre olio di canapa con la tecnica “rosin”, bisogna applicare una forte fonte di calore e pressione sulle foglie di cannabis (di solito si usa il ferro da stiro o la piastra per capelli e la carta forno) in modo tale che in pochi secondi la resina cbd si separa formando piccole gocce, cioè l’olio di canapa”.

Non è propriamente corretto definire il ‘rosin’ olio poiché non proviene dalla spremitura del seme bensì dallo “schiacciamento” dell’infiorescenza ad una temperatura che oscilla tra i 78° e i 121°, oltre i quali si perderebbe il profilo terpenico. Difatti, Ansa conferma: “La temperatura non deve essere troppo alta altrimenti si perdono più cannabinoidi e terpeni per via della vaporizzazione nel processo, ma nonostante questo la purezza del prodotto sarà sempre maggiore”.

La liberalizzazione passa anche attraverso lo sdoganamento di nuovi concetti per il grande pubblico. Speriamo presto di leggere di nuove tecniche estrattive tra le news delle principali agenzie stampa.

 

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