Continua la lotta per la cannabis legale, nonostante la politica

Doveva essere un mercoledì 13 Luglio dei diritti, dove il Parlamento si assumeva la responsabilità di votare gli emendamenti del DDL Magi – Licatini sull’auto coltivazione di cannabis ad uso personale, dopo tre anni di attesa, per un iter istituzionale eterno quando si toccano temi che non portano immediato consenso dei cittadini. 

Invece in questi giorni è successo di tutto: prima le destre e alcune parti del Partito Democratico hanno ammonito Mattia Santori per aver fatto outing sulla sua auto coltivazione, poi i tassisti hanno occupato Palazzo Chigi facendo spostare la manifestazione organizzata da Meglio Legale al Pantheon, nel frattempo Giuseppe Conte decideva di iniziare una crisi di governo. Insomma: in un mondo italico che fa vincere la retorica delle priorità, l’unica cosa che sembra non essere prioritaria è il lavoro quotidiano per trattare temi ‘sensibili’.

Cosa si può fare adesso? 

Antonella Soldo coordinatrice di Meglio Legale ci dà una risposta a questa domanda, proprio all’inizio della manifestazione: “Un’azione concreta è quella di chiedere una settimana in più al calendario dei lavori del Parlamento, prima della chiusura estiva, per discutere di cannabis e anche di ius scholae. Perchè di più diritti non è mai morto nessuno, di meno diritti sì”. 

Inizia così il momento di raccolta dove si sono lette le numerose storie delle vittime del proibizionismo: dai ragazzi perquisiti nelle scuole, agli arresti per il possesso di 0,2 grammi, fino alle vite rovinate nei piccoli paesi di provincia dove tutto viene amplificato. 

Per qualcuno, questa legge, è una priorità. 

In piazza erano presenti esponenti politici, attivisti, associazioni: Giobbe Covatta ha aperto i racconti delle storie dei ragazzi vittime di questa legge, seguito da Marco Cappato che ha ricordato come oggi la politica metta a rischio anche la firma digitale. Quella che ha permesso di raccogliere più di 600.000 firme in una settimana sul Referendum Cannabis

Riccardo Magi, presidente di +Europa, primo firmatario della legge sull’auto coltivazione ha ricordato che i lavori della Camera sono fermi, ovvero: tutte quelle priorità che arriverebbero prima della cannabis, di fatto, non verranno discusse in aula. 

Si sono susseguiti poi gli interventi del dimissionario Elio Vito, del Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, Eugenio Saitta capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, Mario Perantoni Presidente della Commissione Giustizia alla Camera, Leonardo Fiorentini presidente di Forum Droghe.

Le polemiche di questi giorni non hanno frenato Mattia Santori, trasformatosi da sardina a squalo della rivendicazione della legalità: “io ho 60 grammi d’erba a casa, sono 600 euro in meno alla criminalità organizzata. Basterebbe separare i criminali dai consumatori normali”. 

Anche Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali Italiani ricorda gli unici per cui non è una priorità la cannabis, ovvero le mafie: “7 miliardi alle mafie. Questo è un provvedimento antimafia, perchè se leggiamo la relazione della direzione investigativa antimafia ci rendiamo conto che è la sostanza più proficua per loro, e più sequestrata dalle forze dell’ordine”. 

I motivi per cui il Parlamento non si volti dall’altra parte sono tanti, ma serve un tipo di coraggio che ormai è inutile definire progressista, ma perfettamente contemporaneo, guardando all’ambiente europeo e internazionale in merito a questo tema. 

Agosto non è ancora arrivato: nessuna speranza ma azioni concrete, a partire dall’allungamento del calendario dei lavori.

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