Tailandia nuovo polo del turismo cannabis friendly?

Il giro del mondo cannabico

Facciamo il giro del mondo cannabico per tirare le somme dell’estate 2022: come procede la legalizzazione globale della marijuana?

Molto è cambiato dalla storica dichiarazione ONU del dicembre 2020 sulla cannabis che conferma gli usi terapeutici della pianta, decretandola un farmaco. I cinque continenti si sono mossi verso la tolleranza, a ritmi diversi, della pianta di canapa. Le parti decisionali attive nella discussione, indipendentemente dalla latitudine, sono orientativamente le stesse: Stato (dai partiti politici ai Ministeri competenti), aziende agricole piccole realtà e capitalisti, case farmaceutiche con impianti attivi e consumatori per uso medico e ludico. Talvolta coinvolgono altri interessi e poteri forti come questioni geopolitiche e la presenza delle multinazionali del tabacco, ma anche dei classici antiproibizionisti che per ideologia frenano il progresso.

Italia: la penisola inconcludente

In Italia la cannabis medica è legale dal 2007, promettente ma non concludente. Dal 2007 non sono stati fatti grandi passi avanti, siamo ancora con due dozzine di disegni di legge depositati tra Parlamento e Senato, ultimamente abbiamo avuto l’abbaglio referendum (dal quesito inammissibile) e il Dlg Magi-Licatini, oggi naufragato per la caduta del governo. Più di una volta è stato proposto in legge di bilancio di integrare la canapa ad un sistema di accise, ci sono due tavoli tecnici aperti per medica e industriale, sono stati pubblicati bandi per la produzione di stato di CBD e cannabis medica, ma erano bandi che sondavano l’interesse delle aziende. L’Italia è la nazione delle iniziative inconcludenti.

L’estate, come preannunciato, giunge caldissima allo scioglimento delle camere con rinvio della discussione sull’autoproduzione domestica di cannabis e la scadenza del bando per la produzione medica per lo Stato da parte di aziende private. 

Se ne riparlerà a Settembre?

Il mese prossimo si ripartirà con la canapa industriale e l’udienza del TAR del Lazio (7 settembre 2022) per il ricorso delle associazioni di categoria in merito al Decreto Piante Officinali, una pendente promessa di esclusività al settore farmaceutico a cui il settore non si vuole piegare. 

Anche se l’uso medico è legale, tra l’altro, non è considerato essenziale per la cura della persona, lo si deduce dalla difficoltà di reperimento, dai costi proibitivi e spesso dai pregiudizi emergenti tra gli stessi operatori sanitari. Questa discriminazione incide indelebile sulla vita e il diritto al benessere di molte persone, 6 milioni di italiani almeno, che richiedono una maggior attenzione alla validità scientifica piuttosto che all’opinione personale di talune figure politiche.

Federazione Europa: la convivenza degli stati disarmonici

L’Unione Europea è un continente fondamentale del mondo globalizzato, per non essere da meno sta valutando la legalizzazione all’interno delle sue politiche. Mentre si sciolgono le Camere e l’Italia congela ogni decisione in merito i Ministri competenti per le politiche sulle droghe di Germania, Malta, Olanda e Lussemburgo si sono riuniti nel Granducato per valutare un modello unico di regolamentazione della produzione e dell’uso personale. Le quattro nazioni sono il motore trascinante verso l’integrazione dell’uso ricreativo consapevole, l’altro piatto della bilancia alla produzione di cannabis medica tramite licenze.

Mentre alcuni Stati Membri UE aprono le porte alla liberalizzazione altri, in particolare 7 su 27, criminalizzano l’uso di cannabis punendo i consumatori anche con il carcere. La rivelazione dell’Emcdda (acronimo per European monitoring centre for drugs and drug addiction) è aggiornata al 10 dicembre 2021: Svezia, Finlandia, Estonia, Francia, Ungheria, Grecia e Cipro sono tutt’ora proibizionisti anche se sempre più raramente applicano leggi punitive in merito al possesso di cannabis.

Il continente verde: l’Africa

L’Africa compartecipa al mercato cannabico, infatti, molti stati africani che per anni hanno perseguitato i cittadini per reati legati al possesso e il consumo di questa pianta stanno promuovendo la produzione legale di cannabis. Il Sud Africa lo scorso anno ha legalizzato la coltivazione domestica per uso personale. Una novità sconvolgente per un paese condizionato dalle leggi proibizioniste del 1961, adottate dagli stati post coloniali limitandone ma non sopprimendo la produzione autoctona.

Negli ultimi cinque anni, infatti, alcuni paesi hanno approvato leggi per la produzione di cannabis medica e la ricerca scientifica: Lesotho, Zimbabwe, Sud Africa, Uganda, Malawi, Zambia, Ghana, Eswatini, Ruanda e Marocco.

L’influenza che ha in questo processo l’industria farmaceutica e le garanzie economiche dei partecipanti è incidente, le licenze sono vincolate a richieste elevate. In Uganda, ad esempio, attualmente solo un’azienda è autorizzata dal governo alla produzione di cannabis medica. Un deterrente per la partecipazione è la garanzia di un capitale minimo di 5 milioni di dollari USA. Preoccupazioni che coinvolgono anche altri paesi come il Malawi e il Sud Africa dove i piccoli agricoltori hanno protestato contro le licenze sia nel novembre 2020 che nell’aprile 2021: “se acquisti una licenza a $ 10.000 che tipo di prezzo di mercato per la cannabis (deve) un agricoltore (ottenere) per realizzare un profitto?

In Zimbabwe, invece, lo scorso anno il governo ha autorizzato dozzine di nuovi investitori per la coltivazione e la lavorazione della cannabis medica, aziende agroalimentari e agricoltori commerciali su larga scala.

Stati Uniti D’America

Gli USA hanno visione convergente coesistente, sono 37 gli stati che hanno approvato l’uso medico e 19 stati più due territori e Washington DC ad aver legalizzato l’uso ludico, tuttavia la cannabis è illegale secondo la legge federale ed è elencato come un farmaco della Tabella I.

Il cambiamento della percezione è epocale ed è la conseguenza di tre azioni correlate: la narrativa legata ai vissuti di pazienti che hanno avuto tanta difficoltà quanti benefici dalla cannabis, l’assenza di controindicazioni sanitarie, la disillusione dal proibizionismo che ha demonizzato una pianta dalle molteplici risorse avvicinandola a stereotipi razziali.

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Membri USA ha approvato un disegno di legge (HR3617) ad aprile ed ora il Senato sta valutando una propria proposta di legge .

USA: il Missouri legalizzerà la cannabis?

Gli elettori del Missouri avranno la possibilità di legalizzare l’uso di cannabis per gli adulti durante le Mid-Term election all’interno dei referendum propositivi. L’emendamento costituzionale 2022-59 ha ricevuto il numero richiesto di firme degli elettori registrati  e se fosse approvato modificherebbe la Costituzione del Missouri per legalizzare il possesso e l’uso di marijuana per le persone di età pari o superiore a 21 anni, consentendo agli adulti di acquistare fino a tre once di marijuana alla volta. I cittadini in possesso di una tessera di registrazione potranno coltivare marijuana in casa massimo sei piante in fioritura, oppure sei piante in vegetativa e sei cloni.

La tassazione sulle vendite a scopo ricreativo sarà imposta al 6% e reinvestita nell’integrazione sociale di coloro che hanno subito condanne per reati legati alla marijuana, programmi di abuso di sostanze, assistenza sanitaria per i veterani e il sistema di difesa pubblica del Missouri.

Inoltre saranno 144 le licenze per le microimprese di cannabis, dando priorità ai bassi redditi e chi è stato danneggiato dal proibizionismo.

Tim Gilio, fondatore del Missouri Marijuana Legalization Movement, si è detto preoccupato perché si sta dando potenzialmente all’industria farmaceutica un controllo eccessivo sulla marijuana ricreativa. Ha detto che il suo gruppo intende fare campagna contro l’iniziativa, rilevando anche le sanzioni penali incluse nel provvedimento.

L’Asia, infine, è il continente proibizionista, scoglio duro del progresso è la Russia ed emblematica è la vicenda della star del basket Usa Brittney Griner. L’atleta due volte campionessa olimpica aveva dell’olio di cannabis nel bagaglio, a febbraio è stata arrestata all’aeroporto di Mosca e condannata a 9 anni dopo essere stata giudicata colpevole di traffico di droga dal tribunale di Khimki, alla periferia di Mosca. La 31enne ha affermato di aver inavvertitamente portato la sostanza in Russia, rifiutando l’accusa di traffico di stupefacenti, ma la vicenda avvenuta in pieno conflitto Russia – Ucraina acquisisce contorni geopolitici che vanno oltre la Griner. La Russia ha avviato una trattativa per lo scambio di prigionieri con gli USA che questi ultimi hanno dichiarato che sono intenzionati a proseguire includendo la cestista americana.

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