Zimbabwe, da produttore di tabacco a cannabis?

Zimbabwe, da produttore di tabacco a cannabis?

Lo Zimbabwe, paese africano che storicamente esporta tabacco in tutto il mondo, sta vedendo di buon occhio la riconversione di terreni in favore della coltivazione di cannabis ad uso medico. Il motivo? I guadagni che ne deriverebbero.

Dagli anni bui al boom cannabis

Sotto il potere di Robert Mugabe, lo Zimbabwe ha visto impoverire il proprio settore agricolo (fiore all’occhiello della nazione) a mera produzione di sussistenza. Con la sempre maggiore richiesta di cannabis medica, però, il paese africano vuole tentare di inserirsi prepotentemente nel mercato, nonostante difficoltà economiche e barriere normative e burocratiche.

Lo Zimbabwe, primo paese africano esportatore di tabacco nel mondo, ha legalizzato la cannabis a scopo terapeutico dal 2018, così da poter attirare investimenti e diversificare il settore agricolo. Da quel momento sono state rilasciate 57 licenze per produrre cannabis e diverse società straniere, tra cui la King Kong Organics, ha partecipato alla riconversione di aziende produttrici di tabacco in nuove per la cannabis medica.

Una di queste aziende, Forest Farm di Munyaradzi Nyanungo, che si occupa di produzione di tabacco, mais e allevamento di bestiame, impiega 20 operai (sugli 80 totali) per la canapa.

La vendiamo a 23,5 euro al chilogrammo, quindi tra cinque e sei volte di più rispetto a quanto può garantirti un buon raccolto di tabacco: siamo seduti su una miniera verde”.

Secondo alcune fonti relative a Barclays, entro il 2028 il giro di denaro attorno alla cannabis si aggirerà sui $258 miliardi. Lo Zimbabwe, dal canto suo, vuole partecipare a questa rivoluzione agricola, puntando di andare a creare un rendimento di almeno un miliardo grazie alla cannabis.

I problemi, oltre che di natura burocratica e di costi d’installazione, sta sul prezzo delle serre per mantenere il prodotto. Ognuna di esse (completa di sistema di irrigazione e acquisto di semi) può portare ad un esborso pari a $500.000, al fronte di un possibile guadagno di $2.3 per ogni ettaro di serra coltivata.

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