Il CBD non è stupefacente, ce lo dice (anche) l’Europa

La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul caso C-663/18 sul CBD è una decisione importante, perché oltre a ribadire la libertà di circolazione delle merci prodotte in Europa, bocciando la pretestuosa normativa francese che impediva l’importazione e la commercializzazione di estratti dell’intera pianta (infiorescenze comprese), fissa un importante principio rispetto allo status normativo del CBD, peraltro a pochi giorni dalla decisione dell’UE di aumentare nella PAC il limite di THC ammesso nelle colture di cannabis industriale. Per la Corte di Giustizia allo stato attuale delle conoscenze scientifiche il CBD non sembra avere alcun effetto psicotropo né pare provocare alcun danno alla salute. Per questo il CBD non può essere ricondotto alle sostanze stupefacenti oggetto di controllo da parte delle Convenzioni internazionali del 1961 e 1971, nelle quali peraltro non è nominato.”

Il giudizio dei magistrati dell’Unione tiene conto dell’opinione della massima autorità medica mondiale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ormai due anni fa ha raccomandato all’ONU di modificare lo status della cannabis e dei suoi derivati nelle convenzioni, riconoscendone il valore terapeutico. In particolare l’OMS ‘ha raccomandato di aggiungere una nota in calce all’Allegato I della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961 che reciti: I preparati contenenti prevalentemente cannabidiolo (CBD) e non più dello 0,2 percento di THC non sono soggetti ai controlli internazionali’.”

A questo punto il Ministro Speranza ed il Governo devono prendere atto non solo delle indicazioni scientifiche dell’OMS, ma anche dell’orientamento giurisprudenziale dell’Unione Europea. Va ritirato il decreto che inseriva i preparati con CBD nelle tabelle dei medicinali stupefacenti, ed avviato un confronto con la Società Civile che da mesi, anche con un digiuno a staffetta che ha raggiunto i 300 aderenti, ha chiesto di non fare passi indietro sulla cannabis terapeutica, ed anzi di riprendere un percorso riformatore come sta avvenendo nelle Americhe, in Israele o nel più vicino Lussemburgo.

—>> LEGGI ANCHE CBD: PER LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA NON È STUPEFACENTE dal sito fuoriluogo.it <<—


Leonardo Fiorentini si occupa di politiche sulle droghe sin dalla nascita del sito web di Fuoriluogo, divenendone Direttore nel 2014. È fra i curatori del Libro Bianco sulle droghe che ogni anno fa il punto sulle conseguenze delle politiche sulle sostanze in Italia. Nel 2018 ha contribuito con alcuni suoi testi al libro “La cannabis fa bene alla Politica”, Reality Book editore. Dal 2020 è segretario nazionale di Forum Droghe che rappresenta all’ONU con status consultivo. È membro del board di CILD e socio fondatore de la Società della Ragione.

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