Termometro cannabico: Mattia Santori alza il polverone e la politica arranca

Chiacchierate, commentate e querelate le parole di Mattia Santori, consigliere comunale del PD e leader del movimento delle Sardine, hanno fatto scandalo. Ma cosa ha detto di tanto grave? “La settimana scorsa ho raccolto la mia prima coltivazione indoor. Tre piantine che coprono il fabbisogno di un anno. 60 grammi di cannabis ottenuti con due mesi di passione, cura e costanza”. Il consigliere Santori con delega per il turismo e le politiche giovanili al comune di Bologna, non è nuovo per le posizioni su questo tema e da tempo ha avviato una campagna informativa anche con il supporto di Meglio Legale. Il ‘suo’ Sindaco Mattia Lepore ha subito dichiarato: “Mattia finora ha lavorato bene. Spero che non voglia sprecare tutto”. E ha aggiunto: “È un consigliere comunale con delega, quindi sta esercitando il suo diritto di esprimere le sue opinioni”.

Eppure nel Pd le sue parole hanno fatto paura a qualcuno. Mattia Santori commenta in un post su Facebook: “Avrei voluto rispondere agli attacchi ignobili della destra, agli esposti di Fdi, alle querele di Salvini, e invece mi trovo a rispondere alle ramanzine della segreteria provinciale del Pd, che con un comunicato ad orologeria firmato da Federica Mazzoni mi ricorda che starei ‘minando la credibilità delle istituzioni'”.

E’ solo la segretaria del PD Federica Mazzoni, difatti, a storcere il naso: “Attenzione, così si mina la credibilità delle istituzioni” ha ribadito “Quello di Santori è un percorso di disobbedienza personale, più che civile. Aiuti la maggioranza di cui fa parte a cambiare le leggi ingiuste. E porti avanti il suo ruolo con maggiore attenzione, non inficiando la credibilità delle istituzioni che rappresenta”. Infine, Mazzoni ammonisce Santori: “La cannabis può essere pericolosa, in certe quantità. È sbagliato sdoganarla troppo facilmente, così come demonizzarla”.

Una reazione isolata all’interno del partito di centrosinistra, tanto che Enrico Letta alla Festa dell’Unità di Melzo (MI) si è ufficialmente accodato al commento del Primo Cittadino: “Su Santori condivido le parole del sindaco di Bologna Matteo Lepore e non credo ci sia altro da aggiungere”.

Caso archiviato? Forse. Ciò che non vorremmo mai fosse archiviato è invece il dlg Magi-Licatini. Una questione che sembra, invece, essere stata rimandata a settembre insieme allo Ius Scholae. La motivazione? Non c’è tempo. Matteo Salvini esulta: “Grazie alle barricate della Lega, rinviati droghe libere e cittadinanza facile. Ora occupiamoci di tasse e lavoro! Promessa mantenuta”. Pd, 5Stelle, +Europa, Leu e Italia Viva non ci stanno. “Allunghiamo i lavori parlamentari – dice Riccardo Magi (+EU) che propone – o andiamo in ferie una settimana dopo o recuperiamo la settimana piena senza accorciare la chiusura dei lavori a giovedì: votiamo le due leggi prima dell’estate”.

Palazzo Montecitorio: dentro discussioni e fuori proteste con il basilico italiano

Piazza Montecitorio è sempre stata palcoscenico di iniziative popolari: questa settimana si sono alternati attivisti pro e contro la legalizzazione della cannabis. Da una parte Meglio Legale con l’ass. Luca Coscioni hanno portando avanti le ragioni dei consumatori abituali, che sono per lo più pazienti. Il giorno successivo è invece stata la volta dei ragazzi di Gioventù Nazionale e i giovani di FDI che, come atto dimostrativo contro la legalizzazione e il DDL Magi, hanno regalato ai passanti piante aromatiche “basilico, peperoncino, rosmarino, tutti rigorosamente di produzione italiana.”

I giovani italiani, evidentemente, non sono a conoscenza del fatto che la cannabis sativa è una pianta aromatica e che la storia del proibizionismo è davvero molto giovane: fino agli anni ‘60 la nostra penisola era ricoperta di cannabis e la canapa italiana era considerata oro verde!

Canapa: una pianta fascista

L’ipocrisia delle destra italiana dimentica – o fa finta di dimenticare – che il Duce stesso considerava la canapa come una risorsa economica per lo Stato. Tessuti di canapa italiana facevano il giro del mondo. Il nostro paese era tra i primi nella produzione e lavorazione di questa pianta con cui gli italiani si vestivano, mangiavano, si curavano. In farmacia si trovavano sciroppi per la tosse e i bambini consumavano i semi come snack.

Quando arrivò in Italia il proibizionismo americano voluto da Anslinger furono banditi i campi di canapa, lasciando spazio di movimento al narcotraffico che ha trasformato il concetto di “cannabis” in “droga”, dalle genetiche all’approccio del consumatore.

Nel 2020 l’Onu ha ammesso l’errore di valutazione resettando l’ultimo secolo e ha dichiarato che la cannabis non è una droga, bensì una medicina. Diversi stati nel mondo, partendo da Canada e USA, fino a Malta, la Thailandia e i più insospettabili paesi hanno avviato un processo di legalizzazione totale della pianta passando dall’uso medico fino a quello ricreativo tramite step di tolleranza e ricerca scientifica.

Autoproduzione e politica: la legge in Parlamento e i battibecchi interni ai partiti

In Italia però non avanziamo con il resto del mondo e restiamo un fanalino di coda a ricasco dei poteri forti, che condizionano la vita pubblica per interessi personali. Il proibizionismo appartiene alla mentalità di estrema destra, seppur anacronistico, e ciò non ci stupisce, ma quando è la sinistra democratica ad arrestare il progresso per battibecchi interni risulta demotivante.

I cittadini che auto producono e consumano si aggirano sui 6 milioni di italiani. I consumatori di cannabis light sono esponenzialmente molto di più, tanto da incidere sul calo del 10% dell’uso di psicofarmaci da quando si è diffusa. Nadia Principato, attivista assolta dal tribunale di Genova per aver coltivato una pianta di cannabis sul suo balcone durante la campagna #IoColtivo, è l’ultimo palese esempio emblematico dell’urgenza del cambiamento. “Una sostanza non può essere una medicina ed una droga contemporaneamente – dichiara Nadia all’uscita dal tribunale accompagnata dall’avv. Simonetti – I 28mila studi facilmente reperibili su Pubmed dicono chiaramente che la cannabis è una medicina. In Italia legale dal 2007 e dal 2015 prescrivibile per tutte le malattie di cui ci sia pubblicazione scientifica”.

L’autoproduzione, come lo è stata la legalizzazione involontaria della cannabis light, è una risorsa per le casse dello Stato. Se passasse il DDL Magi Licatini si invertirebbe la rotta: da spesa pubblica incisiva causata dal proibizionismo ad attività hobbistica per i cittadini. Lo stesso Mattia Santori ha spiegato: “Acquisto i semi da un canapaio che paga le tasse, ho comprato le mie attrezzature, e tutto questo è già legale. In questo modo so dove vanno i miei soldi. Il mercato della cannabis alimenta la criminalità organizzata. Io non voglio che il mio consumo ricreativo di una canna ogni tre giorni vada ad arricchire un criminale, per questo dico che il mio è un comportamento virtuoso”. Conclude infine: “Non è meglio che il tuo consulente sia un esperto che ti vende i semi e non robaccia piuttosto che un pusher nelle cui mani finiscono i minorenni?”

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