Cannabis, quel segnale che ci fa sperare (ma occhio alle fregature)

La notizia è ormai di dominio pubblico: la Commissione Giustizia, il prossimo lunedì 12 aprile, si riunirà per discutere le proposte di legge sull’autocoltivazione della cannabis.

Ci permetterete di avere sentimenti contrastanti dentro di noi: se da una parte siamo davvero felici che la discussione abbia finalmente cominciato a prendere la direzione giusta, quella che auspicavamo da sempre, dall’altra lo scetticismo di chi abita in Italia e conosce certe dinamiche, ci fa essere molto cauti.

Perché se è vero che la Ministra con la delega alle politiche sulla Droga si è sempre dichiarata antiproibizionista e il Presidente della Commissione Giustizia ha parlato di una “gara a chi è più oscurantista”, l’iter delle proposte di legge dovrà fare i conti con i numeri del Parlamento. E lì, nelle Aule in cui si decidono le cose che contano, le posizioni sono tante, variegate e discordanti – anche all’interno della stesso gruppo politico-.

E allora la domanda è sempre e solo una: ci sono i numeri, prima alla Camera e poi al Senato, per far passare una proposta di legge che, lo ricordiamo, permetterebbe esclusivamente l’autocoltivazione di alcune piante di cannabis per uso personale? (siamo ancora molto lontani dalla discussione su una possibile legalizzazione).

“Un governo che andasse avanti in questa direzione sarebbe un Governo morto” ha dichiarato Gasparri. “Una scelta grave e deludente” ha risposto la Meloni. Invece Matteo Salvini è rimasto sul classico con “Ogni droga, è morte. Nessun regalo agli spacciatori”.
E’ possibile parlare, convincere, discutere seriamente, dati alla mano, con questo tipo di personaggi che, per un pugno di voti, negherebbero anche l’evidenza della scienza (lo hanno fatto con la pandemia, figuriamoci con la cannabis)?

Purtroppo l’unica cosa che conta davvero sono i numeri. Non neghiamo che le scelte finora portate avanti dal Governo Draghi siano un segnale di attenzione verso un tema trascurato e troppo spesso ritenuto come secondario. Ma non vogliamo nemmeno essere ingenui.

Tanto c’è da lavorare per informare e combattere i pregiudizi: il vero ostacolo ad ogni forma di progresso.

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