Le ultime su Pesci d’Aprile e novità cannabiche

Cari cannabici,
il termometro cannabico di questa settimana non è un pesce d’aprile: la Sardegna approva la legge regionale avanguardistica per la coltivazione di canapa con fiore, le Bermuda approvano il Cannabis Licensing Act 2022 (sarà il prossimo Paese a legalizzare?) e il Congressional Budget Office pubblica le previsioni sull’approvazione del MORE, quanto costa agli USA la guerra alla droga?

La Sardegna approva il disegno di legge per la canapa

La regione Sardegna è al momento la principale produttrice di canapa in Italia con 1300 ettari, eppure negli ultimi due anni è stata altresì vittima del maggior numero di sequestri e indagini a discapito dei produttori di cannabis con la conseguente protesta sotto la sede del Consiglio regionale Sardegna lo scorso novembre.

Il Sit-in, organizzato da Sardinia Cannabis e i produttori locali di canapa, ha unito i tanti operatori del settore e altre associazioni, come Canapa Sativa Italia, in un’unica richiesta: una legge regionale sul modello del Piemonte ma che includesse l’infiorescenza. In quell’occasione Piero Manzanares, presidente di Sardinia Cannabis, ha dichiarato: “L’assessore all’agricoltura, Gabriella Murgia, si è impegnata ad istituire un tavolo tecnico.” L’assessore è stato di parola e la regione in tempo record ha approvato la legge a supporto della filiera della canapa.

E’ arrivato il via libera del Consiglio regionale della Sardegna, i presenti sono stati favorevoli all’unanimità approvando il testo unificato sul sostegno e la promozione della coltivazione di canapa industriale.

Manzanares ha commentato entusiasta il traguardo normativo per i lettori di BeLeaf: “Siamo soddisfatti di questo traguardo che mette la Sardegna alla pari con altre regioni che già si sono espresse con leggi regionali sulla canapa. – ma la regione va oltre, infatti – fa anche un passo in più rispetto alla 242 introducendo l’obbligatorietà della comunicazione di semina.” L’ex autorizzazione, divenuta facoltativa con la lg. 242/16, non è obbligatoria ma le associazioni di categoria hanno sempre reputato che la comunicazione garantisce una maggiore tutela per l’agricoltore. Nell’isola, con la nuova legge, è possibile depositare il fascicolo “in un sito dell’assessorato all’agricoltura fruibile anche dalle ff.oo – spiega Manzanares – per avere una miglior tracciabilità delle coltivazioni legali sparse in tutta la Sardegna. Siamo consapevoli che potrebbero avvenire ancora sequestri, ma c’è l’impegno da parte della regione e dell’assessorato all’agricoltura di instaurare subito un tavolo tecnico insieme alle ff.oo per trovare insieme dei disciplinari di controllo.”

L’impegno del governo della regione autonoma non si arresta dunque, con l’istituzione del tavolo tecnico si auspica diverrà pioniera in campo di filiera cannabica, anche grazie al forte supporto e sollecito di Sardinia Cannabis e dei suoi stoici associati.

Abbiamo chiesto a Canapa Sativa Italia, presente al tavolo tecnico del Mipaaf e principale realtà sul territorio italiano, cosa ne pensasse: “Il Centro Studi Agricoli in Sardegna ha dichiarato 3 milioni di piante da fiore accertate, con questa nuova Legge Regionale, che sembra chiarire alcune delle incertezze che finora hanno rallentato la filiera, si prospetta un’annata particolarmente produttiva.”

Lo scorso anno il presidente di CSI, Massimo Cossu, ci ha esposto le discrepanze alla radice del settore che rendono il canapicoltore un mestiere ad alto rischio : nel 2016 la produzione di canapa in Italia è stata avviata, seppur in coesistenza forzosa con il DPR 309/90 e senza esplicitare la possibilità di manipolare infiorescenza, ciò che ad oggi è il motore trainante del settore. Canapa Sativa Italia ha chiaro il prospetto della filiera: “La Sardegna negli ultimi anni è diventata uno dei maggiori centri produttivi di canapa da fiore di tutta Europa, grazie alle capacità tecniche degli agricoltori e la grande disponibilità di sole e territorio, date le scarse necessità idriche, questa coltura si è diffusa ampiamente sull’isola. Ogni anno acquirenti da tutti i centri di commercio europei si recano in Sardegna per acquistare enormi quantitativi di canapa destinata ai mercati industriali legali in tutta Europa.”

Rispetto al primato sardo: “L’associazione Canapa Sativa Italia accoglie con entusiasmo questo ultimo intervento legislativo, il quale ripercorrendo il solco della l.242/2016 si propone di chiarire e offrire solidi punti di riferimento per uno sviluppo della filiera. La comunicazione di semina all’ente regionale, il monitoraggio con i test di tipizzazione e le ribadite certezze in termini di post raccolta e lavorazione dell’intera pianta, nel solco della sentenza della Corte di Giustizia, offrono la giusta chiave di lettura per le istituzioni che intendono sostenere e favorire lo sviluppo di questo mercato. È molto importante offrire certezze per sostenere investimenti da parte delle aziende sul lungo termine e consentire a fronte di maggiori controlli di tipo amministrativo e di qualità del prodotto, maggiori certezze in termini di vendita diretta. Tutto ciò consente di favorire investimenti sulla qualità della filiera e non dover svendere il raccolto.” E conclude: “bisogna fare molta attenzione a risparmiare sulla qualità, si rischiano così grandi errori, per la difficoltà di immettere un prodotto salubre e sicuro in nel mercato”

La Sardegna è in realtà attenta alla canapa dal 2017, quando ha investito 450 mila euro per un programma di intervento su 445 mila ettari in un progetto che prevedeva l’utilizzo di questa coltura per la bonifica di aree inquinate da metalli pesanti.

Nel nord Italia, la regione Piemonte non può competere il primato con la Sardegna, in quanto nel 2021 ha censito 146 aziende per 198,33 ettari, pubblicazione dell’anagrafe unica regionale. Nonostante la superficie di produzione il 28 maggio 2021 il consiglio regionale ha approvato la legge di “Sostegno alla coltura della canapa (Cannabis sativa L.) e alle relative filiere produttive” tentando di inserire fiore come parte di pianta nella prima stesura, termine purtroppo eliso nel testo finale.

Le Bermuda legalizzeranno l’autoproduzione?

Il Cannabis Licensing Act 2022 è stato approvato dalla Camera e dato che era stato già bocciato dal Senato, ora questo non ha più il potere di bloccarlo, si attende il Royal Assent del Governatore Rena Lalgie, il quale ha chiarito che la legalizzazione della cannabis per uso ricreativo non è consentita dagli obblighi internazionali del Regno Unito. David Burt, il Premier, ha ribattuto avvertendo Lalgie che se la legge non otterrà il Royal Assent “distruggerà” le relazioni delle Bermuda con la Gran Bretagna.

Il disegno di legge presentato da Walter Roban, ministro degli Affari interni, prevede una serie di licenze disponibili attraverso un’autorità centrale, che consentirà alle persone di possedere, coltivare, raccogliere, vendere ed esportare infiorescenze.

Il Premier Burt confida nella legalizzazione poiché, come ha dichiarato alla Camera, l’industria della cannabis rientra nella sezione del “programma speciale” della legge sui diritti umani, ossia è possibile “assistere persone in difficoltà a raggiungere pari opportunità economiche” tramite un’opportunità lavorativa. Il signor Burt, inoltre, si è occupato anche delle banche ed ha affermato che l’Autorità monetaria delle Bermuda si è preoccupata di come sarebbero state influenzate dall’industria legale della cannabis.

L’Ufficio di Bilancio del Congresso (CBO) degli Stati Uniti pubblica le previsioni di guadagno sulle tasse e di risparmio sulle carceri se fosse approvato il MORE:
Il Congressional Budget Office (CBO) deposita un rapporto alla Camera dei Rappresentanti degli USA, in cui dichiara che legalizzare e tassare la marijuana a livello federale aggiungerebbe miliardi di entrate e ridurrebbe i costi carcerari nel prossimo decennio. L’approvazione del Reinvestment and Expungement Act (MORE) porterebbe 8,1 miliardi di dollari di entrate dal 2022 al 2031.

Il CBO si focalizza anche su come “l’HR 3617 depenalizzerebbe a livello federale la cannabis (marijuana), cancellerebbe i registri delle persone condannate per reati di cannabis federali e richiederebbe il risentimento di alcuni detenuti federali”, afferma il rapporto . “Di conseguenza, la stima CBO è che migliaia di attuali detenuti verrebbero rilasciati prima di quanto previsto dalla normativa vigente. In futuro, la depenalizzazione potrebbe ridurre il numero di persone nelle carceri federali e la quantità di tempo che devono scontare”.
Fatta la stima sul tempo scontato ingiustamente, con la legge vigente, dai detenuti in una prigione federale, 37.000 anni, il CBO ha previsto che il Bureau of Prisons, con il MORE, avrebbe risparmiato circa $ 800 milioni.
Il CBO, inoltre, stima che il Dipartimento di Giustizia dovrà spendere circa 3,4 miliardi di dollari “per fornire formazione professionale e assistenza legale, tra gli altri servizi, alle persone danneggiate da quella che è stata definita la guerra alla droga”.

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