Come è andata davvero la Conferenza sulle droghe di Genova?

Si è tenuta a Genova la VI Conferenza nazionale sulle dipendenze dal titolo “Oltre le fragilità”, un momento di riflessione voluto dalla Ministra alle Politiche giovanili Fabiana Dadone, per analizzare le problematiche legate alla diffusione e il consumo di sostanze stupefacenti e psicotrope nel nostro Paese.

Per 12 anni ci siamo chiesti che fine avesse fatto questa conferenza. Ed ora che finalmente è tornata, si possono tirare le somme.

Il 27 e 28 novembre 2021, a Genova, si è finalmente svolta la Conferenza che dovrebbe avere cadenza triennale, come previsto dal D.P.R. n. 309/1990, invece, l’ultima edizione si è tenuta a Trieste nel 2009, ben 12 anni fa, a ridosso dell’emanazione della lg. Fini-Giovanardi, un periodo buio e inquisitorio per le politica italiana sulle droghe.

Ad Aprile 2021 la ministra Dadone convoca la Conferenza a Genova: “Un appuntamento che ho fortemente voluto, impegnandomi già all’indomani della mia nomina, per raccogliere la sfida, affermare il principio di legalità e segnare una coraggiosa discontinuità rispetto al passato, dopo dodici anni di immobilismo” – ha spiegato.

La VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze dal titolo “Oltre le fragilità” è stata preceduta dalla convocazione del tavolo per le dipendenze e altri 6 tavoli preparatori. In realtà, già ad Aprile si parlava di progetti sociali interregionali, di integrazione e sinergie tra esperti del settore e operatori, come nel Tavolo Tecnico delle Regioni per le Dipendenze aperto per non perdere di vista gli adolescenti e le loro famiglie.

E’ quindi un discorso affrontato in modo ampio e approfondito, per comprendere realmente le problematiche connesse alla diffusione di sostanze stupefacenti e psicotrope. Si parla di carceri, di sovraffollamento, di narcotraffico, di giustizia penale, di cannabis medica, di ricerca, lo si fa con le associazioni, le realtà imprenditoriali, gli esperti, i politici e gli opinionisti su Zoom, da vivo, alla Conferenza sulle droghe. Se ne parla e lo si fa senza senza pregiudizio, bensì con consapevole necessità di comprendere a fondo l’argomento.

12 anni di assenza, prima di riprendere il dialogo sulle dipendenze. “L’auspicio – dice la Ministra Dadone – è che si riesca a farlo spogliandosi dai pregiudizi che si sono precostituiti su questa tematica.”

La politica ha partecipato attivamente e cooperando con i tecnici e i rappresentanti dei cittadini, tra i molti presenti: Luigi Di Maio, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale; Luciana Lamorgese, Ministro dell’interno; Marta Cartabia, Ministro della giustizia; Stefano Patuanelli, Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali; Andrea Orlando, Ministro del lavoro e delle politiche sociali; Patrizio Bianchi, Ministro dell’istruzione; Roberto Speranza, Ministro della salute; Mariastella Gelmini, Ministro per gli affari regionali e le autonomie; Elena Bonetti, Ministro per le pari opportunità e la famiglia; Massimiliano Fedriga, Presidente Conferenza Regioni e Province autonome; Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

La Ministra Luciana Lamorgese in un videomessaggio trasmesso nella sessione introduttiva dei lavori della conferenza contestualizza: “In questi ultimi due anni il fenomeno delle droghe ha risentito anche degli effetti della pandemia. Il traffico degli stupefacenti, che ha da sempre una dimensione transnazionale, è stato influenzato dal rallentamento globale delle transazioni commerciali. L’impatto delle misure di contenimento del Covid 19 ha condizionato la coltivazione e la produzione di droghe e ha reso più difficile procurarsi i precursori e la manodopera necessaria”. Il vice capo vicario della Polizia di Stato Maria Luisa Pellizzari, che ha moderato gli interventi dei relatori sul tema “Dipendenze patologiche, modalità di prevenzione e aggancio precoce” ha presentato due progetti per la prevenzione del Dipartimento di Pubblica sicurezza in sinergia con il Dipartimento per le Politiche antidroga: il Pullman Azzurro, in tour per le scuole, e Icarus, la Polizia di stato che forma gli insegnanti come tutor della prevenzione. Le FFOO sono quindi nuovamente ambasciatrici di educazione sulla prevenzione, ma rimane un dubbio: chi informerà loro?

Cannabis: dipendenze e medicina

Zero decessi nella storia del consumo di questa pianta non sono stati sufficienti ad integrarla tra le piante innocue, alla stregua della passiflora e della lavanda, ove l’esagerazione è causa solo di malessere temporaneo. Le innumerevoli proprietà terapeutiche e le scarse segnalazioni di malessere sono un dato oggettivo non sufficiente alla decadenza degli stigmi.

Walter De Benedetto è diventato nel tempo l’uomo simbolo di una lotta collettiva di diritti negati, di cure sottratte e di punibilità del malato per il sistema italiano: ingiustizia e cannabis medica. Walter è il portavoce di milioni di italiani: “Quello che è accaduto a me accade ogni giorno a tanti altri malati”, ha ribattuto a Genova, “nell’indifferenza generale di chi dovrebbe occuparsi della salute pubblica. Non mi sto riferendo alla mia vicenda giudiziaria e processuale, che non ha niente a che fare con ciò che considero il male che attanaglia l’Italia quando si parla di cannabis terapeutica”.

Negli ultimi anni abbiamo osservato il ritorno alla canapa, da tessile a medica, la legalizzazione degli usi è scalare e costante dal Canada al Sud Africa, passando per la Germania.

Se il resto del mondo legalizza la cannabis e le droghe leggere come la psilocibina, anche la politica si chiede se forse non deve riprendere in mano l’idea di proibizionismo e valutarne gli effetti reali. Negli ultimi anni abbiamo osservato una graduale, scalare e costante depenalizzazione degli usi della cannabis anche tra gli stati membri UE. La Germania è il maggior importatore di cannabis medica in Europa dal 2020 e nell’ultimo anno, assieme al Portogallo, ha sostituito il fornitore canadese con produttori come Uruguay, Spagna, Australia e Israele. Un mercato globale di cui si deve tener conto sia per una società civile che per il progresso socio-economico dei paesi protagonisti della globalizzazione.

Andrea Orlando, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha citato il caso tedesco: “Nel momento in cui un partner, non proprio irrilevante, e un alleato, non proprio trascurabile, come la Germania sembra cambiare profondamente linea, credo sia inevitabile che qualche riflessione si faccia anche nel nostro Paese, anche perché quella scelta determinerà dei riflessi che riguarderanno anche il nostro Paese, lo si voglia o no, in un mercato unico senza frontiere”.

E l’Italia?

L’Italia è stata tanto pioniera nell’emanazione delle leggi quanto procrastinatrice nella definizione delle applicazioni delle stesse. La legalizzazione della cannabis medica risale al 2007, quella industriale al 2016, al momento però la poca informazione e lo stigma della pianta la rendono “proibitiva”, come segnalato dalla stessa Ministra Dadone: “Bisogna riuscire a incrementare gli investimenti e a superare certi limiti culturali, anche di formazione verso i medici. Il fatto che ci siano ancora medici che abbiano remore a prescrivere il farmaco è indicativo”

Al momento i disegni di legge depositati e il referendum in arrivo per primavera non sono sufficienti alla speranza della liberalizzazione. Un rallentamento normativo dato dalla complessità della materia che vede 5 ministeri e 7 tavoli tecnici avviare i lavori per sbrogliare la matassa legislativa.

Genova: la città dell’accoglienza e di Don Andrea Gallo

Fabiana Dadone ha onorato la memoria di chi ha gettato le basi per una controcultura delle tossicodipendenze, Don Andrea Gallo: “Il mio auspicio è arrivare alla stesura del piano nazionale di azione. Questo è un impegno che ho preso e che porterò avanti. Ma anche quello di provare a trovare uno spazio innovazione di quello che oggi è chiamato ancora dipartimento delle politiche antidroga, per provare a estendere la definizione di dipendenze. Oggi dobbiamo guardare alla dipendenza comportamentale che spinge le persone ad aver bisogno di colmare gli spazi vuoti, le sostanze, il gioco azzardo, e provare a supportarli al meglio per non tradire loro aspettative ma anche per tornare a pensare alla grande come ci esortava Don Gallo”.

La frattura tra destra e sinistra davanti il pre-giudizio sulla cannabis: nostalgici del dispotismo proibizionista.

La conferenza ha portato un fresco vento di innovazione, una dolce speranza di accoglienza dell’individuo innanzi ai metodi repressivi, ma anche il conflitto con gli esponenti politici nostalgici del dispotismo statale. Proteggere i giovani e i pedoni da tossicodipendenti e immigrati è motivo di vita per Matteo Salvini che riprende il Ministro Orlando: “È molto preoccupante che un ministro della Repubblica parli con leggerezza di droga. La Lega è dalla parte della vita e dei giovani: il ministro del Lavoro si occupi di lavoratori, precari e cassaintegrati, lasci che di lotta alla droga si occupino famiglie, esperti e comunità”.

Su questo argomento leggi anche Riprende quota il dibattito sulla legalizzazione: una notizia, una mezza notizia e una non-notizia

 


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