La Corte Costituzionale si pronuncia: in Italia è illegale il libero arbitrio

Con una gelida risposta alle speranze riposte da milioni di cittadini, il presidente della Consulta Giuliano Amato in conferenza stampa ha annunciato: “Il referendum non era sulla cannabis, ma sulle sostanze stupefacenti. Il quesito è articolato in tre sotto quesiti ed il primo prevede che scompare tra le attività penalmente punite la coltivazione delle sostanze stupefacenti di cui alle tabelle 1 e 3, che non includono neppure la cannabis ma includono il papavero, la coca, le cosiddette droghe pesanti. Già questo sarebbe sufficiente a farci violare obblighi internazionali”

Le parole di Amato chiudono la triade delle bocciature: eutanasia, divisione delle carriere e cannabis

Le scelte apparentemente etiche della Corte di Cassazione, per cannabis ed eutanasia, non tengono in considerazione che il libero arbitrio di agire sul proprio corpo dovrebbe essere un diritto imprescindibile dall’esistenza dell’individuo stesso.
Inoltre, dal fungo alla camomilla, non si può proibire a una pianta di crescere nello stato naturale.

Non possiamo nascondere che lo stupore è davvero tanto. Nonostante gli studi, le evidenze e la scienza si sceglie di continuare a favoreggiare le mafie e l’uso improprio di sostanze, seppur considerate droghe, classificate come mediche. Questa presa di posizione proibizionista ignora, ad esempio, che la mera pianta di oppio non è di per sé una droga, se non lavorata e manipolata, e i quantitativi domestici sono ridotti.

Il pregiudizio sociale, motivato dalla presenza della cannabis nel DPR 309/90, è l’ostacolo che iberna la primavera cannabica

L’immagine del consumatore di cannabis è strettamente connessa a quella del tossicodipendente in cerca di una scusa per l’assunzione, aggravata ulteriormente dalla possibilità di utilizzare altre sostanze psicotrope.

Il referendum cannabis era la speranza di superare questo ostacolo insormontabile, che condiziona la vita privata e l’immagine pubblica. Implica processi e spese penali per possesso e autoproduzione per persone che ne fanno uso medico, terapeutico, ricreativo e spesso anche agli operatori del promettente settore della cannabis light.

Le sentenze della Cassazione in riferimento all’opportunità di coltivare un numero variabile di piante di cannabis si è espressa favorevolmente in più occasioni, l’ultima lo scorso gennaio. Per questo la popolazione e le stesse ffoo sono confuse e necessitano di strumenti chiari. La coltivazione domestica sarà tollerata nel tempo? Se diventasse un’abitudine sociale si interesserebbero i tribunali o si inizierebbe a ignorare l’evento come penalmente perseguibile?

L’occasione persa con il referendum cannabis si spera possa essere riposta nel “Testo base Magi Licatini” 

Nell’articolo “Dal Canada a Masterchef: avanti verso il referendum!”  abbiamo visto come l’Europa con Malta, Lussemburgo e Germania stia scommettendo sul mercato farmaceutico lasciando libero accesso alla coltivazione a uso personale, laddove non implica condizionamento di terzi o commercio. E’ logico che la signora che ha il basilico sul balcone continuerà a comprare il pesto, allo stesso modo non sarebbe incisiva la possibilità di autoprodurre l’intera tabella 1. Nello stesso approfondimento abbiamo parlato di USA e della depenalizzazione degli psichedelici come risposta naturale alle prescrizioni di psicofarmaci, in Italia prescritti per la qualunque dai sintomi spastici ai disagi psicologici, dove l’alternativa cannabis non implica dipendenza.

Milioni di persone utilizzano la cannabis a scopo medico e presumibilmente un numero maggiore ne fa un uso apparentemente ricreativo che cela un uso terapeutico

Le pressioni sociali, economiche e epidemiologiche hanno rafforzato il sentimento di ansia che inficia pesantemente sulla vita quotidiana degli individui.
L’uso medico, pienamente legale, prevede un percorso diagnostico e un impegno economico che condizionano la leicità della scelta, portando la persona a dover trovare soluzioni alternative, vedi autoproduzione e mercato nero.

Il Cannabiservice, associazione noprofit, nell’ultimo anno ha visto raddoppiare le richieste di prescrizione senza poter soddisfare tutte le necessità per carenza farmaco.L’emergenza farmaco è tangibile, da dicembre scorso non sono reperibili le cartine poiché le poche rimaste nei depositi delle farmacie vengono impiegate per le preparazioni come oli.

Siamo a febbraio e i pazienti hanno obbligatoriamente ripiegato su soluzioni alternative, tra cui il cambio di piano terapeutico a vantaggio dei farmaci allopatici. Una montagna russa che una persona con patologie croniche importanti non può superare.

Se fosse passato il referendum, persone come Beatrice, Alessandro o Walter De Benedetto, non avrebbero dovuto più vivere un disagio legato alla scelta di una terapia naturale

Beatrice, 51 anni, ci ha raccontato: “Utilizzo la cannabis medica per stati d’ansia, depressione e ora sono in premenopausa, e mi sta aiutando moltissimo per gli sbalzi d’umore e i dolori. La cannabis mi aiuta veramente molto.- Però non è sempre reperibile infatti – Purtroppo durante alcuni periodi dell’anno c’è una grande carenza, a ridosso delle festività, Agosto, Dicembre o ad esempio in questo periodo, non c’è reperibilità di farmaco per cui per mantenere la cura costante bisogna essere costretti ad autoprodursi, senza considerare che la terapia ha un costo molto elevato. Io dovrei spendere 500/600€ al mese secondo la prescrizione della mia terapia e non me lo posso permettere! – così Beatrice ha dovuto risolvere altrimenti – L’autoproduzione però implica il rischio di arresto. Io mi son trovata in questa situazione.”

Alessandro è un ragazzo di Roma che soffre di insonnia cronica: “La mia esperienza con la cannabis teraputica nasce quando a 19 anni ho iniziato a fare un lavoro notturno, per cui ho scambiato il giorno con la notte, ma all’epoca non c’era neanche la legge.” L’associazione tutela la legittimità della scelta: “Cannabiservice mi ha aiutato ad uscire dal guscio dell’illegalità, così come ha aiutato altre persone. Purtroppo il sistema Italia ci ha obbligato per tanti anni ad utilizzare l’illegalità. Tramite il dottore, invece, ho iniziato a perseguire una terapia. Ci sono periodi difficili, anche un mese senza terapia. Speriamo che con il referendum si muovono le situazioni e la cannabis non sia più considerata una mera droga. Si potrebbe far fare la differenza a questo farmaco naturale al 100%, sarebbe come abolire l’aloe vera e non è pensabile!”

Beatrice e Alessandro sono cittadini italiani che rappresentano solo la punta di un iceberg, un mondo sommerso che tenta di far valere i suoi diritti.

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