Da Madrid a Guadalajara, il mondo in marcia per la cannabis (e per i diritti)

La marcia mondiale della cannabis raggiunge il quarto di secolo: dal 1999 infatti, il primo sabato del mese, si realizza in modo simultaneo tra vari paesi con l’obiettivo di evidenziare la quantità di persone che vogliono normalizzare questa pianta.

Migliaia le persone da ogni parte del mondo che si sono riversate per le strade del centro di Madrid, così come tante altre son partite da Plaza de Mayo a Buenos Aires denunciando le violazioni dei diritti di consumatori, coltivatori e malati.

L’Argentina si è mobilitata anche lungo le coste di Mar de Plata, mentre salendo a nord-ovest, anche il Messico e in particolare la città di Guadalajara si son fatti trovare pronti per marciare fino al Congresso Locale di Jalisco.

Noi siamo stati a Madrid, dove la situazione politica è per molti versi simile alla nostra: si chiede la possibilità di auto coltivare per uso personale e di eliminare le multe amministrative ai danni dei consumatori, che vorrebbero solamente maggior informazione.

Oggi però al centro del dibattito c’è la proposta di regolazione della Cannabis Terapeutica, che lunedì 9 maggio verrà discussa al Congresso dei Deputati di Madrid all’interno della sub-commissione ‘Sanità e consumi’, che può essere paragonata in Italia ad un intergruppo che si forma tra parlamentari su un tema specifico.

Il punto degli attivisti e delle associazioni, sostenuto dalle intenzioni del PSOE e di Podemos, è quello di formare una legge sulla cannabis terapeutica esigibile dal Servizio Sanitario Nazionale dietro a prescrizione medica, regolando anche quelli che sono i costi.

Parlando con alcune delle associazioni abbiamo riscontrato come oggi i pazienti che vogliono curarsi con questa terapia, sono costretti a spendere più di 250 euro al mese per poter ottenerla. Come è possibile competere con il mercato nero? O regolarsi autonomamente, coltivando una pianta nella propria casa con tutti i rischi del caso?

Domande che evidentemente non si pongono i deputati del PP e di Vox, che votarono contro la formazione della sub-commissione che sta trattando il tema studiando ciò che è avvenuto in altri paesi in merito alla cannabis terapeutica.

Nel paese cugino dell’Italia sono molte le similitudini: dalla richiesta di una legge sull’autocoltivazione ed eliminazione delle sanzioni, all’ostruzionismo dei partiti di destra, in particolare Vox, paragonabile a Lega e Fratelli d’Italia, che faticano a riconoscere anche i diritti dei malati.

La marcia è stata una festa, ma come dicono gli organizzatori, è ‘una festa di rivendicazione’, perché come ci racconta un ragazzo: “Qui in Spagna ci sono alcuni cannabis social club attivi, che hanno le loro regole. Il punto è che fuori dai club spesso la guardia civile si apposta per controllare chi entra e chi esce, reprimendo di fatto un luogo e le persone che lo frequentano”.

Il mondo sta andando avanti e la proibizione globale inizia a stare stretta, per questo eventi transnazionali, complementari e in contemporanea, sono importanti per far comprendere alla società che questo tema non riguarda una nicchia di persone.

Articolo e immagini di Federica Valcauda


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