La pagina 516: l’intenzione di cambiare approccio?

In questi giorni si è sentito tanto parlare della pagina 516 della Relazione sulle Tossicodipendenze del 2022, dove arriva l’indicazione da parte del Governo di depenalizzare alcune condotte relative alle sostanze stupefacenti passando da un approccio repressivo ad un approccio di governo. 

Un punto importante, che questa volta non risulta essere però solitario: le ‘innovazioni’ che vediamo all’interno di queste pagine sono anche frutto del lavoro trasversale e preparatorio che ha portato quest’inverno all’appuntamento della Conferenza Nazionale sulle Droghe svoltasi a Genova. La Conferenza ufficiale era carente da alcuni punti di vista, ancora con un allure paternalista, ma come da tradizione la Società Civile si è auto convocata al ‘fuori conferenza’ con il messaggio “Stop the war on drugs: facciamo la pace con le droghe e con chi le usa”.

La Ministra alle politiche antidroga, Fabiana Dadone, ha partecipato al ‘fuori conferenza’, confrontandosi con le Associazioni che da sempre portano avanti un modello diverso da quello imposto della ‘guerra alla droga’. 

E allora cosa è venuto fuori? Che nella pluri citata pagina 516 della relazione, troviamo una serie di spunti sulle iniziative da poter mettere in atto: si parla della necessità di “superare lo stigma”, “integrazione delle competenze”, “sviluppare la partecipazione di tutti gli attori interessati”, insomma delle parole nuove che fanno pensare ad un futuro differente. 

Il primo punto preso in considerazione è proprio quello del superamento dello stigma, nato e cresciuto con la cultura della war on drugs che predilige l’impostazione cristiana del peccato, senza considerare i singoli casi, dove la ghettizzazione dell’individuo porta a volte ad una tossicizzazione dei problemi. Si parla della necessità di aumentare l’informazione ‘evidence-based’ nelle scuole per favorire la prevenzione, e degli approcci di recupero più corali di re-integrazione dalla tossicodipendenza. 

Passiamo al secondo punto, che tocca l’integrazione delle competenze: oggi non è possibile immaginare nulla di diverso che un team multi-disciplinare per strutturare delle comunità realmente pronte a trattare le tossicodipendenze, aumentando le sinergie anche regionali e di analisi dei dati. Prendere coscienza di questa necessità, è un passo di distacco verso le vecchie impostazioni alla SanPa. 

Al terzo punto viene posto l’obiettivo di sviluppare la partecipazione di tutti gli attori interessati al percorso, con un’attenzione verso associazioni e tavoli che si occupano di Cannabis Terapeutica. 

Il punto quattro è quello relativo alla depenalizzazione: poco da dire se non che queste intenzioni si risolverebbero votando favorevolmente alla Pdl Magi-Licatini ferma in Parlamento. 

I punti 5-6-7 sono integrabili in un ragionamento di riforma della struttura dei servizi: si parla infatti dell’aggiornamento dei flussi informativi specificando che servono anche per la Cannabis Terapeutica, si aggiunge la necessità di una valutazione dell’efficacia delle politiche e, con l’ultimo punto che indica la necessità di avere risorse annuali per poter implementare queste intenzioni. 

Una dichiarazione d’intenti che non lascia spazio a dubbi: i metodi sono da cambiare, il mondo è andato avanti e anche nei Ministeri devono farci i conti. 

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