Come la cannabis può aiutare nella lotta contro il Covid

Corre voce che la Pfizer punti alla cannabis. La prima cosa a cui pensiamo quando diciamo la parola Pfizer è il vaccino Anticovid19 e con questa affermazione si potrebbe pensare che la cannabis sia stata ritenuta una risorsa valida per la pandemia. Invece è semplicemente una multinazionale del farmaco che mette le mani su una fetta della torta “cannabis medica”. La Pfizer si garantisce, infatti, i guadagni acquisendo per 6,7 miliardi di dollari la Arena Pharmaceuticals, azienda biofarmaceutica di San Diego fondata nel 1997. Eppure una correlazione tra cannabis e Covid19 in alcuni studi scientifici è stata evidenziata come una soluzione in casi di infezione.

Cannabis e covid19, studi in corso e pubblicazioni nel 2021

Lo studio istraeliano condotto dalla Rambam Health Care Campus (Haifa) è partito dal presupposto che “la maggior parte dei sintomi di COVID-19 è correlata all’iperinfiammazione come si osserva nella sindrome da rilascio di citochine e si ritiene che i decessi siano dovuti a una tempesta di citochine correlata al COVID-19. I trattamenti con farmaci antinfiammatori o antivirali sono ancora in fase di sperimentazione clinica o potrebbero non ridurre la mortalità. Ciò rende necessario sviluppare nuove terapie antinfiammatorie. Recentemente, nel campo dell’immunologia è stato scoperto il potenziale terapeutico dei fitocannabinoidi, i composti attivi unici della pianta di cannabis. I fitocannabinoidi sono un gruppo di composti terpenofenolici le cui funzioni biologiche sono veicolate dalle loro interazioni con il sistema endocannabinoide nell’uomo. Qui, esploriamo la funzione antinfiammatoria dei cannabinoidi in relazione agli eventi infiammatori che si verificano durante la grave malattia da COVID-19 e come i cannabinoidi potrebbero aiutare a prevenire la progressione da una malattia lieve a una grave.”

In particolare “una pletora di studi preclinici mostra che i cannabinoidi di alcuni ceppi di cannabis possono avere un impatto sulla risposta infiammatoria in modelli murini di malattie polmonari o infiammatorie, arrestandone così la progressione.”

Ma i risultati positivi non sono sufficienti e si rinnova la richiesta di ulteriori studi a riguardo.

L’impatto dei cannabinoidi sulle risposte infiammatorie durante un’infezione da SARS-CoV2: studi in Israele

L’ingresso del virus tramite ACE2 può essere inibito dal CBD, riducendo il carico di virus all’interno delle cellule. L’infezione con il virus innesca una cascata di risposte infiammatorie dell’immunità innata e adattativa. Monociti e macrofagi secernono citochine e chemochine. I macrofagi attivati ​​secernono CXCL2 e CXCL8 che attirano i neutrofili, che rilasciano NET nel sito di infezione. I macrofagi FCN1+ infiltranti secernono IL-6, IL-10 e TNFα nel polmone, il che porta all’apoptosi delle cellule T. CD8 +Le cellule T secernono IFNγ e TNFa. Le cellule T helper Th1 e Th17 stimolano i monociti CD14+ e CD16+ a secernere IL-6, IL-1β e CSF1 e CSF2. Ciò porta allo sviluppo della tempesta di citochine, che potrebbe culminare in ARDS o insufficienza multiorgano. I cannabinoidi hanno il potenziale per inibire la secrezione di diverse citochine pro-infiammatorie con conseguente prevenzione della CRS.

Sempre in Israele, un team di ricercatori provenienti dall’Organizzazione per la ricerca agricola del Volcani Center e dall’Università Bar-Ilan hanno identificato uno specifico ceppo di varietà a prevalenza CBD (F), “con attività di modulazione immunitaria in modelli di cellule epiteliali alveolari e macrofagi. F CBD ha ridotto la secrezione di IL-8 e IL-6 nelle cellule epiteliali alveolari. IL-8 è una delle citochine che caratterizza la tempesta di citochine nei pazienti gravi COVID-19; IL-6 è una citochina prominente coinvolta anche nella tempesta di citochine ed è secreta durante la malattia dalle cellule epiteliali alveolari 3 . Oltre al CBD, F CBD conteneva CBG e una minima quantità di THCV.”

L’estratto dalla genetica F CBD è risultato indicato per il trattamento di infezioni da COVID-19 poiché “i composti della cannabis CBD, CBG e THCV possono avere un valore clinico nel ridurre la secrezione di citochine nelle cellule epiteliali polmonari. Tuttavia, il trattamento con F CBD contenente terpeni in aggiunta a questi fitocannabinoidi ha sostanzialmente indotto la fagocitosi dei macrofagi e ha aumentato i loro livelli di IL.”

E’ confermata quindi la proprietà benefica della cannabis includendone l’intero fitocomplesso: “questi risultati suggeriscono un ruolo pro-infiammatorio dell’estratto di cannabis superiore a quello del mix standard di fitocannabinoidi. Quest’ultimo ha mantenuto un’attività antinfiammatoria nelle cellule epiteliali alveolari con un’attività proinfiammatoria relativamente ridotta nei macrofagi. Quindi, il mix di fitocannabinoidi mostra un’attività superiore rispetto alla frazione derivata dalla cannabis.”

Studi in Corea

Un contributo importante a questa raccolta viene dalla Corea e dalla Repubblica coreana: “Le scelte terapeutiche efficaci per la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus-2 (SARS-CoV-2) sono limitate a causa dell’assenza di terapie mirate efficaci”. Dalla necessità di accedere a nuove soluzioni, l’unione di università pubbliche e istituti di ricerca coreani, per “stimare l’attività antivirale dei cannabinoidi (CBD) contro il coronavirus umano SARS-CoV-2.” Dove hanno “eseguito esperimenti in silico e in vitro per aiutare l’avvistamento di CBD al piombo per il trattamento delle infezioni virali da SARS-CoV-2.”

È interessante notare che, “in particolare, due molecole di CBD, vale a dire Δ 9-tetraidrocannabinolo (IC 50 = 10,25 μM) e cannabidiolo (IC 50 = 7,91 μM) sono state individuate come molecole antivirali più potenti contro SARS-CoV-2 rispetto ai farmaci di riferimento lopinavir, clorochina e remdesivir ( intervalli IC 50 di 8,16– 13,15 micron). È stato scoperto che queste molecole hanno conformazioni stabili con la tasca di legame attiva del SARS-CoV-2 M pro mediante simulazione dinamica molecolare e teoria del funzionale della densità. I nostri risultati suggeriscono che il cannabidiolo e il 9 -tetraidrocannabinolo sono possibili farmaci contro il coronavirus umano che potrebbero essere usati in combinazione o con altre molecole di farmaci per trattare i pazienti COVID-19.”

Nell’immagine il particolare sull’ “analisi della curva dose-risposta di tre farmaci di controllo, lopinavir, clorochina e remdesivir e dei cinque CBD, Δ 9 -THCA, Δ 9 -THC, CBN, CBD e CBDA. I cerchi blu rappresentano le concentrazioni inibitorie contro l’infezione da SARS-CoV-2 (%) e i quadrati rossi rappresentano la vitalità delle cellule Vero (%). Media ± DS è stata calcolata dai risultati di esperimenti duplicati.”

Studi in Brasile

Uno studio in corso, di cui ha parlato anche la stampa italiana quest’estate, è quello condotto in Brasile dal dott. Bocchi. Alcuni sintomi del Covid19 sono persistenti (long covid) e derivano da una risposta immunitaria esagerata dell’organismo al virus. Questa reazione, a sua volta, porta a uno squilibrio nella produzione di proteine ​​nel sistema immunitario, le citochine. Il CBD, come abbiamo visto, ha già dimostrato di essere efficace contro gravi condizioni infiammatorie e che sia il caso di approfondire con ulteriori ricerche in merito è conclusione comune a tutti gli studi pubblicati sino ad oggi.

La sperimentazione messa in atto dall’Instituto do Coração, Facoltà di Medicina dell’USP, è coordinata in collaborazione con l’azienda canadese Verdemed, produttrice di CBD medicinale. “Studi internazionali hanno già dimostrato l’effetto antinfiammatorio del CBD, che può aiutare a controllare questa ‘tempesta di citochine’” ha spiegato il cardiologo Edimar Bocchi, capo ricercatore. “La sindrome post-covid – ha aggiunto – porta a una significativa compromissione della qualità della vita. Si tratta di sintomi che possono persistere oltre i tre mesi, come stanchezza, astenia, fibromialgia, fiato corto, palpitazioni, dolori muscolari, disturbi della memoria, disturbi cardiaci, sonno.

Conclusioni

Che la scienza abbia interessi a supportare le inclinazioni delle case farmaceutiche è strettamente legato alla necessità di finanziamento della ricerca, per questo nell’elencare abbiamo rimarcato il paese di provenienza. D’altra parte possiamo compiacerci delle evidenze scientifiche inconfutabili sull’efficacia del fitocomplesso e le proprietà mediche della cannabis.

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