La Francia apre all’industria della cannabis terapeutica

La Francia apre all’industria della cannabis terapeutica

La Francia si apre all’industria della cannabis terapeutica, ma siamo ancora lontani dalla legalizzazione. Il governo transalpino, dal 1° marzo 2022, ha autorizzato la coltivazione della cannabis per uso medico e lo sviluppo della sua industria.

La svolta francese

La Francia inizia a strizzare l’occhio al mondo della cannabis, liberalizzando la coltivazione e l’industria a scopo medico. Il governo ha approvato la legge in data 1° marzo 2022.

Così facendo, è stato cambiato il codice di legge francese sulla salute pubblica. Le novità riguardano il permesso alla coltivazione, produzione, transporto, import, export e possesso di cannabis a scopo medico.

La grande novità proviene dall’introduzione di una block chain per regolare ogni fase della produzione; l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei Medicinali (ANSM) si occuperà di supervisionare questo strumento. La stessa agenzia ha incaricato undici membri per esaminare ogni fase della block chain, compresa quella che riguarda l’identificazione delle varietà di cannabis da utilizzare, il livello di THC e CBD incluso, il sistema di tracciamento, i metodi di ingerimento e i criteri di qualità da mantenere.

Il progetto del 2020

La legge viene a seguito di un progetto nato nel 2020 e sperimentato a partire dal marzo 2021. Il progetto, che ha incluso (e includerà fino al 26 marzo 2023) 3000 pazienti, punta a dimostrare i benefici rispetto a problemi insorti in essi, come epilessia e dolori cronici, curabili con l’assunzione della cannabis.

Fino ad oggi, la cannabis è sempre stata importata e non si sa come ci si muoverà in futuro per sostituire le compagnie estere con quelle nazionali.

Il mercato chiuso

Rimane ancora un mistero, ma con tutta probabilità non ci sarà un mercato aperto per la cannabis. L’ANSM, infatti, sarà l’unica industria ad occuparsi della produzione della cannabis (secondo le fonti Forbes) o, al massimo, incaricherà un numero ristretto di produttori che avranno accesso al mercato che, senza questa apertura, rimarrà chiuso e nazionalizzato.

I motivi della chiusura e le pene di oggi

I motivi di questa chiusura potrebbero essere ricondotti alle dure regole che circondano il mondo cannabis in Francia. Nonostante il paese abbia una delle maggiori percentuali di consumatori, chiunque sia trovato in possesso di marijuana rischia fino a €4000 di multa e una detenzione fino ad un massimo di un anno. Ovviamente, qualora ci fosse una vendita o qualsiasi altro atto illegale, le pene sarebbero ben peggiori.

A partire dal 2020, si è arrivati ad una pena di €200 per chi viene trovato con minime quantità, abbassata a €150 se pagata nei primi 15 giorni e alzata a €450 se pagata dopo 45 giorni.

Il problema CBD

A partire dal 2013, in Francia è stato permesso l’utilizzo di medicinali derivanti dalla cannabis, qualora non fosse disponibile un diverso tipo di trattamento per i pazienti.

Nonostante la Francia sia una delle nazioni che più utilizza la canapa in ambito industriale, non si era pronti ad una tale riforma.

Il CBD, infatti, è legale solamente se non contiene THC e in tutto il paese, negli anni, sono stati aperti sempre più negozi a tema. Il governo, però, fino allo scorso dicembre ha provato ad opporsi, cercando di bandire completamente ogni sostanza con CBD. La corte, al contrario, ha dichiarato illegale la mossa perché il THC inferiore allo 0.3% non può essere considerato dannoso per la salute delle persone.

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