Il fallimento totale di repressione e proibizionismo è sotto gli occhi di tutti. Tranne che del Parlamento italiano

La “Relazione sulle tossicodipendenze in Italia 2020” è stata finalmente consegnata al Parlamento con ben centotrenta giorni di ritardo. Avete capito bene, centotrenta. Rispettare gli obblighi previsti dal Testo Unico sugli Stupefacenti non è tra le priorità del Dipartimento per le Politiche Antidroga, ente ministeriale incaricato ogni anno di redarre e consegnare al Parlamento il documento entro il 26 di giugno, giornata mondiale contro l’abuso di droga e il narcotraffico.

Puntuale, per fortuna, è la società civile che ogni anno convoca per quella data una conferenza stampa alla Camera e presenta il “Libro Bianco sulle Droghe”, quest’anno alla sua undicesima edizione e già ricco di analisi e dati relativi alla variazione di mercato e consumi durante la pandemia ancora in corso. “Lo Stato”, invece, pubblica solo a novembre un report che contiene i dati relativi al 2019 e a parte del 2018 e si concede anche il lusso di continuare ad infrangere le sue stesse leggi non convocando il luogo in cui elaborare il contenuto della relazione: la Conferenza Nazionale sulle Droghe.

Non deve quindi stupire come non vi siano elementi sensazionali o di grande novità nel rapporto che dovrebbe avere il compito di tastare il polso del consumo di sostanze stupefacenti in Italia e di guidare il Parlamento nel governare al meglio il fenomeno.

Le quattrocento pagine di numeri ed analisi dipingono un quadro generale ben noto a chi si occupa di sostanze in questo Paese. Aumentano nel 2019 le operazioni antidroga ma incredibilmente diminuisce di oltre il 50% la quantità di sostanze sequestrate. Sono la cannabis ed i suoi derivati gli unici bersagli delle politiche di contrasto alla droga (oltre l’80% del totale dei sequestri) mentre cocaina e droghe sintetiche circolano indisturbate nello stivale. Il 26% degli studenti dichiarano di consumare principalmente cannabis e l’82% di questi, nonostante la durezza della repressione, conosce perfettamente dove procurarsela e si rivolge allo spaccio di strada. Infine, il 35% dei detenuti nelle carceri italiane scontano una violazione del Testo Unico sugli Stupefacenti e l’età media delle persone segnalate alla prefettura nel 2019 si abbassa a 24 anni.

Ciò che realmente colpisce e demoralizza è che ognuna delle quattrocento pagine grida il fallimento della legge 309/90 e della sua applicazione, ma lo fa alle orecchie sorde di un parlamento tronfio delle sue ottusità e ipocrisie.

Nel mondo, infatti, sono sempre più forti le tendenze a riconsiderare il metodo esclusivamente proibizionista e repressivo ed è sempre più palese come decenni di guerra alla droga abbiano avuto come unico risultato quello di favorire ed arricchire il narcotraffico, penalizzando solamente il consumatore e in generale le fasce più emarginate della società.

Gli Stati Uniti d’America stanno già reinvestendo i proventi della legalizzazione della cannabis in attività di riduzione del danno ed educazione al consumo: sono ormai 35 gli Stati che hanno implementato una qualsiasi regolamentazione della marijuana e tutto lascia intuire che, con la vittoria alle elezioni presidenziali di Joe Biden, i tempi siano maturi per una depenalizzazione a livello federale. La società civile americana dimostra di avere capito la bontà di un criterio più tollerante nei confronti delle sostanze e lo dimostra approvando a larga maggioranza proposte referendarie che propongono la depenalizzazione del possesso di tutte le droghe e l’introduzione di programmi per l’impiego di allucinogeni a scopo terapeutico.

Nei primi mesi del 2020 la Global Commission on Drug Policy, un ente internazionale composto da ex capi di Stato, primi ministri, scienziati e premi Nobel, ha consegnato alla comunità internazionale un documento importantissimo che dimostra scientificamente come il proibizionismo sia la causa diretta di povertà ed emarginazione sociale in larga parte della popolazione mondiale e come i consumi e la reperibilità di sostanze sul mercato illegale siano solo aumentati. La conclusione della Commissione si è formalizzata in un invito a tutti i Paesi membri dell’ONU a avviare politiche distensive che partano dalla depenalizzazione per arrivare alla legalizzazione di tutte le sostanze droganti.

In Colombia, il principale esportatore mondiale di cocaina sul mercato nero, il senatore Ivan Marulanda ha presentato un progetto di legge di legalizzazione della foglia di coca  e dei suoi derivati, dimostrando come questa sia l’unica iniziativa di contrasto al crimine possibile e l’unica a sostegno delle popolazioni indigene, oggi sfruttate e brutalizzate dei Narcos nelle piantagioni. Nel Regno Unito la fondazione Transform Drug Policy ha presentato all’esecutivo una guida che descrive nel dettaglio come potrebbe funzionare la legalizzazione di ogni sostanza, nessuna esclusa.

Mentre questo è il vento che spira nel resto del mondo, l’Italia pubblica un documento ufficiale intitolato “Relazione sulle tossicodipendenze”, carico di pregiudizio e stigma a partire dal titolo, totalmente privo di indicazioni programmatiche, poco aggiornato nel contenuto e senza alcuna lettura critica dei dati. Si consegna al Parlamento, come fosse cosa da nulla, un report che certifica come lo Stato abbia speso più soldi in operazioni di polizia nel 2019 sottraendo meno della metà delle sostanze illecite alle mafie rispetto al 2018.

Nessuna conferenza stampa, nessuna informazione ai cittadini, non sappiamo nemmeno se i parlamentari lo leggeranno. Ma soprattutto si continua ad ignorare l’evidenza scientifica che la quasi totalità dei consumatori di sostanze, in Italia come nel resto del mondo, non sviluppa affatto una “tossicodipendenza”, ma al contrario fa un uso occasionale, attraverso meccanismi di autoregolamentazione che di sicuro non vengono forniti dallo Stato, troppo impegnato in una demonizzazione artificiosa ed oscurantista del fenomeno.


Chi volesse approfondire ulteriormente tutti i numeri della Relazione 2020 lo può fare ascoltando l’episodio 36 del podcast antiproibizionista Stupefatti intitolato “Droghe e Belpaese”. Stupefatti si può ascoltare gratuitamente su Spotify, iTunes, Apple e Google podcasts ed anche su YouTube.

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