Depenalizzazione e regolamentazione della cannabis, così si tolgono gli spacciatori dalla strada

Bisogna dare atto alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese che, a differenza del suo predecessore, le cose che lui si limitava a sbandierare ai quattro venti tra un bacio ad un prosciutto, una citofonata a favore di telecamere ed un cocktail in spiaggia, lei le mette in pratica.

E allora eccola comparire dalla penombra che si è autoimposta e materializzarsi ad Ancona, al tavolo del comitato per l’ordine e la sicurezza della provincia marchigiana. Da qui l’annuncio: arresto immediato con custodia cautelare in carcere anche per chi spaccia piccole quantità di sostanze stupefacenti. Norma approvata in collaborazione con l’ineffabile ministro della Giustizia grillino Alfonso Bonafede.

Il concetto è più o meno sempre lo stesso: non è possibile “pizzicare” uno spacciatore ad un angolo di una strada il giorno prima e vederlo di nuovo il giorno dopo, a quello stesso angolo, intento nella stessa attività. Sacrosanto, ci mancherebbe altro. Siamo pienamente d’accordo.

Ma come spesso succede – e purtroppo le mosse in materia di “lotta alla droga” di questo governo sembrano sempre più in continuità con quelle del governo che lo ha preceduto – si parte con il piede sbagliato. Si sceglie di dare priorità all’annuncio ad effetto, che copre la necessità di lisciare il pelo al conservatorismo imperante nella classe dirigente, invece di fare le cose con buon senso.

E fare le cose con buon senso – come stanno facendo in maniera sempre più convinta nel resto del mondo civilizzato – significa che un giusto inasprimento delle pene per chi spaccia, deve essere accompagnato da un aggiornamento non più rinviabile in materia di normativa e classificazione sulle droghe. Cosa chiesta, tra l’altro, dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Significa, in parole povere, togliere la cannabis dalle sostanze incluse nelle legge 309 sugli stupefacenti, che accomuna la marijuana alla cocaina e all’eroina. Depenalizzare l’uso e il consumo di cannabis è un fatto di civiltà giuridica, medica e sociale.

Ogni giorno parliamo di sovraffollamento delle carceri. Come li gestirebbe la ministra Lamorgese migliaia di piccoli spacciatori di cannabis che vendono pochi gramma d’erba all’angolo di una strada? Perché continuare a bendarci gli occhi fa così comodo? Dove stanno le strutture per accogliere tutta questa nuova popolazione carceraria?

Chi spaccia “due canne d’erba o di fumo” può essere messo alla stregua di chi vende droghe sintetiche?

Se poi si volessero fare le cose davvero per bene, allora si andrebbe oltre il concetto di depenalizzazione e si affronterebbe seriamente quello di regolamentazione. Chiamatela legalizzazione o liberalizzazione, per noi è uguale. Ma è dimostrato in tutti i Paesi dove è già realtà, che solo in questo modo si tolgono gli spacciatori dalle strade.

L’hanno capito in Canada, in molti Stati americani, lo stanno capendo in Europa. Distinguere tra droghe leggere e droghe pesanti, cominciando un percorso di legalizzazione delle prime, è l’unica via per minare alla base un sistema criminale che campa su questo. Chi non lo vuole capire, fa solo il gioco di questo sistema.

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