Fra cervi, cimbri e faggi: alla scoperta dell’altopiano del Cansiglio

Che siate in macchina, in bicicletta o meglio ancora a piedi, uscire dalla faggeta e improvvisamente trovarsi dinanzi la maestosità dell’altopiano del Cansiglio, vera perla del territorio bellunese, è una sensazione unica che va provata almeno una volta nella vita, una di quelle che ti fa rimanere a bocca aperta per lo stupore.

Vi troverete di fronte a un’enorme spianata verde circondata da un anello di folta foresta composta principalmente da faggi, alberi spesso poco socievoli con le altre specie ma che qui concedono residenza anche alcune aghifoglie, soprattutto all’abete rosso.

Si tratta di un terreno carsico, costellato di doline e inghiottitoi, alcuni profondi, altri meno fra cui bisogna citare il Bus de la Lum (cioè il buco della luce) un unico pozzo a strapiombo che è legato, nel folklore locale, alle Anguane, streghe malvage e dall’aspetto terribile che rapivano, per cibarsene, i bambini che si erano persi nella foresta.

Il paesaggio è quasi allo stato naturale grazie alla ridottissima antropizzazione. Il Cansiglio è zona demaniale e lo è dai tempi del Regno d’Italia e le uniche attività che si svolgono nell’altopiano sono legate alla pastorizia e alla produzione alimentare. Le mucche che crescono e vivono qui sono allevate in maniera biologica e producono un latte sano da cui si ricava una vasta gamma di prodotti caseari. Tutte le costruzioni e i relativi terreni, sono date in concessione per trent’anni dal demanio, unico proprietario. Gli unici edifici a non essere soggetti a questa legge sono quelli che compongono i villaggi Cimbri.

Quella del popolo Cimbro è una storia affascinante; di origine celtica o germanica, si spinsero oltre le alpi scendendo dalla zona dell’odierna Danimarca e si sistemarono in epoca medievale nelle zone montuose del Veneto fra Vicenza, Verona e Treviso e più tardi anche nella zona del Cansiglio. Le testimonianze della loro presenza dal 1700 a oggi sono tutte raccolte nel piccolo Museo regionale dell’Uomo in Cansiglio di proprietà di Veneto Agricoltura.

Qui si narra della loro abilità nell’arte della falegnameria e soprattutto nella fabbricazione degli scatoi, contenitori circolari per la conservazione del formaggio, che permise loro di accasarsi in queste terre dove pochi volevano vivere e di costruire dei veri e propri villaggi, piccoli e spartani, di cui rimane ancora traccia. In questa zona ce ne sono nove, alcuni ben conservati e ancora abitati in alcuni periodi dell’anno, altri in stato di abbandono.

Uno dei più affascinanti e meglio conservati è sicuramente quello di Vallorch, la valle dell’orco, datato 1798; situato all’interno della faggeta, vi si accede percorrendo poche centinaia di metri di una bella strada forestale.

È qui che ho avuto il primo incontro ravvicinato con i veri signori del Cansiglio, i cervi. Un giovane esemplare, una femmina, brucava l’erba fra un paio delle casette di legno del villaggio e anche quando mi ha visto, non è sembrata spaventata, forse solo incuriosita da quell’uomo grande e grosso che la inquadrava con una buffa scatola. Si è limitata a trotterellare via quando la distanza che ci divideva si è fatta più sottile, e l’ha fatto con grande eleganza, degna di una mannequin in passerella.

I cervi, soprattutto nel periodo degli amori che va da metà settembre a metà ottobre, sono una delle attrazioni principali del Cansiglio. Nella faggeta trovano un habitat naturale numerosi esemplari che vivono serenamente tutto l’anno, i maschi isolati dalle femmine e tutti ben nascosti nel folto della foresta, ma in questo periodo, frastornati dagli ormoni e resi meno sospettosi dall’iter del corteggiamento e della riproduzione, si mostrano nel fondo dell’altopiano, soprattutto all’alba e al tramonto.

La loro presenza è annunciata dal bramito, il caratteristico verso gutturale emesso come richiamo d’amore. Spesso basta essere più potenti da questo punto di vista per sconfiggere un rivale e conquistare un branco di femmine, altre volte è necessario lo scontro fisico; i duelli si svolgono a testate, con i grandi palchi ossei, che ogni esemplare sfoggia, incastrati l’uno con l’altro e la spinta tenace delle zampe e di tutto il corpo. Chi ne uscirà vincitore avrà a disposizione un intero branco e dovrà garantire la riproduzione della specie. Non sarà una cosa facile: il maschio dovrà ingravidare tutte le femmine del branco ma loro non si concederanno proprio con facilità, vorranno essere in qualche modo corteggiate.

La gestazione, ad accoppiamento avvenuto, è alquanto bizzarra: la futura mamma cerva, sviluppa l’embrione ma lo “congela” per tre mesi in modo che il piccolo nasca fra giugno e luglio, quando il clima sarà più mite e il cibo a disposizione più abbondante.

Ora, posso assicurarvi che vedere, seppur con un cannocchiale, un cervo circondato dal suo branco alzare il muso al cielo e lanciare il suo potente verso, vale da solo una visita a questo luogo fantastico; se poi, com’è successo a me, ci sarà una leggera nebbia a rendere il tutto più magico, ne sarà valsa doppiamente la pena.

Il Cansiglio però non è solo cervi e Cimbri; esiste una fitta rete di sentieri che attraversa la zona e che permette agli escursionisti di vivere in maniera slow questo angolo di paradiso e le cime che lo circondano, che offrono panorami meravigliosi sia verso le Dolomiti, sia verso il mare e la vicina Venezia.

Se poi avrete voglia di girare la zona in maniera più ampia potrete scoprire che nel borgo di Valdenogher viveva un alchimista egiziano (la sua casa è ancora lì), che un faggio vecchio più di 400 anni (nonno albero) fa da sentinella solitaria all’ingresso della foresta, e che c’è una casa interamente di legno (opera dello scultore De Marchi) che ha un libro come tetto, degli occhiali rossi come cancello e tante matite colorate come staccionata.

Altro luogo da non perdere è il Giardino botanico alpino dove si “coltivano”, in modo che non scompaiano, tutte le specie endemiche dell’altopiano e delle montagne circostanti, a partire dal Geranio argentato che, a differenza del nome, ha dei petali di un bel rosa pastello screziati di viola ed è il simbolo stesso del Giardino.

Inoltre la conca d’Alpago è a un tiro di schioppo; il lago di Santa Croce offre tante possibilità agli amanti del vento, sia che vogliano cavalcarlo a bordo di un wind surf o di tutte le altre tavole possibili e immaginabili, sia che vogliano farsi trascinare da lui lanciandosi dalla cima del Monte Dolada con un parapendio.

Chi poi volesse prendersi un giorno di riposo da natura e sport, può visitare il centro storico di Belluno e il meraviglioso e romantico borgo di Feltre, uno dei più belli d’Italia, ma il Cansiglio rimarrà comunque lassù, circondato e protetto da suoi faggi, magnifico scrigno pronto ad essere aperto ancora una volta e a mostrare orgoglioso i suoi gioielli.

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