Intervista doppia a Riccardo Magi e Caterina Licatini, autori del testo base “4 piante”

In questi giorni si parla tanto di cannabis. L’attenzione positiva innalzata dal referendum ha quasi offuscato l’approvazione del testo base in Commissione Giustizia. Eppure, il giorno dopo la votazione alla Camera dei deputati, le agenzie stampa hanno aperto con titoli fuorvianti inneggianti la legittimità dell’autoproduzione. Ennesimo caos informativo che sembra voler istigare anziché chiarire. Il passaggio importante sull’iter che dovrà ancora percorrere il Ddl Pierantoni lo abbiamo visto qui ma per approfondire ulteriormente l’argomento abbiamo proposto un’intervista doppia a Caterina Licatini (M5S) e Riccardo Magi (+Europa), coautori del ddl rinominato “4 piante”. Con due proposte di legge, infatti, hanno prontamente integrato quella che si palesava come una seconda “Fini-Giovanardi”, ossia il testo avanzato alla Camera dal deputato leghista Molinari.

Il testo approvato – l’8.09 – ha ancora molti step da superare per diventare legge. Nel frattempo la raccolta firme per il referendum sulla cannabis ha avuto un successo inaspettato, con grande partecipazione dei cittadini. Pensate influirà sull’andamento del DDL?

Caterina Licatini: “Innanzitutto, non credo che l’adesione dei cittadini sia stata inaspettata. Basta studiare il fenomeno e andare tra la gente per comprendere quanto il tema sia sentito. Anche per questo è chiaro che il referendum può influenzare positivamente l’iter della legge. La politica è davanti a un chiaro segnale da parte dei cittadini e non può ignorarlo”.

Riccardo Magi: “Sì, la risposta dei cittadini alla possibilità di firmare per il referendum sulla cannabis è stata straordinaria , direi epocale, e ovviamente già questo è politicamente molto significativo. Il testo base adottato dalla commissione Giustizia della Camera pochi giorni prima del lancio del referendum segna in effetti solo l’inizio del vero e proprio esame, nel senso che andranno presentati gli emendamenti per la discussione e il voto in commissione e poi il testo arriverà in aula se e quando la capogruppo vorrà. Per questo avevo chiesto già ad agosto che ci fosse un impegno chiaro e pubblico delle forze politiche che sono favorevoli a quel testo a portarlo all’approvazione in tempi brevi. Invece abbiamo sentito dal centro destra annunciare migliaia di emendamenti per far morire il testo in commissione. Anche per questo sono convinto che il lancio e il successo dell’iniziativa referendaria sulla cannabis, che riguarda punti del Testo unico Stupefacenti diversi da quelli su cui interviene il testo parlamentare,possa rafforzare l’iter in Parlamento”.

Chi critica per deformazione, pur essendo favorevole alla liberalizzazione della cannabis, non approva il testo unico in quanto le influenze di Molinari porterebbero ad un inasprimento delle pene per i possessori. Cosa rispondete a chi teme si celi un risvolto negativo nel DDL “4piante”?

Licatini: “Non dimentichiamo che la legge, oltre a legalizzare la cannabis, mira anche a combattere la criminalità e i traffici illeciti. Detto questo, è importante impedire che (come accaduto in passato) i cittadini onesti vengano travolti da processi e accuse prive di senso. Adesso, con la presentazione degli emendamenti e le modifiche al testo, faremo tutto il necessario per realizzare questi obiettivi con coerenza, per la tutela degli onesti e per assestare un duro colpo alla mafia.”

Magi: “L’aumento del massimo di pena anche per le condotte non di lieve entità anche relative alla cannabis non era presente nel mio testo originario del 2019 (firmato da tanti colleghi di diversi gruppi tra cui lo stesso presidente Perantoni) ed è stato introdotto dal relatore proprio nel tentativo di trovare una mediazione con la Lega. Contestualmente è stata mantenuta la diminuzione delle pene per i fatti di lieve entità e la legalizzazione della coltivazione domestica. Ma poiché nel frattempo la Lega ha chiesto e ottenuto che il testo Molinari non fosse più abbinato a questo iter mi pare conseguente che la mediazione non ha più senso di essere e quindi anche quel aumento va tolto.”

Il Manifesto Collettivo è un’ulteriore strada percorribile rispetto al testo unico e al referendum. Queste tre vie verso la legalizzazione, ma soprattutto la depenalizzazione, ci auguriamo non cadano nel “dimenticatoio” con le altre due dozzine di proposte di legge di varia iniziativa degli ultimi tre decenni. Cos’è che realmente arresta questo particolare processo di progresso sociale?

Caterina Licatini: “Purtroppo la questione è ancora bersaglio di preconcetti assurdi che associano il solo termine cannabis al mondo delle droghe, anche se si parla d’altro. Molti politici affrontano il tema alzando barriere ideologiche senza ascoltare i fatti. Bisogna di certo diffondere cultura e informazione, se vogliamo superare questi ostacoli. I vari percorsi intrapresi per la depenalizzazione dimostrano che, non solo io o i colleghi che sostengono la causa, ma anche i cittadini chiedono a gran voce questo cambiamento.”

Riccardo Magi: “Conosciamo bene gli ostacoli enormi che impediscono anche solo di aprire il dibattito nelle sedi istituzionali, ci avevamo provato già nel 2016 con la legge di iniziativa popolare Legalizziamo mai discussa dal Parlamento. Per questo siamo arrivati a pensare all’iniziativa referendaria perché sappiamo che nel paese è matura l’urgenza di una riforma ma nel Parlamento si chiudono gli occhi sugli effetti disastrosi dell’attuale normativa. È un tipico esempio di un grande tema sociale rimosso dal dibattito istituzionale e oggetto di confine mistificazioni. Per questo è importante che noi antiproibizionisti siamo consapevoli di queste dinamiche e abbiamo la capacità di allargare il nostro fronte di coalizzare e mobilitare più persone possibile senza dividerci.”

Anche dalle parole dei nostri intervistati si capisce come il proibizionismo storicamente non abbia mai coinciso con la diminuzione del consumo delle sostanze messe all’indice, anzi ha causato l’abuso da parte dei giovani e l’arricchimento delle organizzazioni illecite. I dati parlano chiaro: non prendere una posizione in una fase così delicata di un cambiamento storico è equivalente ad assecondare interessi inversi al benessere del cittadino. Con gli strumenti di comunicazione e informazione si può invece creare coesione e stimolare il progresso sociale, una ricchezza che non dovremmo dare per scontata.

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