La Conferenza sulle dipendenze divide la politica sulla legalizzazione: ecco chi è a favore e chi no

La Conferenza sulle dipendenze ha creato una frattura ancora più netta tra pro e contro legalizzazione delle droghe. Da una parte i rappresentanti del sì, aprifila la Ministra Dadone e il Ministro Orlando, dall’altra la destra del no, figlia di Giovanardi e sorella della Meloni. Al centro uno sciame di indecisi, partiti senza posizioni, tra cui primeggia e preoccupa il PD.

Reduci da accesi scontri su Referendum e legge sull’autoproduzione, i politici non si sono risparmiati in occasione della Conferenza di Genova. Il dibattito sostenuto lo scorso weekend è stato innovativo nel portare dentro la Conferenza i fautori della liberalizzazione dell’uso delle sostanze stupefacenti, con consapevolezza delle istituzioni e dei cittadini, e lasciare fuori, poiché auto estromessi, i negazionisti del progresso socio-economico.

Fabiana Dadone (Movimento 5 Stelle), Ministra per le politiche giovanili con delega alle politiche anti-droga, ha nominato il referendum solo al di fuori della Conferenza, ricordando: «Cannabis per uso ludico? La mia posizione è nota, ho sottoscritto una proposta di legge nella passata legislatura sulla coltivazione e l’uso personale. E sul referendum, sposando io gli strumenti della democrazia diretta, credo sia un modo da parte del Paese di accendere un faro su un argomento che nei Palazzi è fuori dal dibattito ma fuori è molto sentito»

La ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini (Forza Italia), ha definito questa spaccatura come l’evidente presenza al Governo di “sensibilità diverse su questo tema”. Aggiungendo poi: “Dico con chiarezza che faccio parte di una corrente culturale contraria a qualsiasi forma di legalizzazione di ogni tipo di sostanza stupefacente. Sono anche convinta che non esista una libertà di drogarsi ma che l’azione dello Stato possa e debba concentrarsi soltanto sulla liberazione dalla droga”.

Il governatore del Friuli, Massimiliano Fedriga (Lega Nord), presidente della Conferenza delle Regioni, è coerente con l’ideologia di partito: “Sono d’accordo con chi ha detto che non bisogna usare le droghe per fare campagna elettorale, ma non credo che la droga si combatta legalizzandola, non mi risulta che dalle dipendenze legalizzate ci sia stato un grande risultato nel loro utilizzo o non utilizzo». Una teoria priva di dati analitici, visto che nei paesi che hanno legalizzato i dati dicono tutt’altro: «Non va giustificato il non aver saputo affrontare la lotta al narcotraffico – dice ancora Fedriga -. Se non riusciamo a combatterlo allora legalizziamo? Così non funziona: dobbiamo prenderci delle responsabilità”.

Il Ministro del lavoro Andrea Orlando (PD) cita invece uno stato dell’UE pioniere in materia, la Germania. “Nel momento in cui una parte non proprio irrilevante e un alleato non proprio trascurabile dell’Italia, come la Germania, sembra cambiare profondamente linea su questo fronte, credo che sia inevitabile che una qualche riflessione la si faccia anche nel nostro Paese”. I tedeschi hanno infatti da poco approcciato alla possibilità di legalizzazione della cannabis con il cancelliere Scholz, che ha inserito il tema nel contratto di Governo. Una posizione decisiva quella della Germania che si aggiunge alle già dichiarate antiproibizioniste di Malta e Lussemburgo e alle politiche di accoglienza del Portogallo.

Le politiche sulle droghe influiscono sull’economia e il Ministro del lavoro difatti sottolinea che “quella scelta determinerà dei riflessi che riguarderanno il nostro Paese, lo si voglia o meno nell’ambito di un mercato unico con le frontiere aperte”. Ha concluso poi ricordando come il proibizionismo e la repressione non siano serviti a nulla: “Nonostante gli annunci di tolleranza zero contro le dipendenze, la guerra non è stata vinta. Negli ultimi anni c’è stato un morto al giorno per overdose”. In realtà secondo www.geoverdose.it/ sono molti di più i decessi per overdose in Italia: siamo a 1072 morti nel periodo dal 1 gennaio al 1 dicembre 2021, di cui l’84% uomini e di età media 38 anni, con una clamorosa maggior concentrazione in nord Italia.

Numeri che non impressionano Matteo Salvini che ribatte a distanza alle parole di Orlando: “È molto preoccupante che un ministro della Repubblica, anziché ascoltare le tante comunità di recupero che eroicamente salvano migliaia di ragazzi e combattono le dipendenze tutti i giorni, parli con leggerezza di droga. La Lega è dalla parte della vita e dei giovani. Il ministro del Lavoro si occupi di lavoratori, precari e cassaintegrati, lasci che di lotta alla droga si occupino famiglie, esperti e comunità”.

Il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, chiarisce la sua posizione: “Legalizzare la cannabis sarebbe una scelta illuminata sul piano sociale, sanitario ed economico. Un mercato legale e controllato consentirebbe di creare lavoro e di recuperare con la leva fiscale risorse importanti per finanziare le casse pubbliche. Ora però il referendum per il quale sono state raccolte centinaia di migliaia di firme in pochi giorni rappresenta una straordinaria opportunità per dare la parola ai cittadini. La società è più avanti di una politica ipocrita e imbalsamata”.

Nel mentre del dibattito, Enrico Letta, segretario del PD, a Cartabianca su Rai3 si rende partecipe della discussione sulla legalizzazione e sul referendum affermando: “Non voglio dividere, voglio portare il Pd a una posizione comune”. Per il segretario ora “si apre il dibattito” attraverso lo strumento delle Agorà, non tenendo conto che una Agorà su questo argomento dal titolo “Piantiamola con il proibizionismo” c’è già stato il 14 ottobre scorso. Un incontro interessantissimo da cui è emersa l’innegabile necessità di inserire il tema nel programma di partito. Il Pd, prima forza politica del paese, si pone con Letta nel limbo degli indecisi.

I senatori Maurizio Gasparri e Carlo Giovanardi (Forza Italia) sulla legalizzazione della cannabis hanno invece dichiarato: “E’ una scelta sbagliata e diseducativa. Non passerà mai né in Parlamento né nel Paese”. Parlano di ipocrisia: “C’è molta ipocrisia in materia di droga. Ed emerge tutta alla conferenza sulle dipendenze in corso a Genova. Il ministro Dadone affida alle interviste le sue tesi sbagliate pro cannabis legale e non propone nella conferenza forti iniziative per la prevenzione e il recupero in materia di tossicodipendenze. Bene hanno fatto il ministro Gelmini e il presidente Fedriga, intervenendo nella conferenza, a dire no ad ogni legalizzazione e a ribadire che la droga non si combatte distribuendo droga”.

Una nota di merito va dedicata a Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha posto l’accento sulla richiesta didecriminalizzazione del consumo e la depenalizzazione dei reati più lievi”. Il presbitero attivista parla di ipocrisia, ma in altri termini rispetto ai senatori di Forza Italia: “La mafia più pericolosa è la lentezza burocratica e politica. I responsabili restano sempre impuniti”. Lo stato ha autorizzato e monopolizzato altre forme di dipendenza, ben più gravi per la salute del cittadino, difatti prosegue: “Credo che il tema della legalizzazione della cannabis meriti un tavolo serio lontano dalle ideologie e dai moralismi per chiedersi cosa è meglio fare, non dimenticandosi che abbiamo già il gioco d’azzardo e le sigarette: il nostro Paese è pieno di ambiguità. Usciamo dall’ipocrisia e facciamo una lettura complessiva su tutte le forme di dipendenze, chiediamoci che cosa è meglio fare mettendo al centro la persona e non tanto le sostanze”. Un’ipocrisia che ci ha stancato e che riaccende i conflitti che sembrano essere prese di posizione più che ricerche reali di risoluzione.

“La Conferenza sulle droghe di Genova ha riaperto non il dibattito, ma la polemica sulla cannabis legale” sottolinea Riccardo Magi, presidente di +Europa, promotore del Referendum e primo firmatario del testo base per la legge sull’autoproduzione. Il deputato riporta il focus sulla necessaria pragmaticità del Governo e si rivolge ai Ministri Orlando e Dadone: “Cosa pensano loro del referendum? Il Pd sta ancora pensando a quale posizione assumere, come Letta ci ha detto un mese fa? La richiesta che facciamo a Dadone è questa: il governo si assuma l’impegno di non intervenire a favore e a sostegno della inammissibilità del quesito referendario. Su questo ci aspettiamo una risposta, altrimenti tutto il resto è passerella”.

A questo punto, alla luce delle Relazioni Finali della VI Conferenza sulle dipendenze “Oltre le Fragilità”, possiamo auspicare che il Parlamento tenga in considerazione i suggerimenti dei tavoli tecnici, mantenendo l’impegno di tutela e rappresentanza della popolazione, mettendo mano a un DPR antiquato che condiziona l’esistenza dei cittadini stessi.

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