Pellestrina, la Venezia che non ti aspetti

Negli ultimi due decenni il modo di viaggiare ha subito una profonda trasformazione; la possibilità di trovare voli a prezzi stracciati ha cambiato il modo di fare turismo e portato le persone a puntare su soggiorni mordi e fuggi. La velocità di relazione con luoghi sconosciuti è lo specchio di un impoverimento culturale sempre più diffuso, di una superficialità che dà solo l’illusione di aver visitato una città.

Venezia ne è un esempio lampante perché visitarla in un giorno o in un week end vuol dire vedere San Marco, Rialto e poco più quando la città necessiterebbe attenzione e tempo, perché la Serenissima è un luogo dove è bello girare senza meta, perdersi fra calli e campielli assaporando un’atmosfera unica e dove, volendo spingersi un po’ più in là, si può trovare molto altro. Immergersi, per esempio, nel mondo delle isole di cui è costellata la laguna veneziana, può essere un’esperienza davvero incredibile.

Per me che amo la solitudine e le lunghe passeggiate invernali al mare, l’isola di Pellestrina è sicuramente il luogo ideale.

Ho ribattezzato questa lingua di terra l’Isola lunga, perché si estende per undici chilometri, ma anche il termine stretta le calza a pennello visto la sua larghezza: 23 metri nel punto più sottile e 1,2 chilometri in quello più ampio.

Si raggiunge dal Lido con l’autobus numero 11 che in venti minuti raggiunge l’imbarcadero del ferry boat da cui si fa dare un breve passaggio per rimettere giù le ruote a Santa Maria del mare.

I due lati dell’isola, quello affacciato sulla laguna e quello rivolto al mare, sono ledue facce di un’unica meravigliosa medaglia, profondamente diverse ma inscindibili. Personalmente, amo percorrere la spiaggia di mattina e tornare indietro sull’altro lato attraversando i borghi e ammirando il tramonto, ed è questo giro che voglio raccontarvi.

Partire presto è fondamentale per godere appieno della giornata, soprattutto in inverno, quando il sole va giù presto. I chilometri sono parecchi, una ventina all’incirca, e la fretta, si sa, è il peggior nemico del viandante.

Scendete alla prima fermata del bus e prendete la scala che vi porta in cima alla massicciata dei murazzi, infilatevi nel primo passaggio disponibile, attraversate la sottile macchia di vegetazione e guadagnerete la spiaggia.

Anni fa non esisteva, l’erosione l’aveva cancellata, spazzata via onda dopo onda e c’erano solo grossi sassi ammassati che tenevano a bada il mare durante le mareggiate e quando l’Adriatico si metteva in testa di invadere a forza la laguna trasformandosi in acqua alta, un’abitudine che non ha mai perso.

La costruzione dei Pennelli, lingue di cemento circondate da grosse pietre che si spingono per una ventina di metri verso il mare, ha permesso alla sabbia di tornare, depositarsi e rimanere protetta creando un arenile vasto, dove gli abitanti dell’isola trovano pace e relax durante l’estate. Io la trovo d’inverno, quando sono spesso l’unico essere umano presente o incontro soltanto qualcuno che fa sgambare il cane o un pescatore che, immerso fino alla vita nel mare, tira su le bevarasse (piccole vongole) con l’apposito strumento.

I residenti sono soliti tirar su piccole costruzioni spartane con i tronchi degli alberi portati a riva dal mare; sono ripari ingegnosi che d’estate offrono ombra a chi passa la giornata in spiaggia grazie a teli stesi come soffitti impalpabili. C’è chi usa vecchie tavole e sedie dismesse per allestire deschi su cui consumare i pasti, giocare a carte e financo a scacchi.

I più estrosi addobbano questi cabin improvvisati nei modi più disparati,appendendo rosari di conchiglie, buffi polipi ricavati da bottiglie di plastica che ondeggiano al vento. D’estate sono vivi e colorati mentre d’inverno hanno un aspetto un po’ spettrale, quello di villaggi abbandonati degni di un libro dell’orrore; alcuni collassano sotto il peso del vento e delle mareggiate, diventano cataste informi, pronte però a essere ricostruite con tenacia nella primavera successiva.

I pennelli si succedono uno dopo l’altro come un contachilometri trasversale, e quando si arriva finalmente al borgo di Pellestrina, se le energie sono ancora fresche e si ha tempo a disposizione, si può camminare lungo la diga foranea fino a Ca’ Roman. Quest’area di cinquanta ettari è una vera e propria oasi faunistica, dove trovano pace e nidificano quasi 200 specie di uccelli, fra cui il martin pescatore, il falco pellegrino e, nei periodi estivi, il gruccione dai colori sgargianti, il tenero assiolo e il fantomatico succiacapre, un volatile frainteso per lungo tempo.

All’interno del bosco di pini, si trovano alcuni bunker risalenti alla seconda guerra mondiale che un tempo presidiavano l’accesso alla laguna e che ora, grazie all’espansione dell’area dovuta alla diga, emergono dalla fitta vegetazione come grigi fantasmi di un periodo triste e buio della storia recente.

Molte sono le fortificazioni militari presenti su questa lunga lingua di terra e possono essere visitate, rigorosamente dall’esterno, sulla via del ritorno. A Pellestrina, ci s’infila nelle piccole calli del borgo e si comincia a seguire il percorso che si snoda sul lato interno dell’isola.

A ora di pranzo, sul limitar della riva, non è difficile vedere gli abitanti cuocere il pesce in barbecue improvvisati, spesso ricavati da vecchi cestelli di lavatrici. Nel primo pomeriggio invece, potrete vedere le donne sedute fuori dagli usci intente a far quattro ciacole e realizzare merletti al tombolo o i vecchi pescatori stendere le reti e le nasse nelle aiuole o nelle piazzette deserte per aggiustarle.

Chiacchierare con loro e ascoltare storie di mareggiate e di pescherecci in balia delle onde può essere una bellissima esperienza, quello che si dice del tempo investito bene. Le case dei borghi rispecchiano il tipico stile veneziano, piccole e colorate e passeggiare con calma lungo la riva può essere bellissimo, soprattutto in alcune giornate, quelle in cui il vento sembra andare in letargo e le poche nuvole sono sapientemente pennellate; l’acqua sembra diventare immobile, l’orizzonte perde di consistenza e le piccole barche ormeggiate, le briccole e i casoni da pesca sembrano galleggiare, sospesi in una sorta di paesaggio liquido.

Il sole scendendo allunga le ombre, accarezza ogni cosa e tinge d’oro l’acqua; si cammina dandogli le spalle ma è inevitabile girarsi ogni tanto a osservarlo mentre, come un esperto pittore, dipinge il cielo di colori sempre più caldi lasciando che il blu intenso su in alto, gli faccia da coperta.

Un’ultima nota: durante l’estate ci sono alcune feste che animano i borghi dell’Isola lunga e presso gli stand gastronomici si può mangiare dell’ottimo pesce. La Festa di Sant’Antonio si svolge il 12 giugno, quella di San Pietro in Volta dal 27 al 30 giugno, la Festa della Madonna dell’Apparizione è il 4 agosto mentre quella di Portosecco è dal 13 al 16 agosto.

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