Walter è morto. Viva Walter!

Oggi salutiamo il corpo di Walter. Quel guscio deformato dalla malattia, dal dolore, dalla stanchezza di un corpo che lotta per la sopravvivenza e per i diritti di tutti.

Walter aveva un amore immenso per la Vita ed emanava un’energia limpida dal cuore. Le sue parole erano travolgenti, ti innamoravi della sua visione del mondo. La sofferenza fisica sarebbe stata devastante per altri, ma per lui era motivo di riscatto e determinazione. E ricordarlo per le sue battaglie sociali sulla cannabis medica sarebbe riduttivo.

Walter a 15 anni ha iniziato il suo calvario, dopo la diagnosi di artrite reumatoide ha dovuto smettere di praticare sport (judo e rugby le sue passioni) e la sua vita è cambiata per sempre, ma non ha cambiato lui. Una vita tra ospedali, medici e il suo “posto felice”: casa sua, dove la fusione tra uomo e natura è travolgente, come lui e la sua voglia di vita. Circondato da piante e animali, ci ha insegnato che siamo noi a cambiare il mondo. La società e le patologie possono metterci alla prova ma è la persona che trova il coraggio di fare degli ostacoli risorse, che può cambiare l’andamento delle cose.

Walter ha arricchito tutti coloro che lo hanno vissuto, ora sta a noi portare avanti la lotta.

Walter era buddista e ha portato avanti la lotta per il “diritto di cura” con infinito amore, per tutti.

Man mano che la forza fisica veniva a mancare, la forza spirituale si temprava e Walter non si è mai arreso: ci ha insegnato che un attivista assertivo è funzionale, al contrario la rabbia non lo è. La cannabis lo aiutava a meditare, ad alleviare i dolori devastanti dell’artrite che piano piano lo ha costretto ad una vita sedentaria. La discontinuità terapeutica lo ha portato alla scelta di autoprodurre, ma nel 2019 le indagini avviate per un suo amico, reo di averlo aiutato ad annaffiare segnano la sua biografia. Nel 2020, infatti, è Walter che viene indagato per coltivazione di sostanze stupefacenti rendendolo il “volto dei pazienti”. Nel 2022 arriva la sentenza che condanna l’amico e assolve Walter.

Questa vicenda lo ha portato sotto i riflettori, lo ha reso immagine di una lotta per i diritti che coinvolge milioni di italiani. Walter se n’è fatto carico e da guerriero quale era, seppur infermo, ha scritto lettere al Governo, al Parlamento, ha contattato politici e rappresentanti istituzionali, è finito sulle pagine di quotidiani e sul piccolo schermo. Non si è mai arreso anche se, probabilmente, era consapevole di quanto fosse strumentalizzabile la sua immagine. Ma lui lo ha lasciato fare, con la speranza di poter cambiare le cose in questo paese.

Oggi salutiamo il corpo di Walter, ma il suo Spirito limpido guiderà la lotta per i diritti di cura.

Walter resterà con noi, ci guiderà e ci proteggerà affinché uomo e natura possano beneficiare gli uni degli altri. Sarà con chi lotta per il diritto di cura, sarà con chi soffre e con chi sta per demordere, la sua forza resterà in chi lo ha vissuto. Walter ha seminato un pensiero, ha nutrito la lotta con energie positive e ci supporterà affinché sbocci il fiore della verità. Il proibizionismo ha segnato la storia di molte persone, è un concetto di anti-libertà e di non-amore. Walter è il simbolo dell’empatia, della sinergia e di come la cannabis sia una porta per essere in uno stato di equilibrio salutare tra uomo e natura. Walter ci ha insegnato che un corpo è solo un corpo ed è lo spirito ad essere un guerriero.

Grazie Walter, non lasciarci mai!

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