Social Club a Malta? E’ solo questione di tempo

Malta progressista non solo protende per la depenalizzazione dell’uso personale e l’autoproduzione ma incentiva la creazione di associazioni di consumatori per produzioni collettive.

La legge attualmente in vigore, sanziona il possesso per uso personale fino a 3,5 grammi con una multa pecuniaria che va dai 50 ai 100 euro. La Bill n. 241 per la regolamentazione dell’uso responsabile della cannabis, depenalizza ulteriormente il consumo in privato, eleva la tolleranza a 7/50gr cadauno ma vieta categoricamente l’assunzione in pubblico.

Il primo obiettivo è contrastare il narcotraffico

Owen Bonnici, attuale Ministro per la ricerca, l’innovazione e il coordinamento del post-COVID-19, nelle sue dichiarazioni spiega molto chiaramente come la legge miri alla depenalizzazione della cannabis limitatamente all’uso personale e all’introduzione organizzazioni di cittadini che possano autoprodurre, tutto questo con l’obiettivo di contrastare il mercato nero.

I sostenitori della legge, la maggior parte dei maltesi, laburisti ed opposizione inclusi, parlano di prodotto sicuro e di maggiori garanzie per il consumatore, mantenendo alcuni contrasti sulle modalità di liberalizzazione. Coloro che sono critici, al contrario, una minoranza rumorosa, si accodano alle  ne aumenterebbe l’uso e il rischio per i giovani e gli automobilisti.

La legge n.241: possesso personale da 7 a 50g e autoproduzione di 4 piante.

La legge maltese pro-cannabis autorizzerebbe i cittadini adulti a possedere fino a 7gr nei controlli random in aree pubbliche, senza rischio di arresto o confisca, mentre in casa un maggiorenne può conservare fino a 50gr di cannabis ad alto THC.

La produzione a uso personale domestica prevede un limite di quattro piante di cannabis a nucleo familiare, non per persona. Come in altri processi di legalizzazione, si tutela il consumatore fin tanto che non implichi terzi, soprattutto minori, con particolare attenzione alla condanna di istigazione e commercio, tutto è lecito nei limiti del senso più stretto di “uso personale”.

Per tanto le piante non devono essere visibili da altri luoghi, non possono crescere sui balconi e il consumo in strada continua ad essere reato.

Nei social club, invece, si è tra membri di una stessa associazione, adulti e consapevoli, ove con una produzione collettiva si possono soddisfare le esigenze di un maggior numero di cittadini. All’interno di questi circoli si può consumare cannabis e partecipare ad attività sociali. Il quantitativo massimo ritirabile dall’associazione è di 50 gr al mese per ciascun iscritto regolarmente.

Non fumare in pubblico

Come detto, tutto è lecito nei limiti del senso più stretto di “uso personale”, per cui non si può fumare in pubblico. Il che potrebbe essere un deterrente per l’inalazione ma non pone limiti a vaporizzatori ed edibili, evitando, per altro, combustione e tabacco ossia il lato nocivo dell’assunzione mezzo “canne”. Il consumo di cannabis in pubblico concerne l’apparizione davanti a un commissario di giustizia e una multa fino a 235 euro, se minorenne, con l’aggravante, sale a 300 euro.

Una libertà eccessiva secondo il MEA, la Chiesa ed altre associazioni: se passerà la legge così com’è si minano l’ordine pubblico e la salute del consumatore stesso.

Il Consiglio per lo sviluppo economico e sociale di Malta (MCESD), ha convenuto unilateralmente che le persone con quantità minime per consumo personale e che fanno uso della cannabis per ragioni mediche,  non dovrebbero essere passibili di procedimenti penali.

Nonostante la propensione alla depenalizzazione del MCESD, il MEA sostiene che otto organizzazioni su dieci del tavolo consultivo per la lg. 241 avevano chiesto un rinvio del dibattito per ulteriori valutazioni e ricerche prima di emanare una normativa così libertina e rivoluzionari. L’Associazione dei datori di lavoro di Malta (MEA) ha pubblicato un comunicato di “domande senza risposta” per opporsi alla proposta di riforma della cannabis del governo. Una libertà eccessiva secondo il MEA, la Chiesa ed altre associazioni proibizioniste, 22 in tutto, le quali lanciano un allarme: se passerà la legge così com’è si minano l’ordine pubblico e la salute del consumatore stesso.

“L’Associazione dei datori di lavoro di Malta” dichiara pubblicamente la sua preoccupazione e che “insisterà con il governo per includere nel disegno di legge l’opzione di avere politiche di tolleranza zero sul posto di lavoro e che i datori di lavoro abbiano il diritto di condurre test antidoping casuali nell’interesse dei loro dipendenti e dei loro clienti”

I gruppi religiosi richiedono test per i consumatori, una visita medica psicologica e un limite massimo di 500 membri per club privato. “La possibilità che i cannabis club si moltiplicano in ogni città e paese è reale”, hanno avvertito “facciamo quindi appello al governo affinché metta in attesa il disegno di legge fino a quando non verrà condotto uno studio serio, indipendente e ricercato sull’impatto sociale delle proposte nel disegno di legge”.


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