La repressione proibizionista è stata utile? Sì, per le organizzazioni criminali

In questi ultimi mesi, i provvedimenti adottati per il contenimento dell’epidemia da Coronavirus hanno fatto scattare il campanello d’allarme in tutte le sedi degli organismi antimafia del nostro Paese. Il pericolo che le difficoltà economiche, di famiglie ed imprese, rappresentino un terreno fertile per gli investimenti della criminalità organizzata non solo è reale, ma è ciò che sta già accadendo. Ogni giorno i mezzi d’informazione segnalano che diverse realtà imprenditoriali, non solo al sud ma anche e soprattutto in Piemonte e Lombardia, sono state raggiunte da proposte di finanziamento o di acquisizione da parte di organizzazioni criminali che dalla loro hanno gli ingenti introiti dei mercati illegali. Il solo traffico di stupefacenti in Italia frutta alla mafia 30 miliardi l’anno, al quale vanno aggiunti i proventi ricavati dalla prostituzione imposta alle “vittime della tratta” e gli incassi prodotti dal caporalato: cifre che, se utilizzate per rilevare fette dei mercati legali vessati dalla crisi prodotta dal lockdown, falserebbero la concorrenza in maniera irreparabile.

Per impedire questo scenario serve andare alla radice del fenomeno criminale, priorità momentaneamente assente nel dibattito politico, quantomeno quello italiano, post-Covid e gettare le basi per legalizzare fette del mercato nero, interrompendo così le fonti di approvvigionamento di liquidità della Mafia. Un aiuto, però, è arrivato dalla Global Commission on Drug Policy, organizzazione internazionale nata nel 2011, che il 7 maggio scorso ha pubblicato un nuovo rapporto sull’applicazione delle leggi sulla droga nel mondo. Fondata da ex capi di Stato o di governo, da leader esperti del mondo politico, economico e culturale, la Commissione rappresenta tra i più autorevoli soggetti internazionali in sostegno a politiche sulla droga basate su prove scientifiche, diritti umani, salute pubblica e sicurezza. Il rapporto 2020 analizza la correlazione tra leggi proibizioniste e criminalità organizzata fornendo uno scenario tanto drammatico quanto impossibile da travisare: la criminalità organizzata transazionale è la sola ad aver tratto vantaggio dalle leggi proibizioniste sulle sostanze. Non è tutto. La Commissione evidenzia come, dopo cinquant’anni di approccio repressivo e “militarista”, la guerra alla droga abbia fallito nel ridurre il consumo di sostanze stupefacenti, ma ha ulteriormente impoverito ed emarginato le fasce più deboli della popolazione.

L’unicità del documento redatto, 52 pagine ricche di dati e analisi, è esplicita nella forma che il documento assume, giacché si traduce in un appello a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite che vengono sollecitati a riconoscere l’inadeguatezza delle leggi repressive sul consumo e il possesso di sostanze e ad avviare riforme coraggiose in materia. L’Italia, viste le molte organizzazioni criminali nostrane protagoniste a livello mondiale nei mercati illegali, dovrebbe iniziare a considerare la loro natura transnazionale, per provare non solo a dotarsi di adeguati strumenti che consentano alle forze dell’ordine di coordinarsi a livello internazionale, ma anche per intraprendere una strada responsabile che indebolisca davvero la criminalità organizzata e al contempo salvaguardi principi più ampi di giustizia, sviluppo e inclusione sociale ed economica.

“Nonostante il suo obiettivo, la guerra alla droga, per come è stata concepita e attuata, è stata essenzialmente una guerra alla popolazione civile. Le grandi organizzazioni criminali non sono nemmeno state scalfite.” è il commento lapidario di Louise Arbour, già Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU ed esponente di spicco della Global Commission. Perpetrare il metodo repressivo e impedire una riforma aniproibizionista del Testo Unico sugli stupefacenti sarebbe “la cronaca di una morte annunciata” per il nostro Paese, per la classe imprenditoriale che lo fa vivere e per l’intera società che lo abita. Società che nel frattempo non resta a guardare: oltre 2000 cittadini hanno deciso di aderire all’iniziativa “IoColtivo”, promossa da Radicali Italiani insieme all’Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale, Dolcevita e BeLeaf Magazine, contribuendo a dare seguito al prezioso lavoro della Global Commission on Drug Policy e rappresentando un ulteriore stimolo affinché si chiuda questa fase oscurantista, illiberale e poco redditizia di guerra alla droga, per inaugurarne, finalmente, una nuova più libertaria, più scientifica e conveniente. 

Il report 2020 della Global Commission è un documento molto complesso e sfaccettato, per approfondirne il contenuto vi consigliamo di ascoltare l’episodio numero 15 di Stupefatti, il podcast antiproibizionista di cui siamo voci ed autori, intitolato “Una pietra miliare” nel quale lo analizziamo nel dettaglio. Stupefatti si può ascoltare gratuitamente su Spotify, iTunes, Apple e Google podcasts e YouTube.

Il Rapporto Global Commission on Drug Policy   https://www.globalcommissionondrugs.org/reports/enforcement-of-drug-laws


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