Preferiamo la disobbedienza al mercato nero. Lo Stato tuteli chi ha bisogno di curarsi con la cannabis

Il 25 giugno a Montecitorio hanno partecipato tutte le associazioni capitanate dall’iniziativa radicale Meglio Legale #iocoltivo. Al momento la legalizzazione è richiesta 100 parlamentari che hanno scritto al Premier Conte, e alcuni di loro addirittura partecipano alla disobbedienza collettiva piantando un semino e crescendo una pianta di cannabis, andando contro la legge italiana che rappresentano. Ai media italiani mettere in risalto questo punto fondamentale non sembra interessare, ma un adeguamento legislativo ad una pratica consolidata, quella dell’auto-coltivazione, è ormai alle porte. Almeno si spera.

Le storture della Fini-Giovanardi

Nel DpR 309/90 la coltivazione domestica non era prevista. In presenza di poche piante gli avvocati hanno sempre rivendicato il consumo personale agli assistiti, ma con la Fini-Giovanardi nel 2006 si era chiusa la possibilità di coltivare ai consumatori. Tale legge (anticostituzionale dal 2014) moltiplicò i crimini per droga, i “legittimi sospetti”, e le carceri strariparono.

In quegli anni molti consumatori (a volte pazienti) subivano inquisizioni venendo comunque incriminati. Si consolidarono quindi emigrazioni cannabiche. La Spagna fu meta di molti “rifugiati” italiani, ragazzi ma anche adulti che intravedendo la propria vita rovinata dopo un fermo, scelsero come prima casa un posto dove poter respirare “aria di tranquillità’. Prendeva vita la realtà attuale dei cosiddetti “Social Club”, gli italiani, tuttora si distinguono.

La mia vita, testimonianza di quanto appena descritto

Mi svegliarono i carabinieri una mattina nel mio letto, nel maggio 2008, e dopo 2 terribili mesi venni condannato per “coltivazione”. Dichiaravo già l’uso medico (ci fu anche un medico presente al processo), ma nonostante i pochi esami dalla laurea e alcun indizio di spaccio, mi spiegarono che in quel periodo l’interpretazione della legge doveva essere solo punitiva. Se non avessi insistito dichiarando di aver autoprodotto la cannabis che mi trovarono, se l’avessi comprata al mercato nero, sarei uscito assolto. Assurdo!

Ricordo ancora il giudice che ripeteva che secondo l’orientamento della Cassazione di allora “chiunque coltiva”, anche per un uso personale, doveva essere condannato. Mi laureai lo stesso, poi scappai in Spagna, per coltivare e continuare gli studi.

E adesso?

La sentenza della Cassazione a Sezioni Unite dello scorso dicembre ha spinto alla disobbedienza #iocoltivo. In un recente articolo pubblicato sull’edizione on line di BeLeaf Magazine, spiegavo però che le esigenze dei pazienti sono superiori a una piccola piantina. Dolore, burocrazia, spese continue con le solite carenze nelle farmacie che non garantiscono il nostro “SALVAVITA”, non lascia scelta a chi soffre: preferiamo la disobbedienza al mercato nero.

Alessandro Raudino, presidente di Cannabis Cura Sicilia, ha iniziato il 30 Novembre. A marzo con la quarantena anche il direttivo di Canapa Caffè, Andrea Trisciuoglio e altri pazienti pugliesi dichiarano disobbedienza. Altri già da tempo lo fanno in tutta Italia… Come Fabrizio Pellegrini o Franco Casalone, che a 61 anni (e “oltre 40 che dice che la canapa fa bene”), viene ancora inquisito.

Mentre scrivo ricevo l’ennesima telefonata di una paziente in difficoltà, il suo medico non c’è, ha avuto un attacco ed è stata ricoverata. Essendo farmaco-resistente ha messo in difficoltà la struttura pubblica. Una storia che si ripete. Firma per uscire perché a casa ha ancora un po’ di Bedrocan… le faccio rinnovare la prescrizione da un altro medico, però già sa che non riuscirà a trovare più di 20 grammi, in farmacie di altre regioni. Vorrebbe continuità terapeutica, mi chiede cosa fare, come partecipare alla disobbedienza, se possiamo crescerle qualche pianta di emergenza che lei non è capace. Un “medical social club” è diventata una necessità. Ed è proprio per necessità che ormai sta prendendo forma.

Che l’ultima uscita a Montecitorio non sia solo belle foto e un nulla di fatto. Come mille altre volte, come l’ultima a ottobre con Walter De Benedetto (recentemente sono andato a trovarlo) al quale hanno levato le sue piante con cui integrava il Bedrocan. In questi mesi si è aggravato e lui sa bene di essere stato preso in giro.

Basta! Per un disegno di legge, anche in emergenza, potrebbe passare troppo tempo. E i pazienti non possono più aspettare: l’art 27 della 309/90 deve essere applicato subito: l’autorizzazione, intanto a chi ne ha bisogno. In attesa di arrivare ad una Legalizzazione completa della Cannabis in Italia.

Nel frattempo siamo costretti alla disobbedienza. Non abbiamo altra scelta. 


Carlo Monaco, presidente Canapa Caffè

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