Le ondate di gelo sono un’altra conferma del riscaldamento globale. E non il contrario

Ogni anno, puntualmente, ci tocca assistere alla solita, semplicistica, mistificazione della realtà. Un refrain che recita più o meno così: “Ma come è possibile, con questo gelo, con la neve a basse altitudini, con il ghiaccio che troviamo sulle macchine la mattina, parlare di riscaldamento globale?”. Frasi che fanno ancora più impressione se a pronunciarle non è un qualsiasi avventore di un bar, ma il presidente degli Stati Uniti d’America, che usa regolarmente gli episodi di gelo degli Stati Uniti per alimentare teorie negazioniste sul riscaldamento globale. Negazionismo che, lo ricordiamo, ha portato Donald Trump a ritirare Washington dagli Accordi di Parigi, così vitali per pensare di poter salvare il pianeta.

Assumendo la buona fede di chi sostiene queste tesi (buona fede che, bisogna dirlo, non c’è quasi mai), proviamo a spiegare perché la teoria sia da ritenersi sgangherata e, anzi, dimostri esattamente il contrario di ciò che sostiene.

In primo luogo, i climatologi fanno notare che in questi casi si tende a compiere un basilare errore di valutazione: un periodo di freddo di alcuni giorni in un’area del pianeta è un fenomeno meteorologico, e la meteorologia spiega quanto accade in un momento limitato nel tempo (e nello spazio). Il cambiamento climatico globale è invece una teoria (scientifica) che spiega quanto accade e accadrà all’intero pianeta nell’arco di 150 anni o più. Di questi ultimi fatti, appunto, tratta la climatologia, non la meteorologia.  Basti pensare che durante l’ondata di gelo del 2018, sulla costa orientale degli Stati Uniti le temperature arrivavano a quasi -40 °C, la costa occidentale stava ancora cercando di riprendersi dagli effetti di spaventosi incendi che avevano colpito in particolare la California.

In molte altre parti del mondo, Alaska e Siberia comprese, le temperature eranodecisamente più elevate: in particolare, nelle zone artiche si erano registrate temperature di circa 3,4 °C superiori alla media.

La spiegazione di un fenomeno così particolare, che si sta ripetendo (anche in versione più light) anche in questi giorni, sta nel cosiddetto vortice polare, che consiste in una specie di anello continuo di venti in quota che circondano il Polo Nord e “trattengono” alle alte latitudini l’aria più fredda. In seguito al riscaldamento, e forse alla fusione dei ghiacci polari, questo vortice comincia a rallentare e quindi a disegnare onde più profonde e ampie, che possono anche spezzarsi. Queste onde più profonde causano un’irruzione di aria polare verso latitudini più basse e di aria più temperata verso nord.

 

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