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Quando all’Italia fascista piaceva la canapa…

Si è spesso portati a pensare che l’uso della canapa nel mondo della destra politica non sia ben vista. Niente di più sbagliato. Storicamente, nel nostro Paese, il rapporto fra ideologia fascista e coltura della canapa sono strettamente legati. In questo articolo vi spieghiamo perché!

Prima dell’avvento del fascismo, infatti, la canapa era una coltura estremamente importante in Italia e in altre parti del mondo, utilizzata per una vasta gamma di prodotti, tra cui corde, tessuti, e per usi medicinali. La sua versatilità e la relativa facilità di coltivazione ne facevano un elemento fondamentale dell’economia agraria di molte regioni italiane.

Con l’ascesa al potere di Benito Mussolini e del Partito Nazionale Fascista, le cose non cambiarono. L’Italia vide una forte spinta verso l’autarchia, ovvero l’autosufficienza economica. Questa politica aveva come obiettivo la riduzione della dipendenza italiana dalle importazioni estere, compresi i prodotti agricoli. In questo contesto, la canapa, essendo una coltura già ben radicata nel tessuto agricolo italiano, ricevette una notevole attenzione come mezzo per raggiungere l’autosufficienza nazionale in vari settori, soprattutto in quello tessile. Il regime fascista promosse attivamente la coltivazione di canapa attraverso campagne propagandistiche che esaltavano i valori dell’agricoltura e del lavoro manuale come fondamenti del carattere nazionale. Furono istituite leggi e incentivi per aumentare la produzione di canapa, mirando a espandere sia il mercato interno sia quello estero. Queste politiche rientravano in un ampio programma di bonifica agraria, che mirava a incrementare la produttività delle terre italiane, compresa l’espansione delle aree coltivabili per la canapa.

L’enfasi del fascismo sull’agricoltura e, per estensione, sulla canapa, ebbe anche significative implicazioni sociali e culturali. La promozione della vita rurale e dell’agricoltura come pilastri della società fascista andava di pari passo con l’idea di un’Italia moralmente e fisicamente forte. In questo quadro, la canapa divenne simbolo di autosufficienza, laboriosità e virtù, elementi chiave nella retorica fascista.

L’interazione tra il fascismo e l’uso della canapa in Italia è un esempio di come le politiche economiche e ideologiche possano influenzare e essere influenzate dalle pratiche agricole (e magari succedesse anche oggi!). Mentre il regime cercava di promuovere l’autosufficienza e valorizzare il lavoro agricolo, la canapa si inseriva perfettamente in questo schema, diventando un elemento di orgoglio nazionale all’interno della più ampia strategia autarchica fascista. Questo rapporto, tuttavia, era in gran parte pragmatico e basato su considerazioni economiche e produttive, piuttosto che su una particolare affinità ideologica per la pianta in sé.

La storia della canapa sotto il fascismo evidenzia quindi un interessante intreccio tra politica, economia e cultura in un periodo cruciale della storia italiana.

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