La Germania apre le audizioni per la legalizzazione. E in Italia?

La Germania accelera i tempi e grazie all’impegno di Blienert apre le 200 audizioni per la definizione della legge per la legalizzazione della cannabis. Nel frattempo la Thailandia non è da meno, ha regolamentato la produzione e la vendita per privati ed aziende. In Italia, invece, Salvini continua ad equiparare la marijuana alle droghe pesanti dimostrando di non essere solo contro le correnti politiche internazionali ma contro la giurisprudenza stessa (non ci stupisce). Infatti, è tendenza comune nei tribunali italiani favorire l’assoluzione degli imputati per coltivazione a uso personale, come l’attivista Nadia Principato che ne sta facendo una campagna pubblica: “E’ un inutile danno alle casse dello stato, legalizzassero!”.

Germania: aperte le audizioni per la legalizzazione

In Germania la legalizzazione si avvicina: il ministero della Salute ha iniziato a tenere audizioni di esperti su vari aspetti della questione. Saranno ascoltati 200 rappresentanti dei settori medico, legale e professionisti di altro genere insieme a funzionari di vari livelli di governo ed esperti internazionali. Cinque udienze entro fine mese per delineare un quadro normativo complesso, difatti il governo del cancelliere Olaf Scholz si è impegnato nella legalizzazione della vendita agli adulti in un’ottica di tutela dei giovani, della salute e dei consumatori.

Il primo incontro, dal titolo “Cannabis, ma sicura”, vedrà l’intervento del commissario del governo federale sugli stupefacenti e le tossicodipendenze, Burkhard Blienert (SPD), l’uomo che si è impegnato in prima linea nella demolizione dello stigma che lega i consumatori di cannabis alla dipendenza da droghe pesanti.

“Il momento è arrivato: stiamo iniziando la fase preparatoria della legge! Poterlo finalmente annunciare è un momento speciale e di gioia per me, personalmente” ha commentato Blienert, il quale ha ribadito di lavorare da anni, “per fermare finalmente la criminalizzazione dei consumatori di cannabis in Germania” e per attuare una politica sul tema che sia “moderna e orientata alla salute”. Ha sottolineato di avere anche molto a cuore i bambini e i giovani, e di voler adottare una politica che “li protegga da possibili rischi”.

La Thailandia legalizza la produzione e la vendita di cannabis

La Thailandia legalizza la cannabis e regala un milione di piante ai cittadini per supportare il cambiamento.Nel 2018 è stato il primo Paese nel continente a permettere l’uso terapeutico della cannabis ed ora è il primo Stato del Sud-Est asiatico a legalizzare la coltivazione e la vendita della cannabis, rimuovendo la marijuana dalla lista degli stupefacenti proibiti. “È un’opportunità per le persone e per lo Stato di guadagnare dalla marijuana e dalla canapa”, ha affermato il vice primo ministro e ministro della Sanità thailandese, Anutin Charnvirakul, come riporta la Bbc.

Dopo aver richiesto l’autorizzazione alla Food and Drug Administration o tramite la nuova app “Plant Ganja” si possono produrre fino a sei piante di cannabis in casa, mentre alle aziende verrà rilasciato un permesso (per i trasgressori fino a 3 anni di carcere o una multa di 8.600 dollari). I ristoranti potranno offrire pietanze con cannabis dal THC inferiore allo 0,2%, ma il ministero della salute ricorda: «Non abbiamo mai pensato di incoraggiare l’uso ricreativo della cannabis, che potrebbe dar fastidio agli altri». I turisti non devono immaginarsi una nuova Amsterdam, in compenso, le cliniche potranno prescrivere più liberamente la cannabis medica. Insomma un quadro che andrebbe vissuto per essere valutato con maggior obiettività, ma sicuramente una grande apertura mentale alla sostanza che deve essere eliminata dalle piazze di spaccio.

In Italia indagata per una piantina sul balcone: Nadia Principato

Ricordate “#IoColtivo” ? In migliaia nel 2020 hanno aderito all’iniziativa che ha dato vita a MeglioLegale postando su Instagram una foto di una piantina di cannabis sul balcone. Una piccola disobbedienza, dato che l’assoluzione è implicita secondo la sentenza a Sezioni Unite della Cassazione dal 19 dicembre 2019 in poi, in quanto autoproduzione con metodi rudimentali e per uso personale, oltretutto spesso a scopo terapeutico con prescrizione medica.

Nadia Principato, attivista genovese, due anni fa ha subito la perquisizione domestica durante la quale le forze dell’ordine hanno sequestrato una pianta e qualche grammo di infiorescenza. Ora il PM ha chiesto l’assoluzione e il giudice ha fissato il giudizio al 13 luglio pv.

L’avv. Lorenzo Simonetti è fiducioso in quanto “La coltivazione di cannabis per uso personale e per uso terapeutico non offende il bene giuridico della salute pubblica e della salvaguardia della tutela delle giovani generazioni in relazione al pericolo della droga, ma va a restare circoscritta all’interno di quella ‘cintura protettiva’ dell’uso personale – sostiene Simonetti su GenovaToday – nel nostro caso è presumibile pensare che non ci sia fondamento logico nella presunzione assoluta che se coltivi uno stupefacente vuol dire che lo puoi spacciare. Ho utilizzato l’impegno culturale di Nadia nel mondo cannabico proprio per esprimere il fatto che ciò avviene in maniera trasparente, parlarne in termini di diffusione culturale non è propaganda o istigazione”.

Nadia si batte per demolire uno stigma e dichiara a BeLeaf : “Non andrebbero spesi soldi pubblici per processare chi si coltiva una pianta dagli effetti terapeutici come la cannabis”. Per una donna e una piantina sono state impiegate risorse pubbliche: “Una giornata intera di 6 uomini delle ff.oo. e poi il PM, il Giudice, i cancellieri… per cosa? E’ un inutile danno alle casse dello Stato, legalizzassero!”

La depenalizzazione della cannabis, difatti, produrrebbe un beneficio netto per le casse dello Stato che l’Università di Messina nel 2019 aveva calcolato: 541,67 milioni la diminuzione per le spese di magistratura carceraria e 228,37 milioni di euro per spese legate a operazioni di ordine pubblico e sicurezza.

“L’autoproduzione dovrebbe essere legalizzata perché una pianta non pericolosa (come dichiarato da ONU e oms). – commenta Nadia Principato – Ogni cittadino dovrebbe poterla coltivare, soprattutto dovrebbe essere disponibile per i pazienti. Questo anche perché la cura inizia proprio con la coltivazione e perché non può essere negato il diritto di cura con un elemento naturale, con una letteratura di quasi 30mila studi, tra l’altro, senza alcun effetto collaterale.”

La politica italiana non si occupa di legalizzazione

In Italia, mentre si processano i cittadini, si favoriscono le mafie e svuotano le casse dello Stato, Matteo Salvini si scaglia contro l’ex sardina Mattia Santori e il libro “Mamma mi faccio le canne” di Antonella Soldo. Santori, ora consigliere comunale con delega al turismo, ha partecipato ad un incontro sul libro della Soldo durante una rassegna dell’ARCI. Sono stati invitati a prendere parte alla conferenza alcuni consiglieri comunali per affrontare l’argomento relazionale tra genitori e figli, ove questi ultimi fossero consumatori. Salvini con ignoranza commenta su Facebook: “Ma scrivere un bel ‘mamma faccio volontariato’ non sarebbe stato meglio??? No alla droga, sempre e comunque”.

Il Leader della Lega non è solo, infatti il capogruppo di Fratelli d’Italia Francesco Sassone attacca: “È indecente, gravissimo e diseducativo che alcuni consiglieri di maggioranza promuovano e partecipino a un incontro per promuovere la legalizzazione della cannabis in città e in Montagnola dove già ci sono problemi di spaccio“. In realtà, quello che dimostra il quadro internazionale di depenalizzazione della cannabis , è che sarebbe una scelta logica a fronte di un sistema deludente, quello criminalizzante del proibizionismo.

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