Rendiamo più facile l’accesso alla cannabis medica. Lo dobbiamo anche a Claudia

Qualche settimana fa, nell’angoscia più totale, ho toccato con mano la bara della nostra amica Claudia. Lei ha lottato contro il cancro, aveva avuto delle metastasi prima al seno, poi al cervello. Claudia non conosceva il mondo della cannabis prima della sua malattia, non aveva nemmeno mai “fumato una canna”. Era una mamma e amava i suoi figli, per alcuni anni ha partecipato a tutte le iniziative dell’Associazione Canapa Caffè.

Purtroppo a un certo punto non ha avuto più forza per combattere contro l’ipocrisia: le ultime delusioni nelle strutture sanitarie pubbliche avevano lasciato il segno. Era stanca, mi diceva, poi ho capito. Aveva scelto di dedicare ai figli la sua ultima energia. Circa tre anni fa, in associazione Canapa Caffè festeggiavamo la scomparsa di tutte le sue metastasi (purtroppo la censura avvenuta con la cancellazione della nostra prima pagina Facebook non permette di rivedere le foto di quell’evento).

Con questo articolo vorrei ricordare che non fu la “medicina ufficiale” ad aiutare Claudia, visto che per anni si è auto-medicata importando cannabis terapeutica, o si è rivolta al mercato nero. Fu una delle prime pazienti ad avere legalmente il Bedrocan qui a Roma. Io, insieme ad altri pazienti siamo stati parte del percorso di Claudia, insegnandole ad assumere la cannabis sotto forma di estratti.

Grazie anche ai nostri estratti con la cannabisterapeutica olandese importata (#Bedrocan #Bedica #Bediol e #Bedrolite) inizialmente si erano spostate le metastasi dal seno al cervello fino a farle scomparire. Ma poi, quando ci siamo trovati di fronte a medici ufficiali, questi non hanno riconosciuto il percorso che Claudia ha fatto. Si sono limitati a prescrivere la cannabis per dolore oncologico: 5 g di fm2.

Claudia è stata la prima che conosco che è riuscita a far applicare la legge per ottenere una erogazione ospedaliera gratuita qui nel Lazio. Ma non fu un successo. Il medico prescrisse un dosaggio ridicolo rispetto a quanto servisse e io ero presente. Proprio lei mi disse di stare calmo. Poi, lo stesso giorno, Claudia comprò 150 g in farmacia, 100 di bedrocan e 50 di bedica. Credo che quel giorno finì la sua battaglia.

Come presidente dell’Associazione canapa caffè rappresento tante persone che soffrono e che stanno vivendo nella burocrazia solo per aver accesso al proprio medicinale salvavita. Oggi resto convinto che l’unica soluzione per migliorare davvero la vita dei pazienti è avere l’autorizzazione per poter coltivare la cannabis, la medicina che ci serve. Abbiamo perso tanti amici pazienti lungo questi anni, senza essere riusciti ad ottenere ciò che ci spetta, l’unica cosa che chiediamo: l’auto produzione libera ALMENO per chi ha una prescrizione medica.

In Italia abbiamo la migliore legge al mondo riguardo la #cannabisTerapeutica, ma purtroppo non viene applicata. Sono anni che chiediamo il diritto di poter coltivare le nostre piante di cannabis senza incorrere in problemi legali. L’ultimo incontro col Ministero della Salute è avvenuto lo scorso 8 luglio e siamo stufi di elemosinare la terapia attraverso la burocrazia di un sistema non aggiornato, che tanto fa male. Ogni giorno come presidente dell’Associazione Canapa Caffè ascolto storie di persone che soffrono e che in qualche modo cerco di direzionare verso i pochi medici preparati e le poche farmacie galeniche fornite di cannabis medica.

Ultimamente il servizio nazionale è migliorato, ma ci sono sempre tempi di attesa lunghissimi, periodi in cui le farmacie sono sprovviste e si resta scoperti. In alcune regioni non vengono applicate le leggi, o non sono state promulgate. Curarsi con la cannabis è possibile solo a pagamento, dunque chi non ha le possibilità economiche subisce un’ingiustizia, l’ingiustizia di non potersi curare.

E la burocrazia è tanta, i pazienti la subiscono e non ne possono più. Soprattutto chi la subisce da più tempo, a un certo punto finisce la propria pazienza.

Il servizio offerto dal nostro sistema sanitario è arrivato a essere efficiente solo a pagamento. Ai pazienti invalidi, con minime pensioni di invalidità, questo ulteriore costo non è possibile.

In tutto questo ci sono le necessità dei pazienti di avere a disposizione strain diversi, ovvero prodotti diversi da quelli che si trovano nelle farmacie. Abbiamo già inviato Ministero della Salute molte proposte concrete sulla produzione statale di cannabis terapeutica, in contrapposizione al progetto pilota di Firenze iniziato con il decreto Lorenzin DM 9 11 2015, che al momento attuale non ha prodotto i risultati aspettati. E adesso chiediamo alle istituzioni (per l’ennesima volta) che si discuta questo disegno di legge, grazie al quale i malati in possesso di prescrizione medica potrebbero finalmente coltivare quattro piante di cannabis per le proprie necessità mediche (o delegare qualcuno nel farlo) senza più temere ripercussioni legali.

Chiediamo di prendere in considerazione la sofferenza di tante persone che solo che vogliono stare meglio. Riteniamo inoltre in questo periodo di crisi l’Italia debba smettere di acquistare dall’estero a caro prezzo la cannabis medicinale che potrebbe produrre in abbondanza ed esportare a sua volta, e che sia il momento giusto per far partire le autorizzazioni per la coltivazione di cannabis medicinale in Italia previste dal Dpr 309 / 90.

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