Cannabis e OMS. Quest’anno non basta una letterina a Babbo Natale

Nulla da fare. La riclassificazione della cannabis nelle tabelle delle convenzioni internazionali ha saltato un altro giro. Se ne riparlerà a Dicembre, anche se secondo le normali procedure ONU, si sarebbe dovuto decidere già a marzo 2019. Fu infatti solo un “provvidenziale” ritardo nella trasmissione della raccomandazione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla Commission on Narcotic Drugs (CND) ad evitare il voto. Del resto il Canada aveva poche settimane prima avviato la regolamentazione legale dell’uso ricreativo, ed era questione politicamente molto sensibile allora. Ritardo tanto provvidenziale quanto irrituale, anche se l’attenzione e la pressione della Società Civile ha impedito l’insabbiamento. A differenza di quanto successo quasi 20 anni fa, quando la raccomandazione sulla declassificazione del dronabinolo, una variante sintetica del THC, fu fatta tenere in un cassetto dall’allora capo dell’UNODC Antonio Maria Costa[1].

Questa volta l’OMS è stata seguita passo passo dalle ONG, che sono intervenute anche nella fase istruttoria (Forum Droghe, Associazione Luca Coscioni e Società della Ragione inviarono una nota[2]). Si è trattato del primo processo di revisione complessiva della letteratura scientifica sulla cannabis da parte della massima autorità medica mondiale. Una revisione che non vi era stata nel 1961, quando la cannabis fu inserita nella tabella IV (quella delle sostanze più pericolose e con valenza terapeutica residuale) per puri motivi ideologici sotto la pressione della delegazione USA guidata da Aslinger e l’accusa di essere pianta criminogena lanciata dall’Interpol[3].

Oggi non è cambiata solo l’attenzione della Società Civile, ma sono cambiati anche gli schieramenti. La più fiera oppositrice della raccomandazione che sposta la cannabis nella Tabella I (quella delle sostanze pur pericolose, ma con valenza terapeutica) è la Russia, seguita dalla Cina e da alcuni paesi asiatici e africani. Dall’altra parte USA, Canada, Uruguay e l’intera Unione Europa. Ma anche molti stati africani che vedono nel riconoscimento del valore terapeutico un possibile sviluppo per le economie locali.

Come nel passato l’opposizione è basata esclusivamente su motivi ideologici. Come ha più volte ribadito la Russia durante i negoziati, si ritiene una eventuale decisione di accoglimento della raccomandazione dell’OMS come un “via libera” alle esperienze di legalizzazione dell’uso ricreativo, che fermamente osteggia. Una posizione rigida che ha sfruttato il metodo del “consensus” di Vienna per ingessare il processo decisionale. Per venirne fuori in qualche modo, senza delegittimare una consolidata procedura di aggiornamento delle tabelle internazionali, il voto è stato rinviato al 3 e 4 dicembre, in occasione della riconvocazione di questa 63esima sessione della CND. Questo darà modo alla diplomazia di continuare l’opera di ricomposizione, ma da più parti si è pronti ad un muro contro muro che sfocerà in un voto contrapposto, o addirittura ad un nuovo rinvio.

Non si tratta certo della migliore raccomandazione possibile. Le ONG hanno sottolineato come sia incongruo il mantenimento nella tabella I delle sostanze più pericolose. La stessa motivazione dell’OMS, ovvero il fatto che la cannabis sia la sostanza più usata nel mondo fra quelle tabellate, sembra avere più a che fare con valutazioni politiche che con le evidenze scientifiche sulla pericolosità della sostanza in quanto tale.

In questi mesi è previsto un approfondimento della raccomandazione, che pure è sotto esame da oltre un anno. Ed è stato ipotizzato anche un nuovo passaggio all’interno del Comitato dell’OMS demandato alla valutazione delle sostanze controllate dalle convenzioni. Questo, pur rappresentando una pericolosa porta aperta alle forti pressioni politiche in atto, potrebbe essere l’occasione per risolvere qualcuna delle incongruenze presenti.

La partita è dunque aperta, ed è importante che l’attenzione dell’opinione pubblica resti vigile su questo processo che potrebbe essere, con tutti i suoi limiti, un passo importante nel processo di riforma delle politiche sulle droghe mondiali.

Quest’anno non basta quindi scrivere una letterina a Babbo Natale. Occorre attivarsi e sostenere l’azione di chi cerca di porre fine a 60 anni di “war on drugs”. 60 anni di ingiustizie, morti, danni ambientali, sanitari e sociali, oltre che di proibizionismo scientifico sull’uso terapeutico delle sostanze proibite, a partire dalla cannabis.

Materiali e approfondimenti nello speciale di Fuoriluogo.it Cannabis e OMS https://www.fuoriluogo.it/oms


[1] Cfr. Grazia Zuffa, Tabelle e coltelli. Le nebbie di Vienna. – Fuoriluogo, Gennaio 2005

[2] Vedi Cannabis. L’OMS avvia la revisione delle proprietà terapeutiche https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/cannabis-oms-avvia-la-revisione-delle-proprieta-terapeutiche/

[3] Cfr. Giancarlo Arnao, Cannabis Uso e Abuso – Stampa alternativa

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